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TRA RAGUSA E CATANIA UNA BELLA AMICHEVOLE. MA CON STRANI SEGNALI
16 Mag 2012 15:07
Non sono andato al Selvaggio a vedere il Catania. Perché? Perché, molto semplicemente, l’ho dimenticato. E solo l’indomani, leggendo i giornali, ho capito che la vecchiaia è anche questo (meno male che avevo dimenticato anche di comprare il biglietto). Tutti sanno, e certamente tutti gli sportivi sanno, che si è trattato di una partita amichevole organizzata allo stadio “Aldo Campo” per festeggiare la promozione in Serie D del Ragusa Calcio. Significa che la squadra del capoluogo di Provincia (lo scriviamo, fintanto che ci è concesso, perché tra qualche mese saremo impediti dagli amici modicani che ci rinfacceranno il fatto che la Provincia non c’è più) è approdata alla quinta serie, l’ultima della lega dilettanti (poi ci sono, in ordine crescente, la seconda divisione, la prima divisione, la serie B e infine la serie A, ovvero le leghe professionistiche).
In occasione di questo importante risultato sportivo, è stata organizzata la amichevole con il Catania, ovvero non soltanto la squadra di maggiore prestigio sportivo del calcio isolano, ma la squadra rivelazione del campionato appena chiusosi con il trentesimo (proprio così: trentesimo e tre stelle) scudetto della Juventus. Il Catania del presidente Pulvirenti ha accettato l’invito e giovedì 10 maggio si è disputata l’attesa partita. Per la cronaca, è finita 5 a 1 per gli etnei pur privi di due dei suoi migliori giocatori, cioè Barrientos e Bergessio, che ovviamente non hanno mai forzato, soprattutto sul piano atletico-agonistico, ma, forti di una indiscussa superiorità tecnica e tattica hanno vinto la partita che rimarrà nella storia del Selvaggio (io ricordo ancora, ma io sono vecchissimo, la partita della Nazionale Militare con Antonio Cabrini capitano).
Bene, una festa quindi, una gran bella festa. Che gli ultras del Ragusa hanno tentato – forse del tutto involontariamente (sul concetto ritornerò) – di rovinare con i primi cinque minuti di gara all’insegna dei fischi diretti ai giocatori rossoazzurri appena in possesso di palla.
Forse non ci si è resi conto che quelli del Catania hanno fatto un allenamento a Ragusa anziché a Torre del Grifo per onorare il Ragusa Calcio in occasione della bella promozione in serie D. E di questo i ragusani tutti e gli appassionati di calcio in particolare non possono non essere grati e felici. I fischi, in tutta onestà, non c’entravano proprio nulla.
Quando poi alcuni spettatori più grandicelli (e tra questi i miei due amici che mi hanno raccontato i fatti, e sono persone a dir poco attendibili) hanno fatto capire agli ultras che stavano sbagliando, allora i ragazzi si sono rinsaviti, hanno smesso di fischiare gli atleti di mister Montella e hanno continuano a fare festa cantando a squarciagola “chi non salta vittoriese è”. Della serie con qualcuno mi debbo pur sfogare, anche in occasione di una bella festa (di sport).
Perché prima ho scritto “involontariamente”? Perché, è mia opinione, quello degli ultras del Ragusa (ma potevano essere quelli del Comiso o del Biancavilla) è un comportamento indotto dagli esempi che provengono dalla televisione e dai campionati maggiori. Non dimentichiamo che durante la gara di ritorno dei sedicesimi di Coppa Campioni a San Siro in Milano si giocava Inter contro Olimpic Marsiglia e per settanta minuti la curva degli interisti ha gridato senza interruzione: “chi non salta bianconero è”. Eppure i francesi avevano la maglietta azzurrina.
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