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Migranti: arrestati due scafisti ucraini in acque siciliane
12 Lug 2021 18:25
Sono due i presunti scafisti che, nel corso di un’operazione interforze nelle acque siciliane, sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria. Durante l’intervento, che ha visto impegnati uomini della guardia di finanza, della polizia, della marina militare e dell’Agenzia Frontex, è stata sequestrata anche la loro imbarcazione. L’operazione è scattata dopo che una pattuglia della polizia ha ha sorpreso 32 migranti sulla spiaggia di contrada Marianelli, in provincia di Siracusa.
Le forze dell’ordine hanno subito notato la presenza del piccolo gommone con il quale avevano raggiunto la costa e che, con molta probabilità, apparteneva ad una barca più grande. Da questa considerazione, i controlli e lo scambio di informazioni tra la questura di Siracusa ed il Reparto operativo Aeronavale della guardia di finanza di Palermo. Le fiamme gialle, il giorno prima, avevano notato e fotografato, a 50 miglia ad est delle coste siciliane, grazie a un aereo Atr del Comando Operativo, nel corso di un pattugliamento marittimo nell’ambito dell’operazione “Themis 2021” dell’Agenzia Europea Frontex, un veliero battente bandiera tedesca ed è stato ipotizzato che il gommone potesse essere il tender dell’imbarcazione.
Disposta, quindi, una nuova missione per la ricerca del veliero che, già nella mattinata di sabato, è stato individuato a 20 miglia a sud di Pozzallo, in navigazione verso Malta. È scattata quindi l’operazione coordinata dalla Centrale operativa del Comando generale della guardia di finanza in collaborazione con il Comando in Capo della Squadra navale della Marina militare. Sull’obiettivo un guardacoste ed una vedetta del Reparto operativo aeronavale di Palermo, già impegnati in missioni di sorveglianza delle acque rispettivamente di Lampedusa e Pozzallo mentre la Marina Militare impiegava il pattugliatore Vega, già in navigazione nel Canale di Sicilia.
Alle 13 il veliero è stato raggiunto dalla vedetta delle fiamme gialle a 33 miglia a sud di Pozzallo dove i finanzieri hanno effettuato la cosiddetta “inchiesta di bandiera” per esercitare il “diritto di visita” previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, essendo “fondato il sospetto che l’imbarcazione fosse priva di nazionalità”.
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