UNA PROTESTA CIVILE PARTECIPATA E DETERMINATA DA RAGUSA FINO A FONTANAROSSA

C’erano tutti quelli che ci dovevano essere alla Marcia lenta da Ragusa e dall’aeroporto di Comiso fino a Catania Fontanarossa. Presidenti di tre province, sindaci di tanti comuni specie iblei ovviamente, forze datoriali, sindacati, forze imprenditoriali, Enti pubblici e privati: Oltre 800 persone scorate da Polizia, Carabinieri, Vigili urbani, Polizia Provinciale, Comitato ristretto al completo, deputati , Partiti politici e giornalisti scortate dagli organi di Polizia a garantire la sicurezza di tutti in quel tracciato della 514 che ha visto tanti morti e che viene chiamata anche la strada della morte. Una manifestazione che le autorità catanesi hanno un tantino penalizzata facendo riunire manifestanti nello spazio antistante il vecchio ingresso dell’aeroporto di Fontanarossa ma facendo parcheggiare le auto degli scioperanti  a qualche chilometro di distanza tanto che le persone venivano in autobus e molte addirittura non sono venute. Ma tant’è che queste difficoltà sono state superate dal veemente e determinato discorso del presidente della Provincia regionale di Ragusa Franco Antoci che mai avevamo visto cosi “duro” nei confronti di chi ci ha ridotti in questo stato di isolamento geografico, economico e persino sociale visto che l’Aeroporto di Comiso, la Ragusa-Catania, l’autoporto di Vittoria, il porto di Pozzallo etc etc etc vengono lasciati al passo laddove per lo sviluppo dell’area iblea queste infrastrutture, delle quali si parla da decenni, non decollano. Dopo aver dato al Presidente Lombardo della sua “nuova” posizione nei confronti dell”autostrada Antoci ha bacchettato il Governo nazionale ed in particolare il Ministro Tremonti che non firma le carte che darebbero alla provincia di Ragusa quanto è nel suo diritto di avere.

Una protesta forte, precisa con l’individuazione esatta dei “nemici degli Iblei” con una lista  che in nottata ha avuto cancellati alcuni nomi che solo adesso si sono svegliati mentre tanti altri dormono ancora. Determinazione dicevamo, tanto che si fanno le date della “scadenza” di ultimatum pena altre e più clamorose azioni di protesta che oggi non diciamo ma che sono pronte in attesa di essere “servite” a dovere e con nomi e cognomi degli inadempienti.

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