Ragusa calcio, Aniello Martone si dimette alla vigilia della Vibonese: frecciate a piazza e stampa

Ragusa calcio, Aniello Martone si dimette alla vigilia della Vibonese: frecciate a piazza e stampa

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Il Ragusa calcio si presenta alla sfida con la Vibonese senza uno dei suoi dirigenti. Aniello Martone ha rassegnato le dimissioni da consulente sportivo della società azzurra, affidando il suo addio a un lungo comunicato. Una scelta che arriva nel momento più delicato: domani allo stadio Aldo Campo la squadra va a caccia di un riscatto, con appena tre punti raccolti nelle prime otto giornate di campionato.

Proprio i risultati, però, secondo Martone non sono la causa del suo passo indietro. Nella lettera il dirigente rivendica i traguardi degli ultimi anni, a cominciare dalla salvezza conquistata la scorsa stagione dopo la vittoria decisiva contro il Messina, e ricorda che da cinque anni la società mantiene la Serie D senza retrocessioni né penalizzazioni.

A pesare, scrive, sono state le contestazioni piovute già nelle prime battute del campionato. Dopo l’entusiasmo dell’esordio e del derby casalingo con il Modica, giocato davanti a circa 1.500 spettatori, il clima si sarebbe rapidamente guastato, anche per quelle che Martone considera ingiustizie subite proprio nella sfida con i rossoblù. All’amarezza per l’incoerenza di una parte della piazza si aggiungono motivi personali che lo richiamano in famiglia.

Il congedo non risparmia frecciate. Martone accusa una parte della stampa locale di aver diffuso ricostruzioni lontane dai fatti e di aver alimentato le tensioni tra i tifosi. E lancia una sfida a chi critica: farsi avanti e sostenere concretamente la società, sul piano economico e gestionale.

Il tono si addolcisce nei ringraziamenti: al sindaco Peppe Cassì, a Simone Di Grandi, al vicepresidente Emanuele Carnazza, a Gianni Borrometi e Aldo Sinatra, ai giocatori, definiti “uomini veri”, e ai tifosi del gruppo Manicomio, con i quali c’è stato di recente un chiarimento. L’ultimo saluto è per Ragusa e Marina di Ragusa, che lo hanno accolto in questi tre anni: un “arrivederci” e la promessa di restare tifoso azzurro.

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