Un marchio nazionale del pescato italiano: l’annuncio a Pozzallo al convegno “Parliamo di mare” con il ministro Musumeci

La Sicilia ha nel settore ittico un potenziale tuttora inespresso. Il comparto, che registra numeri in calo rispetto al passato, ha alcune sue peculiarità ed è in grado di muovere i mercati del settore e della ristorazione di qualità. Lo hanno detto il ministro della Protezione civile e del Mare, Nello Musumeci e il sottosegretario all’Agricoltura, Patrizio La Pietra, al convegno “Parliamo di mare” che si è svolto oggi alla Stazione marittima di Pozzallo.

La Pietra ha annunciato a Pozzallo un grande progetto: nascderà un “marchio nazionale del pescato italiano”: servirà a garantire la qualità e la specificità della nostra produzione ittica di qualità sia nel settore industriale che nella ristorazione. Perchè oggi gran parte del pesce che viene utilizzato in Italia è in realtà di origine straniera.

Il convegno ha puntato l’attenzione su due tematiche: il comparto della pesca e la tutela dell’ecosistema e del patrimonio ittico dei nostri mari e la biodiversità. E la situazione del comparto oggi: criticità lavorative e formative dei pescatori, il rinnovo della flotta, l’innovazione tecnologica, i rapporti con l’Unione Europea.

Nel corso del convegno sono emersi alcuni dati. La Sicilia produce oggi il 20 per cento del pescato italiano. La percentuale era maggiore alcuni anni fa quando si arrivava al 25 per cento. Oggi ci sono circa 6000 addetti nel settore, con 1500 aziende, anche questo un numero in decremento. Ma in Sicilia non ci sono grandi mercati ittici e la vendita del prodotto avviene ancora dappertutto tramite rapporto diretto con il commerciante. Accade perché il sistema commerciale siciliano si muove su prassi ormai consolidate che non favoriscono l’innovazione. Un grande mercato ittico era stato costruito a Mazara nel 2008, ma non è mai entrato in funzione.

Il vicepresidente di AGCI (Associazione Italiana Cooperative Italiane), Giovanni Basciano spiega che il comparto siciliano ha delle specificità. Esso rappresenta oggi il 2’0 per cento della produzione ittica italiana (in passato era il 25 per cento. Ci sono circa 1500 aziende e 6000 addetti che lavorano nel comparto. Na in Sicilia non ci sono grandi mercati ittici e la vendita del prodotto avviene ancora dappertutto tramite rapporto diretto con il commerciante. Questo ovviamente penalizza i pescatori e impedisce che la vendita del prodotto possa attestarsi su livelli superiori.

Seduto in prima fila il ministro Musumeci chiede perché. La risposta è semplice: il sistema commerciale siciliano si muove su prassi ormai consolidate che non favoriscono l’innovazione. Un grande mercato ittico era stato costruito a Mazara nel 2008, ma non è mai entrato in funzione.

Musumeci ribadisce che il Ministero ha stanziato un miliardo per il settore. I fondi per supportare il comparto ci sono, bisogna utilizzarli.

Musumeci ha ricordato che Giorgia Meloni ha introdotto la delega al mare nel suo governo, affidandola a lui, in quanto siciliano. Il “Piano del mare”, varato di recente dal governo, è il primo strumento di programmazione nazionale, frutto di consultazioni con 220 soggetti e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che funge da “bussola” per le politiche marittime.

Al convegno si è parlato anche di acquacoltura. Il settore rappresentava un tassello importante, ma le difficoltà non mancano. A Portopalo, l’azienda “Acqua Azzurra”, per la produzione di dentici e orate, ha visto qualche anno fa le proprie gabbie spazzate via da una mareggiata. L’azienda ha celto di non ritornare in mare. “In quel tratto di costa ionica – spiega l’amministratore delegato Alessandro Puglisi Cosentino – il mare raggiunge profondità anche di 4000 metri. Questo ci espone a rischi maggiori per le mareggiate. Abbiamo scelto di allevare a terra solo gli avannotti, cioè i pesci appena nati, che vengono poi rivenduti ad altre aziende di acquacoltura in Italia e all’estero. Le condizioni del mare hanno suggerito all’azienda di mutare il proprio percorso.

Si è parlato anche di pescaturismo, un settore in crescita, che però – secondo Musumeci – non dovrà mai essere un settore a parte ma integrarsi con il comparto della pesca, che può costituire un volano importante per l’economia locale.

Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna ha chiesto che il suo Comune e la provincia di Ragusa abbia una rappresentanza nella governance dell’Autorità portuale del sud est siciliano, che comprende i porti di Catania, Augusta, Siracusa, Pozzallo. Il Governo ha in agenda una nuova legge sul sistema portuale italiano, che dovrà modificare quella varata nel 1994. Ammatuna ha chiesto che le nuove norme prevedano meccanismi che permettano una maggiore rappresentativa dei Comuni che hanno al loro interno delle realtà portuali di particolare importanza, come Pozzallo.

Ha concluso i lavori il sottosegretario all’Agricoltura, Patrizio La Pietra. La Pietra ha ribadito la specificità del sistema di pesca italiano. “In Europa – ha spiegato – dobbiamo portare la nostra cultura di pesca, che ha una sua specificità che deve essere salvaguardata”.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it