PRONTI A PRESENTARE ISTANZA DI FALLIMENTO NEI CONFRONTI DEL LORO DATORE DI LAVORO I NETTURBINI DI POZZALLO

Tra carte bollate e ricorsi vari, appare sempre più inestricabile il contenzioso che si è venuto a creare tra Comune, Geoambiente e lavoratori ecologici. Oltretutto, la recente decisione del Tar di Catania di accogliere la richiesta formulata dagli avvocati della Geoambiente di sospendere il provvedimento di “licenziamento” per colpa adottato dagli amministratori di Palazzo “La Pira” nei confronti della loro assistita, ha, sotto certi aspetti, creato maggiore confusione rispetto ad alcuni dati di fatto obiettivi e inconfutabili. In primis la mancata corresponsione ai lavoratori dipendenti da parte della Geoambiente delle mensilità relative a i mesi di agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre, oltre alla tredicesima. Inadempienza contrattuale grave, che si trascina da tempo. Per non dire dell’inagibilità del cantiere di lavoro, della parziale disponibilità degli attrezzi di lavoro e degli automezzi, spesso inutilizzabili per mancanza di gasolio. Approssimativo e carente, inoltre, il servizio in città, disastroso nelle periferie. Per tutte queste ragioni il Comune ha sciolto il contratto per colpa. Intanto i netturbini, stanchi di essere maltrattati, avrebbero dato mandato al loro legale di procedere nei confronti del loro datore di lavoro, la Geoambiente, con istanza di fallimento. Azione legale più forte ed ultimativa rispetto allo strumento del decreto ingiuntivo, provocata, a quanto pare, dalla disparità di trattamento riservata dai titolari dell’azienda ai lavoratori dipendenti in occasione del saldo della mensilità del mese di luglio, avvenuto nei giorni scorsi: stipendio al completo per i 25 netturbini che non avevano sottoscritto il decreto ingiuntivo, parziale per chi, invece, aveva “osato” proporre azione esecutiva. Da qui la decisione dei lavoratori, questa volta unanime, di dare mandato al loro legale di presentare al più presto istanza di fallimento nei confronti della ditta belpassese al tribunale di Catania.

“Lavoriamo da mesi  – dicono i netturbini – in condizioni di grave precarietà; garantire un livello accettabile di servizio in queste condizioni è impossibile e tuttavia facciamo del nostro meglio per non penalizzare ulteriormente la città. Siamo creditori di cinque mensilità più la tredicesima e nonostante la pazienza avuta in tutti questi mesi, il nostro datore di lavoro continua a trattarci con supponenza ed arroganza, in aperta violazione dei nostri diritti, facendo anche ricorso a metodi prevaricatori ed offensivi che non intendiamo più sopportare”.

 

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