L’annuncio è arrivato a seguito dell’incontro avuto fra le associazioni Orizzonti e 1° Maggio che con due suoi rappresentanti, Orazio Ragusa ed Ignazio Fiorilla, hanno incontrato il Direttore generale dell’ASP di Ragusa, Pino Drago. Sarà il padiglione N ad ospitare questo nuovo hub ospedaliero per l’assistenza primaria e specialistica nel territorio. Dall’incontro le prime indicazioni […]
Sicilia 2026: il sondaggio proibito con i 4 scenari che fanno tremare i palazzi del potere
18 Apr 2026 15:28
Il sondaggio firmato da Lab21 e pubblicato oggi su La Sicilia in articolo a firma del vicedirettore Mario Barresi, non è una semplice rilevazione, ma una vera e propria sentenza politica che scompone il futuro dell’isola in quattro scenari millimetrici, dove il fattore umano pesa infinitamente più dei simboli di partito. Al centro di questo terremoto numerico c’è una verità che brucia: la figura di Renato Schifani, pur essendo il Governatore uscente, vive un paradosso drammatico, risultando meno amato dai siciliani rispetto a figure come Giorgio Mulè o lo stesso Cateno De Luca.
Ma la vera partita si gioca sugli incastri delle coalizioni, una sorta di tetris politico dove ogni mossa sposta decine di migliaia di voti. Nel primo scenario, quello che potremmo definire della “super-armata”, il centrodestra ritrova l’unità perduta riaccogliendo sotto la sua ala le truppe di Sud chiama Nord. In questo caso non ci sarebbe storia: la coalizione schizzerebbe al 58,2%, lasciando il centrosinistra a una distanza siderale, quasi venti punti sotto. È lo scenario che più spaventa i progressisti, perché sancirebbe una sorta di egemonia assoluta, ma è anche quello più difficile da realizzare visti i rapporti personali spesso tesi tra i leader.
Il secondo scenario ribalta completamente il tavolo e rappresenta l’incubo peggiore per Schifani: il cosiddetto “patto del ribaltone”. Se Cateno De Luca dovesse decidere di confluire nel fronte del centrosinistra, magari trovando una sintesi con PD e Movimento 5 Stelle, la vittoria cambierebbe magicamente mano. In questa configurazione, il campo progressista allargato balzerebbe oltre la soglia psicologica del 50%, arrivando al 51,8% e sorpassando un centrodestra che, privato del suo alleato più rumoroso, resterebbe inchiodato al 44,5%. È la prova matematica che De Luca non è solo un candidato, ma un vero e proprio “generatore di vittorie” portatile.
Si passa poi ai due scenari della “corsa solitaria”, quelli che fotografano una Sicilia divisa in tre blocchi. Nel terzo caso, con De Luca candidato alla presidenza in prima persona, la sua lista “Controcorrente” riuscirebbe a drenare un impressionante 18,8% di consensi. Questo isolamento del polo autonomista favorirebbe paradossalmente il centrodestra, che pur scendendo al 45,6% riuscirebbe a spuntarla su un centrosinistra fermo al 31,9%. Infine, il quarto scenario ipotizza una candidatura alla presidenza affidata a Ismaele La Vardera: in questa circostanza il centrodestra respirerebbe ancora di più, salendo quasi al 49%, mentre la galassia di De Luca subirebbe una leggera erosione fermandosi al 17,9%.
Il dato che però cuce insieme tutti questi numeri è la profonda crisi di identità dei partiti tradizionali. Mentre Fratelli d’Italia tenta di fare da collante in una coalizione dove la Lega arranca sotto il 5% e i centristi storici come DC e MPA sembrano aver perso la loro antica spinta propulsiva, il centrosinistra non riesce a trovare una leadership interna capace di accendere i cuori, con PD e 5 Stelle appaiati ma incapaci di superare insieme la soglia del 25%. In questo caos di percentuali, l’unico dato certo è l’enorme esercito degli invisibili: quel 38,3% di indecisi che osserva questi giochi di potere con crescente distacco, pronti a trasformare la delusione nell’ultimo, imprevedibile ago della bilancia che nessun algoritmo può ancora prevedere con certezza.
© Riproduzione riservata