QUANDO L’HORROR NON È UN FILM

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Difficile trovare le parole per  raccontare l’efferatezza dei delitti che si sono consumati, o che sono tornati alla ribalta, a distanza di poche ore l’uno dall’altro, contro donne e bambini inermi, nell’ambito del luogo teoricamente più sicuro, il focolare domestico, come nei casi di Borgomanero, di Canicattini Bagni, di Pietra Ligure o di Motta Visconti, o lungo il percorso di luoghi noti e abituali, e perciò non minacciosi, come nel caso di Yara.

 

Difficile trattenere parole di vendetta e rivalsa, che però non avrebbero altro senso che aggiungere violenza a violenza e moltiplicare l’odio già fin troppo pronto a divampare davanti a ciò che crediamo ostacoli per i nostri folli desideri. Così un marito che si invaghisce di una collega, ritiene di proiettarsi verso chissà quale felicità uccidendo a sangue freddo moglie e figlioletti, senza neanche perdersi poi la partita. Altri per gelosia o per l’incapacità di gestire i conflitti di coppia o di accettare la scelta di separarsi fatta da una moglie probabilmente stanca di avere paura di suo marito, in un attimo si trasformano in spietati carnefici. Altri ancora  possono forse pensare che sia attrazione per  un’adolescente la molla che li spinge ad annientarne la vita.

 

Allora se  le cose stanno così, se questi orrori si ripetono quasi quotidianamente, vuol dire che c’è un’emergenza educativa gravissima: manca l’educazione sentimentale incentrata sulla bellezza della reciprocità libera e spontanea. Dobbiamo ricominciare a usare la parola “amore” con attenzione, solo in stretto collegamento con le parole “rispetto” e “attesa” della gratuità  della scelta dell’altro di ricambiare desideri e sentimenti. Questo comporta anche un’educazione al controllo e alla rielaborazione delle emozioni negative e dei fallimenti, affinchè non si traducano in aggressività a volte perfino autodistruttiva.  In un Paese come l’Italia in cui c’è tanta arretratezza nella parità di opportunità per le donne, in cui si fa tanta inutile retorica sulla famiglia, senza poi riuscire a mettere in atto tutele e sostegni adatti all’oggi, è ancora più urgente porre il problema.

 

Sono tanti, evidentemente e drammaticamente, i maschi (non li chiamerò “uomini”)  che considerano proprietà personale alla stregua di un bell’oggetto decorativo una Donna, che non le consentono pensieri, sentimenti, dolori o speranze che non siano da loro controllati e legittimati, e che, pertanto, non esitano a distruggere il loro “oggetto” quando sfugge al loro dominio. Non sanno nulla costoro di amore, relazione, comunicazione. Non vedono che un volto e un corpo sono belli  prima ancora che per le fattezze, perché dietro gli occhi ci sono pensieri, progetti, desideri, perché dietro un sorriso c’è autostima, capacità di assumere responsabilità, di dare e ricevere affetto e amore, perché c’è l’autonomia di una persona completa in se stessa e proprio per questo capace di relazione con altri.

 

                                                                                                  

 

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