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“Lettera alla Befana” sul cimitero di Modica: l’appello di Piergiorgio Barone tra amarezza e richiesta di responsabilità
04 Gen 2026 15:08
Una lettera dal tono amaro ma carica di significato civile, affidata simbolicamente alla Befana, riporta al centro del dibattito pubblico la delicata questione del cimitero di Modica. A scriverla è Piergiorgio Barone, da tempo impegnato come portavoce e promotore delle istanze dei parenti dei defunti, che si definisce padre, nonno e cittadino prima ancora che interlocutore delle istituzioni.
Barone non parla a titolo personale: nella lettera si rivolge alla sindaca Maria Monisteri, all’assessore comunale Saro Viola e al vescovo di Noto mons. Salvatore Rumeo, rivendicando il ruolo di chi, “a nome e per conto di centinaia – anzi migliaia – di cittadini”, ha sollecitato incontri, scritto lettere aperte, prodotto documenti e attivato contatti per portare all’attenzione delle autorità la situazione di degrado e pericolo in cui versano alcune aree cimiteriali.
Il nodo centrale della denuncia non è soltanto lo stato strutturale del cimitero, ma il metodo di gestione del problema. Barone contesta apertamente quella che definisce una mancanza di comunicazione e di rispetto nei confronti dei familiari dei defunti: chi ha promosso il confronto e acceso i riflettori sulla vicenda, sottolinea, non sarebbe stato informato sugli esiti degli incontri istituzionali né sulle decisioni assunte.
Nel mirino anche una presunta deresponsabilizzazione dell’ente comunale, accusato di non aver vigilato e controllato in tempo e di aver poi scaricato il peso della messa in sicurezza sui concessionari o sui parenti, anche nei casi in cui questi risultino irreperibili. Una situazione che, secondo Barone, mortifica non solo i vivi ma anche la dignità dei defunti.
Accanto alla denuncia, però, la lettera contiene anche una proposta concreta: l’istituzione di un fondo straordinario regionale per la sicurezza cimiteriale, destinato ai Comuni che abbiano già emesso ordinanze di pericolo e transennamento. Un intervento che potrebbe avvenire attraverso una legge speciale o un articolo della finanziaria regionale, consentendo l’uso di fondi pubblici anche per aree cimiteriali in concessione privata, quando siano in gioco la pubblica incolumità e l’igiene pubblica.
Il finale, affidato al linguaggio simbolico della tradizione, è forse il passaggio più eloquente: nella calza della Befana, per le “auctoritates”, Barone non chiede dolci ma carbone, come segno dell’amarezza e del dolore di tante famiglie che sentono tradito il diritto fondamentale al rispetto della memoria dei propri cari.
Una lettera che, al di là del tono volutamente provocatorio, rilancia una domanda destinata a restare sul tavolo delle istituzioni: come restituire dignità ai luoghi della memoria e trasparenza ai cittadini che chiedono risposte.
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