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Assegni unici a famiglie inesistenti create con l’IA: maxi sequestro da 1,4 milioni
03 Feb 2026 15:07
Volti, nomi e intere famiglie mai esistite, generate – secondo gli investigatori – con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, per incassare indebitamente l’assegno unico universale. È lo scenario inquietante emerso da una maxi indagine della Guardia di Finanza, che ha portato al sequestro preventivo di circa 1,4 milioni di euro in provincia di Foggia.
Il provvedimento è stato eseguito questa mattina dai finanzieri del Comando provinciale di Barletta Andria Trani, dopo la convalida del Tribunale di Foggia, su richiesta della Procura. Quattro soggetti sono indagati per truffa aggravata in concorso ai danni dello Stato.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le somme sarebbero state sottratte illecitamente alle casse pubbliche attraverso la presentazione di istanze fittizie all’Inps per conto di 59 donne di nazionalità rumena, tutte dichiarate residenti in Italia, tutte con 5 o 6 figli a carico, ma totalmente inesistenti.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Foggia, sono partite da una segnalazione dell’Inps di Andria. Gli accertamenti hanno fatto emergere il coinvolgimento di un dipendente dell’Anagrafe di un Comune della provincia Bat e di un dipendente di un Caf di Foggia.
In particolare, il dipendente comunale avrebbe creato residenze anagrafiche senza alcuna richiesta, rilasciando 59 carte di identità false, prive dei requisiti previsti dalla legge.
Secondo gli investigatori, nomi e volti sarebbero stati generati digitalmente, come confermato dalle verifiche effettuate con il supporto della stazione dei Carabinieri di Trinitapoli e tramite i canali di cooperazione internazionale, che hanno escluso l’esistenza reale delle persone.
Una volta costruite le identità fittizie, sarebbero stati attivati contratti di lavoro agricoli falsi presso due imprese di Cerignola, così da certificare i requisiti necessari per accedere all’assegno unico. Le domande venivano poi inoltrate all’Inps dal dipendente del Caf, indicando nuclei familiari numerosi per ottenere importi mensili elevati, in media circa 2.300 euro per ciascuna famiglia fantasma.
I fondi venivano accreditati su PostePay intestate alle donne inesistenti e successivamente prelevati agli sportelli automatici da altri complici, identificati durante i servizi di osservazione e controllo.
Alla luce degli elementi raccolti, la Procura ha contestato ai quattro indagati i reati di truffa aggravata in concorso e, per il pubblico ufficiale, anche la falsità ideologica in atti pubblici. Il gip del Tribunale di Foggia ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, finalizzato alla confisca.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati 10 immobili, un’autovettura, denaro contante, 92 conti correnti, oggetti in oro e altri beni di valore, per un totale di circa 1,4 milioni di euro.
Un sistema fraudolento sofisticato che, secondo gli investigatori, apre nuovi scenari sulle potenzialità criminali dell’intelligenza artificiale applicata alle frodi ai danni dello Stato.
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