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Una storia da Ragusa: per la legge è una donna, ma dal 2017 attende cambio sesso
20 Mar 2021 15:01
E’donna all’anagrafe: lo ha sancito una sentenza emessa da un tribunale collegiale, quello di Ragusa, ma ancora non e’ riuscita a diventare donna fisicamente anche se lo stesso Tribunale a dicembre del 2016 autorizzo’ il “trattamento medico chirurgico per l’adeguamento dei caratteri sessuali da maschili a femminili”.
Una necessita’ che per lei, a cui e’ stata riconosciuta la disforia di genere e’ come quella del respiro. E invece tutto, o quasi, si ferma a quel punto. Ha rifatto il seno, ed e’ in lista di attesa in due strutture pubbliche: all’Azienda ospedaliera Universitaria, Policlinico Paolo Giaccone di Palermo da maggio 2017, e da marzo del 2019 al Cannizzaro di Catania. L’intervento al quale si deve sottoporre Jill – nome che l’AGI aveva scelto con lei per raccontare la sua storia – e’ complesso ma non rientra tra quelli cosiddetti “necessari” o “urgenti”.
Se a Catania il rallentamento sembra dovuto al Covid, i quattro anni di attesa di una risposta dal Policlinico di Palermo sono difficili da digerire. Il Tribunale di Ragusa aveva emesso una sentenza innovativa, rispettosa e importante per i diritti Lgbt, sostenendo con rigore giuridico la decisione di una persona nata uomo ma che non si e’ mai sentita tale, e con una chiara identita’ di genere: quello femminile. Jill, vuole con tutte le sue forze diventare donna e racconta ancora una volta il disagio costante che subi’sce nella vita di tutti i giorni. “In molti – spiega all’AGI – credono che i transessuali siano giocattoli del sesso ma non e’ cosi’. Mi disturba sinceramente anche la definizione di transessuale per chi come me e’ donna da sempre. Voglio solo una vita normale, fare l’amore come ogni donna, senza nascondermi”.
L’ultimo intervento per il cambio definitivo del sesso non e’ una operazione semplice, lo deve autorizzare un tribunale – cosa che nel caso di Jill e’ avvenuta appunto a dicembre del 2016 -; un allineamento tra soma e psiche che Jill attende giorno dopo giorno, come quella chiamata, che le hanno promesso due strutture pubbliche dopo la visita approfondita effettuata, che doveva essere l’ultima prima dell’intervento. La cosa che pero’ la disturba di piu’ e’ che se avesse i soldi – che non ha perche’ vive con dignita’ ma con il reddito di cittadinanza ,perche’ per lei e’ piu’ difficile di altri trovare lavoro – quell’intervento sarebbe possibile, e subito.
Il costo: circa 18.000 euro. “Sono arrabbiata; se prima mi sentivo uno scherzo della natura ora soffro ancora di piu’. Continuo a stare male anche fisicamente – racconta – perche’ sono costretta a prendere degli ormoni che bene non fanno. Sembra quasi che i miei documenti vengano dimenticati o scivolino in qualche cassetto. Mi sono sottoposta a tutte le visite previste, ho portato la sentenza, ho fatto tutto il necessario, mi hanno detto che mi chiameranno per l’intervento. Ma quando? Mi rendo conto che il periodo non e’ semplice, per l’ultimo anno sicuramente, ma per me questo intervento e’ una emergenza e non ho alcuna intenzione di prostituirmi”.
Il suo legale, Nunzio Citrella, avvocato del Foro di Ragusa, sottolinea proprio quest’ultima frase di Jill, che fa emergere non solo la sofferenza individuale ma anche un problema sociale perche’ spesso capita che proprio per inseguire i soldi per gli interventi necessari, chi attende il cambio di sesso decida di prostituirsi “Parliamoci chiaro – dice Citrella che l’ha assistita durante tutto l’iter legale -, in molti decidono di prostituirsi proprio per questa ragione e non e’ socialmente e umanamente accettabile. Non so quale sia la strada da percorrere ma e’ certo che chi e’ arrivato ad una sentenza cosi’ chiara e rigorosa, non e’ giusto che debba attendere quattro anni per completare il suo percorso di cambio di sesso.
E ci sono anche delle implicazioni psicologiche importanti e drammatiche. La disperazione di sentirsi in un corpo che non ti appartiene puo’ portare anche ad altre conseguenze”. Una lunga serie di ‘soluzioni B’ e’ stata proposta a Jill prima di quella sentenza. “Ne ho sentite di tutti i colori, mi e’ stata proposta anche la castrazione chimica. Il mio problema e’ fisico, ho una ‘cosa’ in piu’ che non mi appartiene, che non fa parte della mia identita’, non la voglio” e anche sul lavoro, il pregiudizio ed una visione distorta degli altri nei confronti di Jill, hanno pesato. “Non e’ stato facile nemmeno al lavoro, sono per molti una persona che considerano diversa e spesso mi sono trovata davanti a uomini che volevano altro, ma io non cedo a compromessi, da donna, come da qualsiasi altra donna, ho una mia dignita’ da difendere”. La speranza e’ che la questione si sblocchi in tempi brevi. L’attesa ormai si e’ protratta troppo a lungo.
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