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INQUINAMENTO SORGENTE PARADISO: LEGAMBIENTE RISPONDE AI SINDACATI PROVINCIALI
13 Lug 2011 16:47
“La CGIL siciliana si opporrà a qualsiasi forma di scambio tra occupazione e salute dei lavoratori e dei cittadini, investimenti e saccheggio del territorio, consapevole del nesso profondo tra le politiche energetiche e le conseguenze che esse hanno sulla vita non solo nostra ma anche dei nostri figli e delle generazioni future. La CGIL non può e non potrà accettare il ricatto tra la tutela dell’ambiente ed il mantenimento dell’occupazione…..” (CGIL SICILIA, Palermo 10.9.2010).
Questo testo è il commento alla nota dei Sindacati provinciali sulla vicenda Inquinamento Sorgente Paradiso-pozzo Tresauro 2. E’ lampante la differenza tra le parole del sindacato ed il contenuto della nota sindacale iblea, che invece fa del ricatto tra lavoro e tutela dell’ambiente l’elemento centrale, al di là della mera retorica sullo sviluppo eco-sostenibile che si auspica per la nostra provincia.
“Non si comprende infatti come si può parlare di uno sviluppo eco-sostenibile quando si è davanti ad un inquinamento di un’importante e storica sorgente degli Iblei –dichiara l’Associazione ambientalista Legambiente – Colpisce inoltre la superficialità che traspare nel comunicato della triplice iblea: ci chiediamo infatti cosa significhi la frase «…non riusciamo …a comprendere su che cosa sia fondato un allarmismo che rischia di ingenerare grosse difficoltà sul fronte produttivo…». Invitiamo i Sindacalisti in questione a collegarsi al nostro sito e leggere le analisi delle acque riscontrate al pantano ed alla sorgente, nonché le ordinanze sindacali per capire come l’allarme (allarmismo è un termine che respingiamo) per le nostre falde da noi lanciato (e confermato tra l’altro da organismi indipendenti quali l’ARPA ed il Genio Civile di Ragusa) sia fondato su dati oggettivi e non su mere invenzioni. Sorprende infine il fatto che si arrivi addirittura a negare la realtà delle cose, mettendo in dubbio che siano avvenuti fatti gravi ed addirittura che l’inquinamento si sia verificato («..se ci sono fatti gravi….bisogna …verificare quali problemi potrebbero eventualmente insorgere per quanto riguarda l’inquinamento…delle falde acquifere»). “
Legambiente conferma la richiesta di chiusura del pozzo e la dichiarazione ufficiale, da parte di tutte le autorità del territorio ibleo come incompatibile con le attività estrattive.
L’Associazione ambientalista si mostra comunque disponibile a partecipare a momenti di confronto per trovare eventuali soluzioni occupazionali alternative, durevoli ed ecosostenibili, nonché ad elaborare vie percorribili per un nuovo modello energetico della nostra provincia, a cui ritiene di poter dare un fattivo contributo con le proprie idee e competenze.
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