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Cimitero di Modica a due velocità: sterpaglie, incuria e dignità negata: lo sfogo di una cittadina
11 Giu 2025 09:32
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Un grido che nasce dal dolore, ma si fa voce civile è la denuncia accorata, firmata da una cittadina modicana, Graziana Stracquadanio, che ha scelto la forma della lettera aperta per condividere una realtà tanto amara quanto visibile: le condizioni di degrado in cui versa una parte del cimitero comunale di Modica. Un testo che chiama in causa non solo l’amministrazione comunale e la ditta affidataria della gestione del cimitero – la Zaccaria, con un appalto venticinquennale – ma l’intera comunità cittadina, invitata a non girare più lo sguardo altrove. “Ci sono zone dove è difficile persino trovare la tomba dei propri cari”, scrive la Stracquadanio. “Fotografie coperte dalle erbacce, lapidi sommerse, sterpaglie ovunque. In quelle aree sembra quasi che i morti non abbiano più diritto neanche alla memoria.” A suscitare maggiore amarezza è il contrasto stridente fra le aree più curate – pulite, ordinate, dignitose – e quelle trascurate, come se esistessero defunti “di serie A” e altri di “serie B”, in base al tipo di sepoltura o alla possibilità economica delle famiglie. Un tema delicatissimo, che tocca non solo la sensibilità personale, ma anche la tenuta morale e sociale di una città che non può permettersi di abbandonare i propri simboli più sacri.La questione solleva un interrogativo profondo: è possibile accettare che anche nella morte si perpetuino disuguaglianze sociali?







Graziana Stracquadanio non si limita a lamentarsi, ma rivolge un appello accorato: “Non possiamo più tollerare che la dignità dei nostri defunti venga calpestata dall’indifferenza o subordinata a logiche di mercato. La cura di quel luogo non può essere opzionale, ma doverosa.” Il cimitero – luogo della memoria, del raccoglimento, della riconciliazione con l’assenza – non dovrebbe mai trasformarsi in un simbolo di trascuratezza e sperequazione. La morte, ci ricorda la lettera, dovrebbe essere l’unico momento davvero democratico dell’esistenza. Se cominciamo a distinguere anche lì chi merita rispetto e chi no, significa che qualcosa si è spezzato – e non nei bilanci, ma nel cuore della nostra civiltà.
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