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SE IL 5 STELLE CANDIDASSE MARINO
19 Ott 2015 16:00
Allora, l’idea è questa: Beppe Grillo, accompagnato da Di Maio e Dibba, preallertati tutti i servizi mediatici (compresi quelli presuntivamente “nemici”), si recano in pompa magna a casa dell’ex sindaco di Roma Marino, suonano al citofono e chiedono di poter conferire direttamente con Ignazio. Marino all’inizio è titubante, però poi apre a fa preparare alla signora il piattino coi salatini. La delegazione pentastellata deduce un certa diffidenza dal magro piattino e dalle occhiate torve, per cui Grillo alza subito le mani e spiega a Marino che le critiche dei cinque stelle non erano causate da astio personale, ma diciamo che la scarsa fiducia era rivolta al resto della compagine. Marino non è convinto, tuttavia si rasserena un poco. Grillo allora continua e in poche battute giunge al dunque chiedendo al noto chirurgo di candidarsi alle primarie interne del MoVimento Cinque Stelle per l’elezione del Sindaco di Roma. Sarà pur sempre la ggente a decidere, ma questa volta il MoVimento avrà un suo candidato preferenziale: Ignazio Marino. La bontà del progetto per settimane sarà spiegata a tutti i meetup, anche per mezzo dei blog ufficiali e ufficiosi, e naturalmente di facebook. Sarà chiarito che Marino è senz’altro un gaffeur , ma non è certamente il male di Roma. Anzi, egli è stato il capro espiatorio, l’unico santo (o quasi) da immolare per la causa di quanti hanno fatto peggio e continueranno a fare peggio. Nelle settimane successive anche il popolo della sinistra, interno ed esterno al PD, si mobiliterà in favore del candidato pentastellato Marino e infine, alle elezioni, sarà rivoluzione compiuta. Marino, convinto del progetto, ancor più della possibile riabilitazione personale, decide di tentare la via antisistemica.
Sì, l’idea è semplicistica, da bar, tuttavia non posso fare a meno di pensare che essa potrebbe risultare una soluzione possibile all’inghippo che si profila nel futuro, e soprattutto non posso fare a meno di credere che la conseguenza a un progetto di questo tipo sarebbe quella benedetta destabilizzazione attesa da anni e da molti (anche all’interno del PD). Uno stop democratico, perché si ritorni alla ragionevolezza, alla ponderazione etica e alla Questione Culturale che tutto l’apparato decisionale dovrebbe sovrintendere. Tutto ciò non avverrà mai, potrebbe accadere solamente in un film americano, dove il lieto fine con la rivalsa etico-buonista rappresenta la ragione escatologica di tanti bocconi amari sorbiti nel “perdurante” della fabula. La realtà è ben diversa. Il PD contiene “il male” ma non è il male, è un partito ormai così grande che non può fare a meno di recepire tutto (compreso il male, piaccia o non piaccia). Il nocciolo della questione è da rintracciare all’interno dell’a-ideologico MoVimento 5 Stelle. Nato come movimento politico antisistema, anzi più propriamente come movimento antipolitico, esso ha tradito ad ogni occasione buona l’opportunità di rispettare l’unico dettame ideologico di quella stessa filosofia, ossia fare inceppare il sistema. Questo cosiddetto “sistema” può esser fatto inceppare solo in un modo, dall’antipolitica, cioè rifiutando di fare politica. Una traduzione, nel pratico, sarebbe potuta essere quella di impedire, per mezzo delle regole democratiche, l’elezione del presidente del senato, o quanto meno procrastinarla sino allo sfinimento. E in tal guisa proseguire, per mezzo di emendamenti, interrogazioni, etc, etc… giungendo alla promulgazione di nuove elezioni, ad esempio. Ebbene, ciò non è stato fatto, e allora se il MoVimento si è dovuto trasformare in movimento politico, occorreva decidersi all’estrema conseguenza di fare anche “politica”, cercando gli alleati più garbati e funzionali al progetto politico stesso (Bersani non era forse un alleato tra i più “garbati”?). Tuttavia, per fare politica, o meglio per farla bene, occorre avere un’idea, un’ideologia, e se questa non è quella dell’antipolitica (per i motivi chiariti poc’anzi), resta da domandarsi quale altra potrebbe essere. Grillo, sarò sincero, mi ha fortemente deluso. L’ho sempre ritenuto un politico, più che un comico, nel senso interpretativo che gli assegnava Montanelli. E la qualità dei suoi spettacoli-invettiva, in passato, mi aveva portato a credere che il suo intervento movimentista si sarebbe potuto tradurre in qualcosa di altrettanta qualità. Ripeto ancora una volta un concetto già espresso su queste pagine, la “questione morale” è contenuta nella “questione culturale”, e oggi in Italia nessuno si sta occupando di essa. Nel contempo devo precisare che su linee non molto diverse si trova il renzismo (un nulla ideologico che per mezzo di molti più consensi di quelli recepibili dal 5 Stelle, riesce a tradurre il bisogno di “fare” qualcosa nella pratica di qualche riforma confusionaria e qualche manovra bislacca. L’ultima, ad esempio, non riduce il peso dei tributi, malgrado la si promuova in tal senso, bensì evita solamente che lo si possa elevare maggiormente. È già qualcosa, ma nulla di che. A proposito della Questione Culturale, la riforma della scuola non tocca neanche da lontano la “didattica”, dunque mancando ancora una volta il risvolto formativo dell’italiano come cittadino. Siamo fermi ancora agli auspici di D’Azeglio). E questo è quanto!, dunque il MoVimento 5 Stelle, non avendo ben chiaro l’orizzonte di indirizzo politico (Grillo stesso ha sempre detto che l’obiettivo era mandare tutti a casa e restituire il Paese alla democrazia, coerentemente ai progetti antisistemici cui si aggancia il MoVimento alle origini del “vaffanculo” ormai divenuto generazionale), ed avendo mancato – come detto – l’opportunità di inserire il legnetto tra gli ingranaggi, ben difficilmente riuscirà a pensare come buona una trovata da boutade simile a quella espressa all’inizio di questo scritto. Non ci saranno sorprese spiazzanti, in grado di distruggere equilibri mefitici in via di stabilizzazione parlamentare. Nulla di nulla, non ci sarà niente che consegua perlomeno l’obiettivo di “fare scena”. Tra l’altro, ricordo al lettore, che spesso i fedeli del MoVimento si sentono investiti di quella sicumera tipica di chi ha infusa la Verità e la propugna contro tutto e tutti, magari anche contro quelli che potrebbero persino essere per metà d’accordo o mediamente convincibili.
I film americani non mi piacciono, e pur facendomi simpatia Marino, non mi interessa poi più di tanto che esso sia riabilitato dinanzi agli occhi della società italiana (non una gran bella società, del resto). Egli sa di essere stato onesto, se lo è stato sino in fondo, e non necessita di difensori del popolo. Farà dunque i conti con la propria coscienza senza intromissioni indebite, né mie né di altri (spero). E però, mi sento di dire, che l’occasione è ghiotta per quel bastone fra le ruote di questa macchina mefistofelica in via di strutturazione, costruita sul bilanciamento degli interessi particolari (e faustiani) di tutti, ma proprio tutti, coloro che ci hanno condotto a “questa schifezza”. Il popolo italiano oggi ha bisogno più che mai di segnali forti, di rivoluzioni ideali e assolutamente prive di violenza fisica. Si ha necessità di forza e coraggio ideale nell’imposizione a se stessi di una sola virtù, la più assente tra tutte dagli anni ’80 del novecento ad oggi, la Temperanza. Si farà qualcosa, e servirà a qualcosa? No, non ne sono sicuro, ma tutto va tentato in questi ultimi scampoli di libertà, prima che sia troppo tardi, e anche se il peggior tardi è ancora lungi dall’arrivare. Se, in fine, sia una sfortunata evenienza quella verso cui andiamo incontro, oppure se essa sia da considerare come fortunata, proprio non lo so. Intendo dire, che a seconda di come la si vuol vedere, il peggioramento potrebbe anche risolversi in un’accelerazione del disfacimento. C’è solo ottimismo in tale ambigua possibilità interpretativa, comprendendo entrambe le opzioni in un’unica assunzione di fatto esistenziale (tutto è bene, anche se va male!). Il dubbio mi consola e, tutto sommato, vorrei che il sistema si salvasse – in fondo ci vivo da trentacinque anni – ma nel migliore dei modi possibili e garantendo un futuro auspicabile.
Gaetano Celestre
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