Quella volta in cui Peppino di Capri venne a cantare a Scoglitti: il ricordo di un’estate che fece storia

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

La musica italiana perde uno dei suoi protagonisti più longevi e amati. È morto Peppino di Capri, al secolo Giuseppe Faiella, artista simbolo di un’intera epoca, capace di attraversare oltre settant’anni di storia della canzone italiana. Aveva 86 anni. Il cantante si è spento nella sua Capri, l’isola alla quale è rimasto profondamente legato, dopo un periodo di malattia.

Con la sua voce, il pianoforte e uno stile inconfondibile, Peppino di Capri ha rappresentato uno dei volti più riconoscibili della musica italiana nel mondo. Nato a Capri nel 1939, iniziò a esibirsi giovanissimo e negli anni Cinquanta, insieme ai Rockers, fu tra gli artisti che contribuirono a portare in Italia i ritmi del rock’n’roll.

La sua carriera è stata costellata da grandi successi che ancora oggi fanno parte della memoria collettiva. Da “Roberta”, uno dei primi brani che lo rese popolare, a “St. Tropez Twist”, fino a “Un grande amore e niente più”, con cui vinse il Festival di Sanremo nel 1973, e a “Non lo faccio più”, che gli regalò il secondo successo sul palco dell’Ariston nel 1976. Il brano più identificativo della sua storia resta però “Champagne”, diventato un classico della musica italiana e conosciuto anche fuori dai confini nazionali.

Peppino di Capri partecipò numerose volte al Festival di Sanremo e fu protagonista di stagioni musicali profondamente diverse, riuscendo sempre a mantenere un rapporto speciale con il pubblico. Un artista capace di unire la tradizione melodica italiana alle sonorità moderne, senza mai perdere la propria identità.

Il suo nome, però, è legato anche a un ricordo che appartiene alla provincia di Ragusa. Negli anni del grande successo arrivò infatti anche a Scoglitti, dove si esibì alla storica Capannina, il locale sul mare che negli anni Sessanta rappresentò uno dei luoghi simbolo della crescita turistica della borgata.

Costruita nel 1959 dalla famiglia Santocono, La Capannina era diventata un punto di riferimento per spettacoli, serate danzanti e momenti di aggregazione. In quegli anni riuscì ad ospitare alcuni dei protagonisti della musica italiana, tra cui, oltre a Peppino di Capri, anche Tony Renis e Nico Fidenco.

La presenza di Peppino di Capri a Scoglitti racconta un periodo in cui anche le località della provincia siciliana diventavano tappe delle tournée dei grandi artisti nazionali. Erano gli anni in cui la musica arrivava dal vivo nelle piazze e nei locali, creando ricordi destinati a rimanere nella memoria di chi li aveva vissuti.

La storia della Capannina è poi proseguita negli anni: dopo la morte di don Peppino Santocono, nel 1977 la struttura passò all’ingegnere Gino Mazza e nel tempo si trasformò nell’attuale stabilimento balneare e ristorante. Ma nella memoria di molti resta ancora quel locale degli anni Sessanta, quando sul palco arrivavano nomi capaci di richiamare pubblico e attenzione.

Oggi, nel giorno della scomparsa di Peppino di Capri, anche il territorio ragusano ricorda quella serata e quella stagione in cui una delle grandi voci della musica italiana arrivò fino a Scoglitti.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it