UNA RIPRESA … IN AFFANNO

Quasi contemporaneamente l’OCSE e il World Economic Forum emanano due classifiche che purtroppo evidenziano come lo stato della nostra economia risulti poco adeguata rispetto a quelle degli altri paesi industrializzati.

L’OCSE ci indica come l’unico paese tra le maggiori economie mondiali ancora in recessione (anche se con percentuali oramai prossime allo zero: 3° trimestre 2013  a -0,4%; 4° trimestre 2013 a -0,3%).

Il World Economic Forum ci pone al 49° posto nella classifica mondiale della competitività (un posticino tutt’altro che lusinghiero).

Tutto ciò nonostante le previsioni rosee del ministro Saccomanni che il mese scorso ha invece indicato una lucina in fondo al tunnel anche per la nostra economia …

Cominciamo con l’affermare che i dati di analisi e quelli previsionali sono ovviamente solo degli indicatori e che il risultato dell’analisi dipende sia da quali sono le economie messe a confronto sia la finalità delle analisi. Risulta quindi compatibile che il buon Saccomanni guardando all’aumento degli ordini industriali, dell’indice di fiducia di consumatori e imprenditori abbia un ottimo argomento prospettico per sperare in un 2014 più roseo, anche se il confronto con le altre economie ci mostra quanta strada ancora abbiamo da fare per riallinearci agli altri paesi in un mondo sempre più globalizzato e competitivo.

A scanso di qualsiasi equivoco voglio chiarire che l’obiettivo della competitività e della crescita, contrariamente a ciò che qualche benpensante cerca di accreditare, non sono strettamente connesse a politiche liberiste, anzi risulta abbastanza vero l’esatto contrario se è vero, come è vero, che i paesi più competitivi secondo questa statistica sono la Svizzera, Singapore e la Finlandia; ammettendo una totale ignoranza per quanto riguarda Singapore è assolutamente incontestabile che sia la Svizzera che (a maggior titolo) la Finlandia fruiscono di un welfare molto avanzato.

Ma anche per quanto riguarda la crescita, è interessante notare come un’economia avanzata e supportata da un welfare molto protettivo quale quella del Canada è praticamente passata indenne dalla grande crisi che affligge il mondo occidentale dal 2008 e fa registrare indici di crescita di grande interesse.

Costituisce poi la “prova del nove” di questa mancata correlazione tra politiche di destra, liberismo, competitività e crescita proprio il caso italiano che continua a eliminare garanzie sociali senza riuscire a cavare un ragno dal buco in termini di crescita e di competitività; addirittura per quanto riguarda la competitività siamo scesi nel report di quest’anno dal 42° al 49° posto!

L’Italia ha davvero urgente bisogno di riforme che ne ripensino l’impianto complessivo, riforme che nell’ultimo ventennio sono state solo promesse diventando nei fatti poi operazioni di piccolo cabotaggio,  e mi viene da dire “per fortuna”, perché  c’era, sottostante a questa promessa di riforme, una concezione di società frammentata e neocorporativa che di certo non può migliorare il quadro complessivo di organizzazione sociale che benchè oramai logoro e bisognoso di essere manutenuto, comunque era frutto di una concezione armonica ed equilibrata di società, frutto di un contratto sociale (la Costituzione) che ha tenuto insieme per 50 anni le esigenze di tutti i segmenti di società. 

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