PRENDE UN CAFFE’? NO GRAZIE, SONO GIA’ CONFUSO

Noi, normali cittadini, siamo confusi per quanto e come la politica nazionale interpreta e disciplina la crisi economica che si è, per noi improvvisamente, calata sulla nostra vita quotidiana. Possiamo solo provare ad individuare i soggetti che di questo collasso sono i protagonisti, anche se a loro malgrado.

L’Europa, tramite quanto preannuncia la Merkel, cercherà di imporci per i prossimi anni più rigidi parametri di spesa pubblica, il Presidente Letta, non ostante la sua buona volontà e determinazione, è a capo di un governo che non ha una sua specifica maggioranza. Il Pd, confuso e disallineato, pare più attento ai suoi problemi interni per l’elezione del nuovo segretario. Il Pdl sembra stare nel governo con un piede fuori e con l’altro dentro anche per le vicende che riguardano il suo maggiore rappresentante. La Confindustria per l’apprezzabile finalità di incrementare la produzione, specie per i mercati esteri, vuol essere posta per una maggiore competitività nella condizione di essere alleggerita dal peso del cuneo fiscale. Le organizzazioni sindacali hanno addirittura, anche se ciò è da considerare positivo, stipulano un documento di azione comune con gli imprenditori.

Nella maggior parte delle trasmissioni televisive nazionali ove si dibattano problemi politici i rappresentati dei partiti si comportano come se fossero all’apposizione del governo, talora dichiarandosi contrari a quanto i loro stessi ministri hanno approvato. Le soluzioni per i casi oggetto del programma cui partecipano sono in larga misura generici e non particolareggiati.

Se, tanto per fare un esempio, si discute sui tagli della spesa pubblica evitano con accuratezza di individuare i settori specifici sui quali intervenire e ciò per la semplice ragione di evitare un contrario divisamento da quanti di quella categoria ne fanno parte.

L’attuale governo è detto delle larghe intese e almeno nominalmente può contare su una maggioranza assoluta di voti nei due rami del Parlamento. Ciò non ostante si annunciano probabili dimissioni di autorevoli rappresentanti di governo, salvo poi con successive dichiarazioni a non dare seguito a quanto minacciato.

La confusione che ne deriva nella maggior parte dei cittadini elettori che di questa maggioranza fanno parte non può che costantemente aumentare e rendere più incisivo un distacco culturale fra governanti e governati. Un tasso di disoccupazione come quello attuale non ha riscontro negli anni passati se non dopo la fine della guerra quando ancora non tutti potevano ripararsi dal freddo con un cappotto e la mancanza di un citofono o del riscaldamento nelle aule scolastiche non erano motivi di scioperi e di generali lagnanze.

L’emananda legge sulla stabilità ha un visione programmatica diluita in tre anni e sempre che sia approvata senza sostanziali modifiche presuppone che per lo stesso periodo ci sia un governo stabile in grado di realizzare quanto è previsto,sempre che non subisca sostanziali cambiamenti in sede di approvazione parlamentare definitiva.. A questo punto sembra lecito domandarsi se questo governo, detto delle larghe intese, possa resistere per il prossimo triennio e restituire al paese quegli elementi di crescita che si propone di raggiungere nella misura di non meno di un punto con il segno più di percentuale sul prodotto interno lordo. A non darci questa sensazione di certezza sono le varie posizioni programmatiche fra di loro contrastanti che enmergono dai rappresentanti dei partiti di maggioranza che, a quanto è dato di capire, non sembrano allineate con il disegno di legge approvato dal governo che, come se non bastasse, deve essere ornato dal placet europeo.

L’insieme di queste incertezze a cui si è accennato solo in via esemplificativa e quindi non esaustiva ci rende confuso l’orizzonte del nostro prossimo futuro. Camminiamo sul filo come un equilibrista  che deve raggiungere il punto opposto di quello di partenza e che deve, nel contempo, evitare di cadere all’interno della gabbia che gli sta di sotto e dove leoni e tigri sperano che metta un piede in fallo. Siamo confusi, seppure coltiviamo la sincera speranza di sbagliarci.

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