VANN’ANTO’ E BIAZZO NELLE TRACCE ESISTENZIALI DI DUE UOMINI ILLUSTRI

Un lungo carteggio inedito durato quindici anni, conservato in originale dall’architetto Giovanni Cintolo, che ne ha donato una copia al Centro studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa. Quarantesei tra lettere e cartoline che restituiscono alla collettività, tracce esistenziali di due illustri ragusani, accomunati dalla consapevolezza di raccontare  la propria terra, in un periodo difficile, mediante forme artistiche differenti.

Storia dell’amicizia personale tra  il poeta Giovanni Antonio Di Giacomo, meglio conosciuto come Vann’antò e  lo scultore Giovanni Biazzo, ma anche testimonianza di un intenso sodalizio culturale. Uno scambio cartaceo che oggi è diventato un libro, dal titolo, appunto, “Giovanni Biazzo, carteggio con Vann’antò”, nato grazie al meticoloso lavoro di recupero svolto dall’autrice Floriana Pagano e presentato nei giorni scorsi a Ibla, nel padiglione delle conferenze della Festa democratica.

Una realtà cruda, quella raccontata da Biazzo, che nasce nel capoluogo ibleo nel 1914;  disegni e sculture,  dove contadini e minatori si muovono in un territorio povero, isolato e dimenticato e che lo stesso scrittore Stefano D’arrigo accomuna ai personaggi verghiani. Sculture tristi, come lo stesso Biazzo le definisce, che da innovatore, utilizza la pietra pece per le sue opere.

– Sono lettere in cui si rileva il fatto che nessuno dei due artisti ragusani si sentisse veramente apprezzato nel proprio ambiente- spiega lo storico Giorgio Flaccavento- E quando Roma- ospitò – continua Flaccavento- una mostra di Biazzo, in via del Babbuino, fu un fiasco -. La critica nazionale non sembrava interessata alla sua arte. E di questo Biazzo si lamentava con Vann’antò.

 

– La cosa più commovente del carteggio- spiega l’autrice del volume – è la sintonia reciproca tra i due artisti, malgrado Vann’antò avesse ventitrè anni in più rispetto all’amico. Sia le poesie di Vann’antò che le sculture di Biazzo rappresentano la stessa fetta di umanità ragusana. Grazie a questo carteggio inedito, si è avuta la possibilità di ricordare un artista ibleo di grande spessore e poco valorizzato dai circuiti culturali nazionali. (Angela Barone)

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