Scoperto un relitto del VI-V secolo a.C. nelle acque di Santa Maria del Focallo

Un importante relitto risalente al VI-V secolo a.C. è stato rinvenuto nelle acque di Santa Maria del Focallo, nel territorio del Comune di Ispica. La scoperta, effettuata durante una campagna di scavi subacquei condotta dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e dall’Università di Udine, rappresenta un contributo significativo alla conoscenza della storia marittima del Mediterraneo.

Caratteristiche del relitto e ritrovamenti

Il relitto, trovato a sei metri di profondità sotto uno strato di sabbia e massi, presenta una struttura realizzata con la tecnica costruttiva “su guscio”, basata sull’incastro di tavole del fasciame tramite tenoni e mortase, che conferivano allo scafo una funzione autoportante.

Nei pressi del relitto sono stati trovati due ancore in ferro a “T” rovesciata, databili al VII secolo d.C. quattro ancore litiche, probabilmente di epoca preistorica.

Importanza storica e culturale

Secondo Francesco Paolo Scarpinato, assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, questa scoperta testimonia il ruolo centrale della Sicilia nei traffici marittimi e negli scambi culturali dell’antichità. Il relitto risale a una fase di transizione tra la Grecia arcaica e quella classica, rendendolo un reperto di grande valore storico e archeologico per il patrimonio culturale sommerso siciliano.

Tecniche di studio avanzate

La campagna di scavi, durata tre settimane, si è avvalsa di tecnologie avanzate come la fotogrammetria subacquea, che ha permesso di creare un modello tridimensionale del relitto. I campioni prelevati saranno analizzati per approfondimenti paleobotanici, consentendo uno studio dettagliato dei materiali utilizzati nella costruzione dello scafo.

Il “Kaukana Project”

L’operazione è stata parte del “Kaukana Project”, un’iniziativa avviata nel 2017 per ricostruire il paesaggio costiero e sommerso della Sicilia sud-orientale, tra Ispica, Kaukana e Kamarina. Il progetto, giunto alla quinta campagna di scavo, coinvolge prestigiosi enti di ricerca italiani e internazionali, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio archeologico marittimo siciliano.

Collaborazioni

Il ritrovamento è stato reso possibile grazie al supporto tecnico del Nucleo sommozzatori della Guardia Costiera di Messina e della Capitaneria di porto di Pozzallo, che hanno garantito la sicurezza e l’efficienza delle operazioni subacquee.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it