Tre terremoti tengono sveglia la Sicilia orientale: scosse tra Etna e Calabria

Tra la tarda serata di ieri e le prime ore di oggi una sequenza di eventi sismici ha attraversato l’area etnea e lo Stretto, riportando l’attenzione su un territorio che convive da sempre con l’instabilità geologica come con una memoria antica.

Il primo episodio si è verificato alle 22.33 di ieri sera (ora italiana), quando un terremoto di magnitudo ML 3.3 ha colpito l’area a 6 chilometri a sud di Bronte, nel versante nord-occidentale dell’Etna. L’evento, localizzato dalla Sala Operativa dell’INGV di Catania, ha avuto un ipocentro a circa 10 chilometri di profondità. Una scossa breve, secca, avvertita chiaramente in diversi centri del Brontese e nei comuni limitrofi, senza però provocare danni a persone o cose.

Qualche ora dopo, alle 3.08 del mattino, un secondo movimento tellurico – più lieve ma comunque percepito dalla popolazione – ha interessato la stessa area: magnitudo ML 2.0, epicentro a 7 chilometri a sud di Bronte, profondità 7 chilometri. Ancora una volta è stata la Sala Operativa INGV_OE a localizzare con precisione l’evento, confermando la persistenza di una microattività sismica nell’area etnea, spesso legata alla complessa dinamica tettonica e vulcanica del territorio.

Ma il momento di maggiore apprensione è arrivato con la terza scossa, ben più intensa e di tutt’altra scala. Un terremoto con magnitudo stimata intorno a 5.1 ha avuto epicentro nell’area di Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria come riportato nel nostro precedente articolo . Il sisma è stato chiaramente avvertito in tutta la Sicilia orientale, da Messina fino al Catanese, passando per la fascia ionica siracusana.

Non si registrano, al momento, danni significativi né feriti

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