UN ACUTISSIMO OSSERVATORE, MA…

Egregio Direttore, 

il recente appuntamento ragusano con Grillo ha catalizzato l’attenzione di diversi cittadini, anche di quelli che, apparentemente, non si interessano di politica. Diversi sono stati gli indicatori i tal senso.

Intanto un comizio dal palco, all’aperto, come non si vedeva da diverso tempo, se non per i grandi leader politici (di certo Grillo ancora non può vantare questo titolo per le sue caratteristiche atipiche), che ha attirato un discreto numero di persone.

La folla per i grandi appuntamenti (da noi quasi esclusivamente relegati in sale trattenimenti, raramente in qualcuno dei pochi cinema rimasti) è stata sempre misurata in termini di vetture posteggiate fino a là o fino a lì, nessuno si è mai avventurato in valutazioni più precise. Questa volta si assiste ad una contesa a forza di dati più o meno opinabili: si ricorre a paragoni con i concerti musicali, pare addirittura che l’organizzazione abbia diramato una piantina metrica della piazza per determinare lo spazio a disposizione di ogni umano ed estrapolare le presenze totali. Si è assistito al teatrino delle grandi manifestazioni politiche o sindacali, quando i partiti o i sindacati interessati parlano di milioni di persone mentre, contestualmente gli organi di pubblica sicurezza si attestano sempre alle centinaia di migliaia di persone.

Discussioni estremamente sterili, inutili, più che altro fomentate, in un senso o in un altro dai tifosi a favore o contrari che hanno tradito così un nervosismo latente che attanaglia tutti in una campagna elettorale che non lascia presagire nessuna sicurezza anche per quei partiti che, una volta, andavano a colpo sicuro, sul numero dei seggi e sui nomi che avrebbero staccato il biglietto per Palermo.

Da una parte nessun ammetterà il numero reale dei presenti, dall’altra nessuno ammetterà che molta di tutta quella gente era in loco solo per curiosità e che da questo al voto ce ne passa.

Sta di fatto che il passaggio di Grillo ha movimentato una campagna elettorale che, forse per l’improvvisa indizione dei comizi, rispetto ai tempi normali a cui eravamo abituati, resta una campagna senza sale e senza pepe, orfana in maniera esagerata di proclami, di programmi, di propositive pianificazioni dell’attività politica, caratterizzata da una estrema confusione di transumanze da un centro ad un altro e da un lato ad un altro, confusione aggravata dai numerosi cambi di casacca all’interno di una stessa area, cambi di casacca che non hanno interessato solo i titolari ma anche le riserve e le squadre giovanili, per restare in tema di paragone calcistico.

Campagna elettorale strana anche in termini di comunicazione, con pochi volantini o facsimile, qualche apparizione in televisione, pubblicità sui giornali on line disaggregata rispetto al target che, sul web, non risponde alle caratteristiche classiche dell’elettore classicamente raggiunto, abbondanza di 6×3 che, come per la pubblicità tradizionali, vengono ormai considerati i mezzi insostituibili, grazie anche alle tariffe stracciate che permettono di veicolare per giorni il proprio nome, anche se, spesso, sempre alle stesse persone, essendo pochi gli impianti con elevato e differenziato flusso veicolare.

Complice l’inesorabile declino in numero di copie dei giornali cartacei, restano i giornali on line a far da salotto a partiti e candidati.

Ho preso spunto dalle considerazioni sul comizio di Grillo, dai commenti che lasciano trasparire una particolare attenzione per il Suo giornale, per chieder come mai un giornale come il Suo, particolarmente vivace e presente sulle notizie più attuali e d emergenti, si appiattisca nella generalità per la campagna elettorale : pubblicità per tutti uguale, presenza contemporanea in una pagina di oltre dieci candidati (contenti loro !), estenuante rassegna giornaliera di appuntamenti, quelli di ieri, quelli di oggi e quelli di domani. Nessun qualificato commento del giornalista sui contenuti, sui programmi, sulle alleanze, sulle presenze, sui giudizi percepiti presso l’opinione pubblica.

Sembra che alla fine, il 28 ottobre, i nomi saranno a sorte e che programmi, promesse e lusinghe siano solo i requisiti per partecipare all’estrazione.

Ci sono partiti che, notizia di poche ore fa, sono in discesa libera nei sondaggi, ci sono candidati che sono passati da sinistra a destra e viceversa, ci sono candidati che hanno cambiato partito all’interno della stessa area, ci sono papabili primi dei non eletti che aspettano esiti di listini e di scorrimenti per sognare lo scranno palermitano, ci sono pacchetti di voti che non andranno al partito di appartenenza ma a quello di amici o parenti, ci sono voti che andranno divisi fra le correnti di uno stesso partito, ci sono faide interne che si vogliono far passare per risolte, ci sono le truppe del voto disgiunto,  ci sono parlamentari uscenti che non possono essere sicuri della riconferma, ci sono facce nuove che aspettano con fiducia il miracolo divino, ci sono papabili appartenenti a partiti oggi presenti, domani non si sa, perché accorpati ad altri partiti, sciolti oppure perché avranno cambiato nome. Come già successo nell’ultima legislatura, c’è qualcuno che rischia, anche con una sola manciata di voti, di dover rifare i biglietti da visita, ammesso che li abbia, per aggiungere il titolo di onorevole, mentre diversi sondaggi danno per scomparse compagini i cui leader e dirigenti ancora straparlano, a livello regionale e a livello locale.

Tutte queste notizie sono quelle che dovrebbero essere portate a conoscenza dei lettori, analizzate, verificate e date in pasto ai lettori, anche se qualcuna potrebbe risultare indigesta a qualcuno.

Sarebbe bello poter monitorare, da qui alla fine del mese, i dati delle precedenti elezioni, i voti dei singoli candidati e dei partiti analizzati per comuni, per far lezioni ai lettori su quello che potrebbe succedere e su quello che di imperscrutabile potrebbe accadere.

A qualcuno si rizzeranno i capelli per l’oscenità della proposta che, senza dubbio, stravolgerebbe l’assestato   e consolidato sistema imposto dall’establishement locale, anche giornalistico.

Se proprio non si vuole ripercorrere le orme del cartaceo, aprite allora i siti ad una rubrica dove i lettori possano esternare i loro dubbi e chiedere : E’ vero che… ? Al giornalista confermare o smentire la notizia, ai lettori riflettere e approfondire i quesiti, all’insegna della trasparenza e delle verità tanto agognate da tutti.

Ma se ci possono essere remore ad avventurarsi per notizie difficilmente confermabili (anche se intrinsecamente certe), che, si può obiettare sono solo fantapolitica o gratuite illazioni perché non chiedere allora ai candidati impegni di coerenza sulle tematiche più scottanti: sono o non sono per l’eliminazione delle province ? – quali le posizioni per porti, aeroporti, autostrade ? le posizioni saranno mantenute autonome o si piegheranno al volere di organi regionali o nazionali a cui il candidato, per obblighi di partito, si uniformerà ? l’appartenenza ad un partito, ad una coalizione, saranno comunque mantenute o si seguiranno le metamorfosi oggi tanto di moda ? – quali sono le posizioni di fronte a inquisiti, condannati e simili ? si manterranno le posizioni partitiche e di coalizione anche in presenza di candidati sindaci non graditi ? – sarà assicurato sostegno leale al partito anche in presenza di scelte non condivise ?

Certo nessuno ci estenderà una fidejussione ma varrà l’eventuale possibilità di sputtanamento futuro in caso di venuta meno agli impegni e alle dichiarazioni.

Giudichi Lei questo sfogo di un lettore stanco delle solite ‘veline’, spesso contenuto uguale di più giornali, ma ancora più disamorato di fronte allo squallore di una campagna elettorale ben lontana dai fasti organizzativi e oratori di una volta.

 

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it