PIOVE DENTRO E FUORI

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Ogni schieramento politico è portatore di idee e convinzioni che ha trasmesso all’elettore e che questi ha ritenuto di approvare con il proprio voto. Ognuno di noi rientra in questo schema e ognuno di noi deve all’altro che la pensa diversamente  il rispetto che chiede per se stesso.

Da oltre un anno a questa parte – nella sostanza – non siamo riusciti, non ostante i pregevoli tentativi in atto, a evitare di continuare a bagnarci per l’acqua che vien giù, tant’è che piove ancora sia dentro che fuori.

Le elezioni del febbraio del 2013 ci hanno consegnato un paese politicamente diviso in tre parti, per cui come a tutti è noto abbiamo vissuto e viviamo intese larghe e strette, ma pur tuttavia destinate a rimanere tali se non avremo con una obbligatoria nuova legge elettorale un governo stabile e duraturo con un programma ben chiaro e definito.

All’inizio di quest’ anno fu lanciato un invito per dare forma e vita ad una nuova legge elettorale.

I pentastellati ritennero di starsene fuori e, in conseguenza, nacque il noto accordo del Nazareno da cui scaturì un modello di legge – in verità non molto entusiasmante – ancora in corso di definitiva approvazione.

Ed ecco che è offerta all’esame del pd un nuovo schema elettorale nascente da concetti di base del tutto diversi da quelli che hanno informato l’accordo intercorso fra pidiellini e forzisti.

Il  “Democraticum” prevede il voto di preferenza sconosciuto nell”Italicum”. Quello che qui maggiormente interessa non è l’elencazione dei pregi e dei difetti dell’uno o dell’altro modello, quanto, piuttosto, le conseguenze politiche che ne deriverebbero per tutti e tre i partiti interessati.

Ci si domanda, infatti, quali effetti politici comporterebbero o ne deriverebbero dalla condivisione fra pidiellini e penta stellati. Questi ultimi intendono raggiungere solo il risultato di vedersi condiviso il loro schema elettorale e stare sempre all’opposizione? In tal caso, come è ovvio ritenere, non si interromperebbe il rapporto nato dal Nazareno che prevede anche, sia pure con tutti i distinguo di una parte del Pd, una sola camera e l’abolizione del voto di elezione popolare dei senatori?

Nel Democraticum, salvo eventuali modifiche nell’ipotesi in cui si potesse raggiungere un accordo, si prevede un premio di maggioranza a qual partito che raggiunge il 40 per cento dei voti e una soglia di sbarramento del 5 per cento per i partiti minori. Ciò comporterebbe la fuoriuscita di scena di partiti come il Ncd di Alfano o di Fratelli d’Italia della Meloni. Se si dovesse raggiungere un accordo nel previsto prossimo incontro fra Grillo e Renzi la reazione dei forzisti salterebbe subito fuori come pure quella di Alfano il cui partito in atto appoggia un governo che si è dichiarato pronto ad apportare nel nostro apparato pubblico sostanziali riforme per recuperare fondi e funzionalità operative richieste dalla crisi che attraversiamo, dai paramenti europei e dagli apparati industriali.

Non è da trascurare che al previsto incontro – salvo sorprese – non partecipino né Renzi e nè Grillo come avvenne, invece, nell’ultimo incontro in diretta streaming.Si incontreranno i rappresentanti istituzionali e di già il ministro Boschi ha messo le mani avanti sostenendo che non appare molto serio non tener conto che l’Italicum è stato approvato dalla Camera anche da quei parlamentari che sono stati legittimati nelle scorse elezioni europee che hanno tratteggiato un contorno politico inaspettato sia a Grillo che ha perso non meno di 3 milioni di voti che a Renzi che ha calamitato nel suo partito ma essenzialmente nella sua persona un suffragio che nessuno riteneva che potesse essere raggiunto.

Sono, senza dubbio, voti dati in prestito e a breve scadenza, ma di certo hanno inteso premiare i propositi di un radicale cambiamento di marcia nel governo. Ha perso di consistenza la nota politica in ragione della quale era da considerare alquanto anomalo l’incarico affidato a un politico di formare un governo senza esserne legittimato da un voto popolare.

La sorpresa del voto ha investito anche Grillo che riteneva sicura una vittoria elettorale che, invece, non c’è stata. Anzi, ha colto tutti di sorpresa, financo i sondaggisti che a risultato ufficiale hanno dovuto ammettere di non essere riusciti a prevederlo.

Ne consegue che nessuna delle parti chiamate a incontrarsi pensa realmente di raggiungere un risultato. I grillini potranno sventolare ai quattro venti che loro hanno tentato di tutto per fare approvare un modello di legge elettorale quale proiezione vera e reale della volontà dei cittadini.

I governativi diranno che loro non si sono sottratti per spirito democratico ad un incontro che, però, non poteva avere quale risultato di mandare in aria un accordo che si era concretizzato con una formale votazione alla camera e con tante altre decisioni e propositi in corso d’opera per sanare le divergenze sorte in Senato per delinearne le nuove funzioni in sostituzione dell’elezione diretta dei suoi componenti.

Ed allora, l’incontro a che serve?

Ai governativi per non essere, anche strumentalmente, accusati di non essere democratici. Al Movimento 5 stelle il dato reale e fattuale che da parte loro hanno tentato di tutto per dare voce ai cittadini con un nuovo modello di legge elettorale. E nello stesso tempo piove, sia dentro che fuori.

 

                                                                               Politicus      

 

           

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