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UNA LEZIONE DI DEMOCRAZIA
12 Dic 2013 08:31
Che Grillo utilizzi un linguaggio “disinvolto” non credo che sia più una notizia; dopo l’improbabile promessa a Genova di “impeachment” nei confronti di Napolitano (con buona pace dell’art. 90 della Costituzione che recita testualmente: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione” – di quale tradimento si parla, di quale attentato alla costituzione???), è arrivato l’invito alla “sedizione” nei confronti delle forze dell’ordine …
Molti hanno stigmatizzato l’incitamento di Grillo (con l’incredibile omertà del leader di FI che di suo ha perfino immaginato un governo di scopo insieme a M5S e SEL dopo aver proclamato l’impossibilità di un’alleanza con il PD responsabile di volerlo uccidere politicamente), ma personalmente penso che la risposta più convincente non sia venuta dai vari leader politici, ma dai tre milioni di cittadini che domenica, peraltro un giorno festivo di grande tradizione, hanno pazientemente fatto la fila per esprimere la loro opinione sul futuro leader del PD esprimendo per l’ennesima volta, nonostante tutto, la propria fiducia nei processi democratici.
Il radicamento della democrazia in Italia, per fortuna, è di gran lunga superiore a ciò che immaginano alcuni capipopolo che soffiano sul fuoco della tensione sociale strumentalizzando sia la disperazione delle persone che sulla loro carne viva portano i segni nefasti di questa crisi, sia il comportamento ineccepibile delle forze dell’ordine che in un Paese democratico giustamente invece di esasperare le situazioni critiche le ammortizzano lanciando segnali distensivi nei confronti dei manifestanti.
Ciò che mi ha sorpreso domenica è stato constatare che le primarie sono oramai avvertite dai nostri cittadini come uno strumento ineliminabile di democrazia, ai seggi non c’erano le cosiddette “truppe cammellate”, ma cittadini motivati che hanno affidato al PD e al suo eligendo segretario la speranza di un’Italia diversa, un’Italia capace di riscattarsi dallo stagno in cui ci ha precipitato una classe dirigente (e non solo politica) incapace di scelte coraggiose ed eticamente qualificate.
E’ vero, l’Italia non ce la fa più, ma ancora (e credo però che sia l’ultimo appello) cerca nei percorsi democratici una soluzione al problema di una rigenerazione netta della classe dirigente, senza palliativi e senza compromessi, in fondo nella nostra città (che secondo me costituisce uno specchio abbastanza fedele della nostra Italia) il risultato delle primarie costituisce una prosecuzione logica e coerente delle elezioni amministrative … anche nelle percentuali: il 70% delle persone chiedono nuovi percorsi di rappresentanza con l’archiviazione del passato e poco importa se ad offrire la soluzione sia Piccitto o Renzi, purchè sia!
In questo senso coloro che cercano di capitalizzare questa forte istanza di cambiamento, quando sottintendono metodi divergenti dalla rappresentanza democratica, non sono in sintonia con il Paese che chiede si un forte rinnovamento, ma non è disposto (o almeno non ancora) ad avventure “alternative” alla democrazia.
Il simbolo di tutto questo è rappresentato nella nostra città dallo stridente contrasto tra la folla di domenica al teatro tenda (oltre 2300 partecipanti alle primarie) e il vuoto desolante di Piazza Libertà messa dalla prefettura a disposizione delle manifestazioni dei “forconi” e presidiata inutilmente dalla forze dell’ordine.
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