Le nanoplastiche sono state rilevate nel sangue umano e perfino nella placenta. Un tema sempre più centrale nel dibattito scientifico internazionale e che è arrivato anche al Parlamento Europeo, dove il professor Antonio Ragusa ha acceso i riflettori sui possibili rischi per la salute pubblica. Secondo gli studi presentati nel corso dell’incontro, le particelle di […]
VICOLO CIECO
30 Lug 2013 13:25
Il governo che in atto regge le sorti del nostro Paese non è il punto logicamente terminale di una scelta che gli elettori nel febbraio di quest’anno hanno inteso individuare e prediligere. Rappresenta, piuttosto, una scelta obbligata in mancanza di una desiderata, voluta e votata.
Al termine delle elezioni di febbraio , la sorpresa del voto ha assunte le sembianze del suo più noto e rappresentativo politico che è stato Grillo con il suo Movimento 5 Stelle.
Il Grillo fu votato da nove milioni di italiani ed ha eletto in Parlamento, fra deputati e senatori, ben 163 candidati. Francamente non se lo aspettava nessuno tale risultato.
Non lo ha politicamente percepito, per primo, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che già alla fine dell’anno 2011, quando si diede vita al governo Monti, riteneva – allora e forse a ragione – che il suo partito avrebbe vinto le elezioni. Si tentò, a risultati avvenuti, la formazione di un governo fra il Pd e il Movimento 5 Stelle con il risultato che tutti conosciamo.
L’alternativa era rappresentata da due soluzioni: o ritornare al voto o dare vita ad un’alleanza Pd-Pdl, fra due partiti, cioè, che non a fasi alterne, ma in continuo, si erano mostrati per diversi anni avversari irriducibili. Un apprezzabile senso di responsabilità ha fatto nascere questa alleanza che lo stesso Presidente del Consiglio oggi in carica ha ritenuto che possa avere una durata limitata nel tempo e non, quindi, per l’intera legislatura..
La profonda intesa di base dell’alleanza dovrebbe essere, almeno in teoria, che la nascita e la vita del governo si origina da un comune e profondo interesse che guarda alle sorti del Paese e non ai piccoli interessi di ciascuna parte,
In atto si ha, però, la sensazione che così non è. Il Pdl intende ad ogni costo che si dia senso e concretezza agli impegni elettorali assunti prima delle elezioni e all’importanza che si connette a tale esigenza non pare che possa sfuggire a quanto i suoi rappresentanti continuano a richiedere e sostenere in tutte le trasmissioni televisive nazionali. Il Pd, da parte sua, è lacerato e scosso da problemi, per così dire, interni-esterni.
Si discute del Congresso del partito entro la fine dell’anno. C’è chi sostiene primarie affidate solo al voto degli iscritti e c’è,invece, postula e richiede primarie aperte. Nessuno di loro, però, parla di programmi o delle scelte primarie che si vorrebbe intestare. Viviamo una crisi economica che travolge milioni di italiani. Si calcola che circa 10 milioni di cittadini vivono ogni giorno un dramma esistenziale con nere prospettive in un futuro immediato. Oltre 3 milioni sono alla fame. E per fame s’intende mancanza degli elementi essenziali necessari per la vita quotidiana. E il primo di questi elementi essenziali è il pane.
Gli esperti di economia calcolano che il 10 per cento degli italiani possiede il 40 per cento della ricchezza nazionale. C’ è insomma una crisi strutturale e interclassista drammatica e priva, almeno in atto, di quella lucina in fondo al tunnel che farebbe sperare in fascio luminoso di immediato equilibrio socio-economico.
Quando una strada non ha sbocco si suol dire che siamo in un vicolo cieco. Al momento pare proprio che non si possa pensarla diversamente. Si spera solo che qualche frana non faccia sparire oltre al lumicino anche il tunnel.
Politicus
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