Ragusa Foto Festival 2026: il Mediterraneo diventa fotografia. A Ibla quattro giorni tra arte, memoria e contemporaneità

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“Bisogna vedere il mare e rivederlo”, scriveva Fernand Braudel. Ed è proprio da questo sguardo sul Mediterraneo che prende forma la 14ª edizione del Ragusa Foto Festival, in programma a Ragusa Ibla dal 27 agosto al 27 settembre 2026, con le giornate inaugurali concentrate dal 27 al 30 agosto.
Il tema scelto per questa nuova edizione è “Archetipi Mediterranei”, un viaggio attraverso fotografie, storie e territori per interrogarsi sulle forme profonde che continuano a definire la nostra identità: gesti, riti, paesaggi, relazioni e memorie che attraversano generazioni e confini.
A guidare il Festival per la prima volta è Alessandra Mauro, direttrice editoriale di Contrastobooks, che imprime alla manifestazione una nuova direzione artistica senza spezzare il legame costruito negli anni con Ragusa e con il territorio siciliano.
“Se gli archetipi sono i gesti, i riti, le relazioni che persistono attraverso secoli e confini, di questi archetipi si nutre ancora la nostra cultura e il nostro sguardo”, sottolinea Mauro. Una prospettiva che porta la fotografia oltre la semplice dimensione estetica, trasformandola in uno strumento per leggere le trasformazioni del presente.

Quattordici anni di fotografia nel cuore di Ragusa Ibla

C’è poi un altro archetipo, quello indicato dalla fondatrice Stefania Paxhia: il Festival stesso. Da quattordici anni, in un angolo di Sicilia lontano dai principali circuiti culturali, Ragusa Foto Festival continua infatti a produrre e ospitare cultura fotografica contemporanea di respiro internazionale.
Il quartier generale della manifestazione sarà ancora una volta il Giardino Ibleo, nel cuore di Ragusa Ibla, mentre le mostre occuperanno palazzi storici, chiese sconsacrate e altri luoghi del patrimonio barocco.
Una scelta che non è soltanto scenografica. Il Festival nasce infatti dalla convinzione che la cultura possa e debba essere costruita dentro i luoghi, senza essere considerata un prodotto da importare dalle grandi capitali.

Undici mostre per raccontare il Mediterraneo e il Sud

Sono undici le mostre che compongono il percorso espositivo dell’edizione 2026. Sei sono produzioni inedite, lavori commissionati e sviluppati direttamente dal Festival per raccontare il territorio e le sue connessioni con il Mediterraneo.
Tra i progetti più attesi c’è “Niscemi. Un racconto”, realizzato in esclusiva da Alessio Mamo, fotoreporter siciliano e due volte vincitore del World Press Photo. Il progetto, allestito a Palazzo La Rocca, non punta sulla spettacolarizzazione della frana che ha colpito Niscemi nel gennaio 2026, ma osserva la comunità e il suo tentativo di riorganizzarsi, reagire e immaginare un futuro possibile.
Un racconto che sarà presentato durante le giornate inaugurali insieme a Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire.

“Piazza Bella Piazza”, il luogo dove la comunità si riconosce

Un’altra grande produzione originale è “Piazza Bella Piazza”, dedicata a uno dei luoghi archetipici della vita mediterranea: la piazza.
Dall’agorà greca alle piazze contemporanee, questo spazio continua a rappresentare un punto di incontro, confronto e costruzione dell’identità collettiva. Il progetto mette insieme gli scatti di grandi autori come Enzo Sellerio, Gianni Berengo Gardin, Roberto Koch e Lorenzo Cicconi Massi, affiancandoli ai lavori inediti di Tommaso Ausili, Diana Bagnoli, Francesco Bellina e Irene Starita.
La mostra sarà distribuita tra il Giardino Ibleo e Palazzo Cosentini, creando un dialogo tra memoria fotografica e sguardi contemporanei.

La pietra che ha fatto Ragusa diventa racconto fotografico

Spazio anche alla terza edizione della residenza d’artista realizzata con il sostegno della Fondazione Banca Agricola Popolare di Ragusa di BAPS.
La protagonista è Anna Di Prospero, che durante la sua permanenza nel territorio ibleo ha sviluppato un lavoro inedito dedicato alla pietra pece, elemento profondamente legato alla storia industriale e al paesaggio di Ragusa.
Il progetto, esposto a Palazzo La Rocca, guarda alle aree industriali iblee legate alla figura di Cesare Zipelli, ingegnere, economista, filantropo e appassionato d’arte che rappresenta una pagina significativa della storia imprenditoriale locale.

Massimo Vitali e l’archetipo della spiaggia

Uno degli appuntamenti più attesi sarà quello con Massimo Vitali, al quale il Festival dedica un omaggio attraverso una selezione delle sue celebri Spiagge d’Italia.
Le immagini di grande formato saranno esposte nella chiesa sconsacrata di San Vincenzo Ferreri, trasformando uno dei luoghi simbolici di Ragusa Ibla in un osservatorio sull’umanità contemporanea.
La spiaggia diventa così, nella ricerca di Vitali, un luogo privilegiato per osservare relazioni, comportamenti, rituali e dinamiche collettive. Un vero archetipo mediterraneo capace di raccontare la società attraverso la sua rappresentazione più quotidiana.

Dall’altra parte del Mediterraneo: identità, migrazioni e memoria

Il Festival allarga quindi lo sguardo oltre le coste italiane con la sezione “Dall’altra parte del Mediterraneo”, dedicata ad autori che arrivano da territori vicini per geografia e storia.
Tra i protagonisti c’è Mous Lamrabat, fotografo di origine marocchina cresciuto in Belgio, autore di Saluti dal Mousganistan. Il suo linguaggio ironico e visionario intreccia fotografia fashion, cultura nordafricana e immaginario pop per riflettere su identità e appartenenza.
Con Under the Sand, Zied Ben Romdhane, fotografo tunisino dell’Agenzia Magnum, porta invece l’attenzione sulla desertificazione e sui contrasti tra le zone costiere e l’entroterra della Tunisia.
Evangelia Kranioti, artista e regista greca residente in Francia, presenta The Messengers, progetto che mette in relazione la figura mitologica di Hermes con la condizione contemporanea dei migranti, interpretati come “messaggeri del presente”.
Completa la sezione Therese Debono con Blank, ricerca dedicata alla trasformazione urbana di Malta e al rapporto tra paesaggio costruito e memoria.

Fotografia, giornalismo e fragilità dei territori

Il programma del Festival non si limita alle mostre. Sabato 29 agosto sarà dedicato anche a chi fotografa, scrive, comunica e lavora nel mondo della creatività.
Alle 10.30 è previsto un seminario gratuito sui fototesti, curato dai professori Michele Cometa, Roberta Coglitore e Maria Rizzarelli delle Università di Palermo e Catania.
Nel pomeriggio spazio al rapporto tra fotografia, giornalismo ed emergenze territoriali con un talk dedicato alla fragilità dei territori, al Mezzogiorno e all’etica dell’informazione visiva. L’incontro, valido per 3 crediti formativi per giornalisti, vedrà protagonisti Fabrizio Minnella, Pierluigi Catalfo, Fabio Pollice e Nello Scavo.
Al centro della riflessione ci sarà anche il racconto fotografico di Alessio Mamo sulla comunità di Niscemi.

Quattro giorni di incontri, workshop e fotografia

Le giornate inaugurali prenderanno il via giovedì 27 agosto alle 18.30 al Giardino Ibleo. Dopo i saluti istituzionali e i ringraziamenti a ospiti, istituzioni e partner, il programma entrerà nel vivo con l’incontro con Massimo Vitali e la visita alla mostra Spiagge d’Italia.
Venerdì 28 agosto sarà dedicato alle letture portfolio, alle visite guidate e agli incontri con Mous Lamrabat e Therese Debono, che dialogheranno con Alessandra Mauro. Seguirà l’incontro con Anna Di Prospero e Carmelo Arezzo dedicato alla residenza sulla pietra pece iblea.
Sabato 29 agosto sarà particolarmente intenso, tra il seminario sui fototesti, la presentazione di Piazza Bella Piazza e il talk dedicato a fotografia, territori e informazione.
Domenica 30 agosto, giornata conclusiva delle inaugurazioni, sarà invece dedicata alla presentazione di IRAE, rivista d’arte e sostenibilità, con il direttore editoriale Angelo Cricchi, e all’omaggio al grande fotografo ragusano Giuseppe Leone, insieme a Roberto Koch e Carmelo Arezzo.
Tra gli appuntamenti ci saranno inoltre workshop con Alessio Mamo e Guja Besana, letture portfolio, visite guidate, incontri con gli artisti, aperitivi e il concerto di Improgressive, trio di musica visuale e improvvisazione composto da Maurizio Morello, Paolo Battaglia e Giampiero Carta.

Un festival che guarda al futuro senza perdere le radici

L’edizione 2026 segna dunque un passaggio importante nella storia del Ragusa Foto Festival. La nuova direzione artistica di Alessandra Mauro rafforza il dialogo tra una dimensione curatoriale di respiro internazionale e un territorio che resta il cuore della manifestazione.
“Archetipi Mediterranei” non vuole proporre una cartolina del Sud, ma utilizzare la fotografia per interrogare le trasformazioni che attraversano il Mezzogiorno e, attraverso di esso, l’intera Europa: crisi demografica, migrazioni, cambiamenti climatici, fragilità ambientale, memoria e trasformazione delle comunità.

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