Riparte un’opera attesa da anni nel territorio ibleo. L’ASP di Ragusa ha dato il via libera definitivo ai lavori per la realizzazione del Presidio Territoriale di Assistenza (PTA) di Pozzallo, con l’adozione della delibera n. 907 del 24 aprile. Un passaggio decisivo che consente di riavviare il cantiere dopo lo stop seguito alla risoluzione del […]
VOLONTARI MISSIONARI “FUORI DAL COMUNE”… DI RAGUSA!
28 Ago 2010 17:58
A raccontare la sua esperienza missionaria in una terra così lontana , da noi sconosciuta per certi versi, come quella del Madagascar, è una giovane veterana dell’Oratorio Salesiano di Ragusa: Marcella Schininà. “Dopo anni di formazione personale e di fede che ho maturato respirando all’Oratorio di corso Italia, ho sentito il bisogno di fare tesoro di qualcosa di diverso; – esordisce Marcella – era un desiderio che portavo nel cuore da molto tempo quello di partire per il Madagascar, e quando mi è stata offerta l’occasione di partire – continua – ho capito che era proprio quello di cui avevo bisogno”. Ad oggi si fa forse un po’ di confusione e si cede alla tendenza di elaborare luoghi comuni nei riguardi di queste terre lontane, sulle diverse culture e civiltà che popolano il nostro stesso mondo; eppure siamo tutti sotto lo stesso cielo. Sono loro ad essere immaginati dalla gente comune come “quei poveri disgraziati” che vivono nella miseria, nelle malattie.
Ma le miserie e le malattie esistono anche nelle nostre realtà: le miserie di cuore e le malattie dei vizi. Lì non possono permetterselo e i giovani missionari ce ne danno testimonianza: “I malgasci sono conosciuti per la loro grande accoglienza – ci fa conoscere Marcella – e non siamo rimasti delusi. Nei villaggi eravamo ospiti di onore – continua – ci aprivano le loro capanne avendo a cuore di voler condividere con noi quel poco che posseggono”.
Curioso (e forse divertente) sarebbe poter fare un confronto tra le autorità amministrative malgascie e quelle del ragusano, ad esempio; citiamo solamente che il primo cittadino “straniero”, vive in una capanna composta da due piccoli ambienti, una vecchia panca e una sorta di letto. “Ti voglio raccontare un piccolo episodio: – continua la giovane missionaria – ci trovavamo nel villaggio “Ambakoana”in visita lì per un giorno, un villaggio disperso in mezzo alla foresta dopo aver percorso un’ora in jeep e 8 km a piedi.
Abbiamo pranzato lì e dopo siamo stati invitati al grest del luogo dove noi abbiamo fatto animazione e distribuito caramelle – racconta Marcella – di seguito, segue una scena quasi da film: l’animatore da il tempo col tamburo e tutti cantano una bellissima canzone accompagnandoci fino all’uscita del villaggio cantando – conclude – e tenendoci per mano”.
E’ proprio vero, dunque, che la bellezza delle cose ama nascondersi … lo fa, difatti, rifugiandosi in questi luoghi lontani dove la gente gioisce e apprezza le piccole cose, gli incontri, le persone. Il Madagascar è una terra “silenziosa”, di gente che vive di agricoltura, di pesca e di quel famigerato riso, dove le comunicazione sono difficili per via delle condizioni pessime in cui si trovano le strade: spesso bisogna attraversare il fiume Sampirano a piedi o in canoa per giungere da una parte all’altra.
Il “compito” del missionario? Visita i villaggi, sta in mezzo al popolo e fa la messa con loro; porta aiuti umanitari mentre fa catechesi e, instancabile, raccoglie le richieste delle genti con cui si instaura un rapporto di piena fiducia. La speranza di riuscire un giorno a portare le innovazioni e le tecnologie necessarie per favorire uno sviluppo assai maggiore, trova però un ostacolo dinnanzi alla cultura malgascia seconda la quale,infatti, è essenziale rispettare il culto degli antenati (“anche loro fecero così”).
Così, quella di Marcella e degli altri 10 missionari diventa occasione di testimonianza, di conoscenza e se vogliamo anche di preghiera; diventa un’occasione per esaltare la speranza per noi, “frenetici e lussuosi occidentali”, perché sappiamo ancora volgere il pensiero umano, prima di quello divino, verso il “cielo straniero”. (Roberta Bertolone)
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