Ponte sullo Stretto: perché la Corte dei Conti ha detto stop. Violati vincoli Ue su ambiente, appalti e tariffe

Il progetto del Ponte sullo Stretto si ferma di nuovo. Le motivazioni della bocciatura — rese note ufficialmente dalla Corte dei Conti — confermano che l’opera è incagliata su tre scogli decisivi: tutela dell’ambiente, regole sugli appalti e assenza del parere tariffario.

La decisione dei magistrati contabili, che lo scorso mese avevano negato il visto alla delibera Cipess, arriva ora nero su bianco e chiarisce che le criticità riguardano violazioni di due direttive europee e una carenza procedurale ritenuta non sanabile nella forma attuale.


Ambiente: istruttoria insufficiente sulla direttiva Habitat

Il primo e più rilevante rilievo riguarda la direttiva 92/43/CE sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali.
Secondo la Corte, l’istruttoria legata alla delibera IROPI è risultata:

  • carente,
  • non adeguatamente motivata,
  • incapace di giustificare un impatto così rilevante su ecosistemi tutelati.

La Corte sottolinea che per un’opera di queste dimensioni sarebbe stato necessario un livello di approfondimento ambientale molto più rigoroso.


Appalti: contratto modificato senza nuove procedure

Il secondo punto critico riguarda la direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici.

Secondo i giudici contabili, negli anni il rapporto contrattuale originario è stato oggetto di modifiche sostanziali, sia:

  • oggettive (contenuti e struttura dell’opera),
  • soggettive (assetto dei soggetti coinvolti).

Tali modifiche avrebbero imposto nuove procedure o controlli che, però, non sono mai stati avviati. L’assetto contrattuale, così com’è, risulta quindi non conforme alle norme europee.


Tariffe: manca il parere dell’Autorità dei Trasporti

Il terzo elemento riguarda l’assenza del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sul piano tariffario che sostiene il piano economico-finanziario dell’opera.

La Corte evidenzia che il parere è obbligatorio e che la sua mancanza rende la delibera non legittima.
Si tratta di un passaggio essenziale, perché le tariffe sono un elemento strutturale per valutare sostenibilità e correttezza economica del progetto.


Il Governo: “Approfondiremo, iter va avanti”

Da Palazzo Chigi fanno sapere che le motivazioni della Corte saranno oggetto di “attento approfondimento”, sottolineando che i rilievi presentano — secondo l’Esecutivo — “un ampio margine di chiarimento”.

Il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini ribadisce che il governo intende proseguire il percorso:

“Tecnici e giuristi sono già al lavoro per superare i rilievi e dare finalmente all’Italia un ponte unico al mondo per sicurezza, sostenibilità e modernità”.

Anche la società Stretto di Messina, con l’AD Pietro Ciucci, fa sapere di essere al lavoro per analizzare le motivazioni.


Opposizioni ed ambientalisti esultano: “Una bocciatura totale, Salvini si dimetta”

Dalla pubblicazione delle motivazioni, le opposizioni parlano di un vero e proprio stop politico e tecnico al progetto.

Il leader di AVS Angelo Bonelli parla di “vittoria della democrazia e dei cittadini”, sostenendo che la deliberazione evidenzia “la totale illegittimità della procedura” e chiede le dimissioni di Salvini e Ciucci.

Per il Partito Democratico, Antonio Nicita definisce i rilievi “seri e difficilmente superabili”, mentre il segretario del Pd Sicilia Anthony Barbagallo attacca:

“Meloni e Salvini chiedano scusa e abbandonino un progetto inutile”.

Il WWF sottolinea che la Corte ha confermato quanto sostenuto da anni:
la procedura del governo avrebbe violato norme su ambiente, appalti e trasporto.


Un progetto sospeso: stop definitivo o margine di recupero?

Lo stop della Corte dei Conti non è una battuta d’arresto marginale, ma un blocco fondato su criticità che riguardano vincoli europei, procedure amministrative e sostenibilità economica.

Il governo confida di poter chiarire e riprendere l’iter, ma opposizioni e associazioni ambientaliste ritengono la bocciatura un punto di non ritorno.

Così, a distanza di decenni, il Ponte sullo Stretto rimane ancora una volta in bilico, sospeso tra ambizione, vincoli europei e un dibattito politico più acceso che mai.


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