SE NON SI INTERVERRA’ RIPRENDE LA MOBILITAZIONE

Il rifiuto degli industriali a trattare sul prezzo del latte per la “mancanza di un clima adeguato” è strumentale ed oltraggiosa nei confronti dei pastori che devono fare i conti con la situazione insostenibile che si riscontra nei 70.000 allevamenti italiani di pecore, ormai al collasso. È quanto afferma la Coldiretti dopo il nulla di fatto al Tavolo convocato oggi al Ministero delle Politiche Agricole per definire il prezzo del latte, nell’annunciare che con lo slogan ”Ora basta!!!” migliaia di agricoltori ed allevatori parteciperanno alla manifestazione di piazza che si terrà il prossimo 13 ottobre a Cagliari per richiedere interventi concreti, che fino ad ora non ci sono stati, da parte delle Istituzioni regionali e nazionali.

“In Sicilia la pastorizia ha da tempo lo stesso problema – dichiara il Commissario dell’ARAS, Alessandro Chiarelli, che ha partecipato al Tavolo come membro dell’Esecutivo dell’AIA –. Non ce la fa più. Chiediamo al Governatore Raffaele Lombardo e, in particolare, agli assessori regionali all’Agricoltura e al Bilancio, di prendere con forza in mano la questione e farsene portavoci nelle sedi opportune per evitare il disastro anche in Sicilia. 14 milioni di euro annunciati dal Ministero per aiutare l’agricoltura italiana o gli interventi soltanto per il Pecorino romano sono solo una tazzaina di caffé amara. Il pastore è custode dell’ambiente, oltre che produttore di cibi genuini per l’uomo. Il problema della categoria – ricorda Chiarelli – è un problema di tutti!”

Ci aspettiamo, intanto, la convocazione da parte della Regione di un Tavolo politico e tecnico per affrontare il problema nel suo complesso al fine di mettere in atto tutte quelle azioni che l’ARAS, assieme alle organizzazioni professionali, proporranno a chi dall’altro lato, quello politico, può predisporre e decidere.

Abbiamo l’impressione che la mobilitazione rischia di ricomparire anche nell’Isola. Attualmente i costi di produzione del latte di pecora si avvicinano ad un euro mentre il prezzo riconosciuto dai centri di raccolta e trasformazione arriva fino a 54 centesimi/litro. Impossibile continuare a produrre anche perché l’allevamento ovocaprino è un’attività che ricade in molte zone svantaggiate con maggiori difficoltà per la produzione e la commercializzazione. (m.a.)

 

 

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