Accise differenziate ma automobilisti sempre penalizzati: benzina verso 1,93 euro. Diesel protetto

Da oggi, 2 maggio 2026 entra in vigore una nuova rimodulazione del taglio sulle accise sui carburanti che segna una svolta importante per gli automobilisti italiani. Il provvedimento, legato alle misure del Governo guidato da Giorgia Meloni, resterà valido fino al 23 maggio, ma introduce una differenza sostanziale tra benzina e diesel.

Accise diverse: il diesel resta agevolato, la benzina no

Lo sconto sulle accise viene confermato ma in forma diseguale: il gasolio mantiene un beneficio di circa 20 centesimi al litro, mentre la benzina scende a soli 5 centesimi. Una scelta che, nei fatti, pesa direttamente sulle tasche di chi utilizza un’auto a benzina. In sostanza, rispetto ai prezzi di oggi, la benzina potrebbe salire di circa 18 centesimi.

Il risultato è immediato: il prezzo medio della benzina può arrivare fino a circa 1,93 euro al litro, con punte ancora più alte in autostrada. Per un pieno standard si stima un aumento medio di circa 9 euro.

Perché il diesel è stato favorito

Alla base della decisione c’è l’andamento recente dei prezzi dei carburanti. Negli ultimi mesi il diesel ha registrato un aumento molto più marcato rispetto alla benzina, con un +24% contro circa +6% del carburante verde.

Il gasolio resta inoltre strategico per il trasporto merci e per settori chiave come agricoltura e pesca. Un suo aumento incontrollato avrebbe effetti a catena su tutta la filiera dei prezzi, incidendo anche sull’inflazione generale.

L’impatto sui consumatori: milioni di euro in più

Le associazioni dei consumatori stimano un aggravio significativo per gli automobilisti. Secondo il Codacons, la sola riduzione del taglio sulle accise della benzina comporta un aumento di circa 18,3 centesimi al litro.

Tradotto in numeri: circa 9,15 euro in più per un pieno e fino a 92 milioni di euro complessivi nel periodo di applicazione della misura.

In molti casi, soprattutto in autostrada, i prezzi possono avvicinarsi o superare quota 1,98 euro al litro, rendendo il pieno sempre più oneroso per le famiglie.

Una misura temporanea e legata alle risorse

Il Governo ha precisato che si tratta di un intervento temporaneo, pensato per fronteggiare una fase di forte instabilità dei mercati energetici. La misura è finanziata attraverso entrate variabili, come le sanzioni Antitrust e l’extra gettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi.

Una scelta che riflette anche la difficoltà di rendere strutturale un taglio delle accise con costi così elevati per le finanze pubbliche.

Cosa accadrà dopo il 23 maggio

Il futuro del provvedimento resta incerto. Molto dipenderà dall’andamento del prezzo del petrolio e dalle tensioni internazionali sui mercati energetici.

Non si esclude una proroga, ma con modalità differenti: la tendenza sembra orientata verso interventi più mirati e flessibili, piuttosto che tagli uniformi e prolungati.

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