ANCHE NELLO IL SINDACO E’ UMANO. LO DIMOSTRA SAN GIOVANNI BATTISTA

È la seconda volta che Nello Dipasquale sbaglia. La prima quando annunciò – non richiesto – che mai avrebbe lasciato la sua città per candidarsi alla Regione. La seconda quando disse – anche in questo caso urbi et orbi – che la processione del 29 agosto per festeggiare il nostro santo patrono sarebbe passata, come avviene da trecento e passa anni, dalla via Roma, anche se sottoposta ai lavori di rifacimento e quindi non ancora candida e sistemata. Quando il primo cittadino si espresse in questi termini, furono in molti a non crederlo, perché i lavori erano allora talmente lontani dal loro completamento che la possibilità di consegnarli in tempo era lippis et tonsoribus difficile assai.

Ma siccome il sindaco ci ha abituati anche ai miracoli, tutti eravamo pronti ad affermare in faccia al solito traditore della patria, “visto? Incredulo e scettico! Anche questa volta Nelluccio ti ha smentito!”

Ecco perché è seria questa prima volta (quella della candidatura alle Regionali è – in fin dei conti – fatto secondario rispetto al Patrono) e la mancata conferma alla solenne promessa che, proprio perché legata ai festeggiamenti del Santo con la pelliccia di leone sulle spalle, assume importanza enorme, e chissà cosa starà pensando in questi giorni il parroco Padre Tidona a tutti noi noto per la fermezza del carattere e della parola (ma anche verso il beneamato cattolico e democristiano sindaco?).

A Dipasquale sarebbe bastato non fare quelle pubbliche promesse. Se poi la processione sarebbe passata da Via Roma più o meno completata, allora avrebbe potuto passare dietro la statua ad incassare applausi e voti. Ma una volta fatta la solenne promessa il non poterla mantenere è cosa seria. E dire che, almeno questa volta, le responsabilità del sindaco sono solo parziali. Se l’impresa aggiudicataria dei lavori lavora giorno e notte sabato e domenica ma sempre e solo con quei cinque valorosi che fanno quel che possono non è certo colpa di Nelluccio. Parte di colpa ricade sul sindaco solo per il fatto di aver deciso, in fase di progettazione, di non scontentare troppi geometri comunali ormai divenuti arbiter della partita che si gioca quotidie nella realizzazione di rotatorie e parcheggi (e aspettiamo di vedere la fine dei lavori in via Roma per verificare le diverse scuole di pensiero dei rampanti professionisti del cemento armato).

Maggiore accortezza doveva dimostrare il sindaco, che adesso è chiamato a rispondere ai fedeli (si intende di San Giovanni, ma anche suoi personali) e agli avversari politici (ammesso che ne esistano, considerate le ultime vicende con protagonisti Elio Accardi e Giorgio Chessari). La fortuna di Dipasquale è rappresentata proprio dalle prossime elezioni regionali: lui ha ancora sufficiente credito politico per poter accedere a Palazzo dei Normanni, e cambiare aria per un po’. Al suo posto avrà da pelare brutte, bruttissime gatte (a cominciare da una cassa un tempo florida e adesso raschiata fino al fondo) chi ne raccoglierà la difficile eredità. E a tal proposito io spero ancora nella candidatura dell’ancora fresco ex presidente della Provincia, l’irenico Franco Antoci, avrebbe molte chance. Ma il promesso Cosentini dalle emunctae naris? Ancora una volta vice! Che destino beffardo.

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