TEMPO DI BILANCI E VALUTAZIONI POLITICHE

Deve essere certo più facile e piacevole imbastire un comunicato che faccia sintesi dei risultati elettorali e tracci un primo bilancio, per chi ha vinto o, comunque, ha tagliato il traguardo sul carro del vincitore.

I problemi sono sostanziali per chi ha perso, ancora di più per chi ha ottenuto un risultato nettamente opposto alle aspettative, anche perché perdenti ma pur sempre politici, a cui nessuno può negare il diritto, come avviene per le elezioni nazionali, di dichiararsi ‘non vincenti’ ma non sconfitti, magari aggiungendo che il risultato ‘è stato ottenuto nel contesto di una tenuta globale che ha mostrato, comunque, segnali di vivacità che fanno ben sperare per le prossime competizioni elettorali’. Ma il vero problema è che non si può dire tutto quello che si vorrebbe dire, mentre ci si deve necessariamente astenere dall’ammettere le realtà che tutti non devono sapere ma che tutti, invece conoscono.

Una delle prime analisi che ci sono pervenute è quella dell’UDC che, dopo un confronto interno, ha emesso il seguente comunicato, a firma dei coordinatori Sonia Migliore – Coordinatore Udc Ragusa, cofirmatari Nuccio Scribano  e Valerio Spadaro – Vice coordinatori Udc Ragusa:

Un’analisi del voto attenta e profonda quella dell’Udc cittadino che, in un lungo confronto interno, ha sintetizzato i punti deboli e di evidente criticità di questa difficile e delicata campagna elettorale, atipica, dall’esito se vogliamo “traumatico” ma non del tutto imprevedibile, almeno nella sostanza. Seppure non immune da costruttiva autocritica, l’analisi non poteva che evidenziare comunque la coerenza della linea politica dell’Udc, esplicitatasi nell’avere aderito, primo tra i partiti, ad una coalizione in cui si era creduto anche a livello regionale, non rinnegando, né lo si sarebbe potuto fare, il proficuo lavoro svolto nella Giunta precedente, che si rivendica con orgoglio. Anzi, proprio la convinzione con cui si è aderito alla coalizione ha comportato un responsabile passo indietro, rinunciando a candidature autonome e al riparo da ambizioni personali, fenomeno che è stato il vero e proprio tema dominante della prima parte della campagna elettorale, e che aveva portato l’Udc ad aderire, con entusiasmo e consapevolezza, alle primarie di coalizione indette. Il 7,2% riportato nelle ultime amministrative, anche alla luce di un accentuato astensionismo rispetto al 2011 e soprattutto in considerazione della fuoriuscita di un gruppo storico del partito pochi mesi prima delle elezioni, ha comunque rappresentato un risultato soddisfacente che ha premiato il grande lavoro effettuato, senza risparmio di energie. Non si può ripartire che da questo, da una sana, costruttiva e propositiva opposizione per il bene della città, valutando senza pregiudizi, di volta in volta, gli atti del nuovo sindaco e della sua Giunta, cui vanno i migliori auguri di buon lavoro. E’ chiaro che un’analisi attenta non può prescindere dal prendere atto degli errori e delle responsabilità politiche che hanno determinato l’esito della tornata elettorale. Troppe scelte imposte dall’alto senza ascoltare la base e soprattutto la popolazione, troppi salti in avanti, troppe adesioni politiche senza rispettare la storia, le linee dei singoli partiti e le vicende personali, elementi primari nelle elezioni amministrative, spesso effettuati senza l’accordo preliminare dei componenti della coalizione stessa. Gravissimo, poi, l’errore, figlio delle stesse logiche, di rinunciare alle primarie di coalizione, ossia il nucleo democratico stesso di ogni coalizione, che hanno comportato un voto di protesta non solo di una popolazione, che invece ritiene importanti le storie e le vicende di ogni singolo partito, ma anche da parte dei componenti della coalizione stessa. Troppe frenesie, troppe ambizioni personali, troppe rese di conti che non possono né dovrebbero mai trovare il loro palcoscenico in occasione delle elezioni, e la gente lo ha percepito e lo ha punito, a priori e a prescindere dalle alternative, come la storia della recentissima votazione ci ha dimostrato. Questi errori devono costituire il tesoro e il patrimonio della Politica, quella con la P maiuscola, e dobbiamo imparare che le scelte non possono essere assunte dall’alto senza confrontarsi con le realtà locali e con gli umori, i desideri e le esigenze della collettività e della base dei partiti stessi. E’ necessario che si torni a fare politica vera all’interno dei partiti, che devono mantenere una loro identità e coerenza, e che altrimenti perdono la loro funzione determinando anche in futuro un proliferare di liste civiche e movimenti che fisiologicamente nascono, oltre che come strumenti transitori e purtroppo talvolta di trasformismo, a causa dello smarrimento della popolazione nell’identificarsi con i loro partiti stessi, chiamati sempre rispettare la loro storia e la loro funzione di democrazia partecipata. Partiti che non possono più permettere che la democrazia rappresentativa accusi un default di sistema e produca maggioranze in larga parte non rappresentative. Intravediamo nella sconfitta elettorale un’opportunità di rigenerazione di una politica sobria, umile, genuina e partitica che anteponga i programmi alla dialettica personale.

Partendo proprio dalle parole finali, ci si chiede perché molte delle considerazioni finali vengano fuori solo ora: non è che taluni aspetti possano essere balzati all’attenzione solo dopo la sconfitta.

Si parla di punti deboli della campagna, di un esito che non era imprevedibile, di errori e responsabilità politiche, di scelte imposte dall’alto, di mancato ascolto della base, di adesioni politiche sbagliate, di frenesie, di ambizioni personali, di resa dei conti, tutti aspetti che possono magari essere sfuggiti alla candidata nella foga della campagna elettorale ma non certo ai collaboratori, fra cui i due vice coordinatori, cofirmatari del comunicato. Perché non è trapelato nulla durante la campagna elettorale ?

Sentire provenire proprio dall’UDC voci di scelte imposte dall’alto e senza l’ascolto della base, sembra veramente eccessivo per una politica umile e genuina.

Per come sono andate le cose ci voleva del coraggio alla Cosentini, coraggio che la candidata signora Migliore non ha saputo mostrare: visti i tempi, checchè se ne voglia pensare, ci voleva una puntata secca su un solo numero, presentare la propria candidatura e resistere. Dalla sua la Migliore avrebbe avuto una tradizione familiare di riguardo che, in ogni caso nobilitava la candidatura, un lavoro precedentemente svolto nell’amministrazione locale, i cui aspetti non condivisi sarebbero potuti essere minimizzati dalla candidatura isolata che rompeva con il passato, la candidatura femminile che, comunque e opportunatamente gestita, avrebbe costituito un particolare valore aggiunto. Una fitta rete di relazioni con altre forze politiche e un tentativo di ricucitura con il gruppo Antoci, magari da pagare a caro prezzo, avrebbe potuto determinare esiti favorevoli, prevedibili ancora prima di conoscere il risultato che poi è stato. Senza dire che, lungo il cammino, fino al primo turno, i consensi potevano aumentare in maniera esponenziale. Invece si è vista scemare la grinta di Sonia Migliore, di giorno in giorno, da una intenzione di candidatura che non si voleva fare trapelare, al tentativo di smarcarsi dalla vecchia compagine amministrativa trovando spazio a sinistra, dove, poi c’è stata l’ammucchiata e da possibile candidata sindaco si è passati ad un semplice assessorato, nemmeno contemplando una vicesindacatura che veniva ipotizzata, nemmeno con tanta convinzione, subordinata alle preferenze ottenute e inserite in una ideale graduatoria per l’assegnazione della poltrona.

Guardando i risultati del primo turno, chi può negare che dal 12,36% di Iacono al 15 % del grillino non ci poteva stare un ottimo piazzamento della candidata, il cui genere avrebbe potuto costituire il fattore sorpresa della competizione ?

Valutazioni, scelte e decisioni risultano col senno di poi, opinabili. Più che cercare responsabili in città converrebbe cercarli in provincia o in giro per la Sicilia, fra gli attori di quelle scelte scellerate di un partito ondivago che ha scialacquato l’eredità di un passato glorioso, fatto di uomini e di voti, uomini e voti che, nell’attuale situazione, avrebbero rappresentato una riserva aurea.

 

 

 

 

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