Venerdì 6 novembre alle 11 in piazza Igea l'Asp di Ragusa presenta la campagna antinfluenzale 2026-2027: al termine si potrà vaccinarsi.
BENE E MALE: MATRIMONIO INDISSOLUBILE
08 Apr 2017 18:38
La conoscenza non è il riflesso di una realtà precostituita – LA NATURA – immutabile, eterna ma è azione che modifica la natura nonché i rapporti tra questa e l’uomo e tra gli uomini. Con quale risultato? Un continuo progresso delle condizioni ambientali e sociali che consente agli uomini di vivere sempre meglio? Oggi, nei paesi occidentali, si vive meglio di ieri? Anche con un ieri di appena cinquant’anni? Si è creduto ma il risultato non è univoco. Anzi, a ben guardare, aspetti positivi e negativi, bene e male, bianco e nero si accompagnano sempre in un matrimonio indissolubile.
Abbiamo raggiunto, nella scienza e nella tecnica, risultati ch’era follia sperar e, al tempo stesso, abbiamo accumulato negli arsenali riserve di armi atomiche, chimiche e batteriologiche che, se messe in attività, sarebbero in grado di far scomparire la vita dal pianeta più volte. Ammesso sia possibile una seconda scomparsa dopo la prima.
Ci siamo liberati dal lavoro manuale e faticoso facendolo fare alle macchine e, al tempo stesso, ci siamo resi inutili e, sempre più, ci sfugge il senso del vivere.
Abbiamo l’istruzione per tutti fino a diciotto anni. Ancora nel secolo appena finito la stragrande maggioranza dei ragazzini, all’età di dieci anni e anche meno, andava a lavorare. Ed in lavori non certo leggeri. Ricordo quello dei “carusi” nelle miniere di zolfo della Sicilia della cui brutalità ci dà testimonianza la novella Rosso malpelo di Giovanni Verga. Ricordo il lavoro dei ragazzi impegnati nella costruzione della bella ragnatela di muri a secco che adorna di un prezioso ricamo il paesaggio dei monti Iblei: raccoglievano le pietre dai campi e, dentro una cesta, le trasportavano sulla spalla che si scorticava a sangue e cauterizzavano la ferita col proprio piscio. I padri li affidavano al capomastro con la frase: “Consegnatemi la pelle”. Non era disumanità perché significava: “Educateli alla durezza della vita”. Sembra passato remoto e invece era solo ieri! Tutti a scuola, è bello! È giusto! Ma sorgono altri problemi: decadimento delle abilità manuali, smarrimento del senso sociale della fatica dello studio, perdita di motivazione e di identità, inquietudini, rischio di formarsi al far poco e male – basta impasticciare poche pagine del libro di testo a fine anno per conquistare quel quattro abbondante che immancabilmente porta alla promozione – bisogno di riconoscersi in un marchio di scarpe o di identificarsi col branco, assunzione di comportamenti di inspiegabile e gratuita violenza.
Abbiamo pane e companatico in abbondanza ed anche il superfluo fatto di merendine, bibite, dolciumi e gelati d’ogni genere. Ma sono aumentate le malattie cardiovascolari e il numero degli obesi.
Abbiamo scoperto medicine portentose che hanno ridotto drasticamente la terribile piaga della mortalità infantile. Ma le popolazioni del terzo mondo sono aumentate e continuano ad aumentare a dismisura e invadono il nostro “benessere” creando scompensi a noi e a loro stessi.
L’età media si è allungata e l’età lavorativa si è accorciata. Bene! Ma è sorto il problema non semplice di garantire la sussistenza ai giovani e agli anziani. Negli ultimi trenta anni gli ultra-85enni, le classi di età in cui è più alto il rischio di non-autosufficienza, sono triplicati e se agli inizi degli anni settanta, in Italia, soltanto un ultra-65enne su cinque viveva da solo, nel 1990 erano uno su tre, oggi sono uno su due.
Abbiamo, bruciando carbone e petrolio, aumentato enormemente la produzione e il consumo di beni. Ma anche la produzione dei rifiuti, il cui smaltimento non è cosa da poco. Per non parlare poi dei rifiuti tossici, gran parte dei quali smaltiamo in modo irresponsabile e criminale nei Paesi poveri.
Abbiamo in ogni casa luce elettrica, acqua corrente, fredda e calda, e riscaldamento e tutte le vie della città illuminate, ma i gas bruciati con il petrolio ci avvelenano i polmoni e creano l’effetto serra che sta determinando un pernicioso aumento della temperatura sulla Terra.
Ci spostiamo in comode automobili anche per andare a comprare le sigarette sotto casa e però i morti per incidenti stradali si susseguono con un ritmo, in Italia, di diciotto al giorno.
Abbiamo potenti e super attrezzati pescherecci che hanno reso meno faticoso e più redditizio il lavoro dei pescatori. Ma un istituto di ricerca canadese ha diffuso la notizia che se l’uomo continuerà a pescare negli oceani e nei mari a ritmo e con i sistemi distruttivi sempre più efficaci di oggi, entro pochi anni pesci di grande taglia come i tonni e i pescispada scompariranno per estinzione.
Siamo intervenuti nella selezione delle sementi ed è aumentata la produzione del cibo. Ma sono diminuite le varietà ed è aumentato il rischio dell’attacco dei parassiti contro cui ci si deve difendere con veleni sempre più potenti. Inoltre, i frutti sono sterili e ciò comporta il rischio della totale dipendenza dalle grandi e poche industrie che producono sementi. L’agricoltura intensiva ha messo in crisi quella dei Paesi del terzo mondo con la conseguenza che i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno e i poveri sempre più poveri e sempre di più.
Tanto per citare, a caso, qualcuna delle questioni che mostrano l’indissolubile intreccio tra bene e male, tra bianco e nero, presente in ogni azione dell’uomo.
Ragusa, 4 aprile 2008
Ciccio Schembari
Pubblicato sul numero 33 / 2008 “BiancoNero” della rivista on line www.operaincerta.it
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