PENSIONAMENTO ED INCOMPATIBILITÀ PER I POLITICI

Carissimi Venerina e Giuseppe, nel parlamento Nazionale si sta per intraprendere un dibattito per modificare l’attuale legge elettorale e, pur sapendo che la nostra regione ha potestà legislativa in materia elettorale per gli ambiti di sua competenza, mi permetto di sottoporvi delle mie personalissime riflessioni che spero possiate fare vostre e riportare nei rispettivi parlamenti.

Per tutte le professioni, al raggiungimento di un limite massimo d’età, sopraggiunge il momento della pensione; questa prassi non viene però applicata per i politici. Non sarebbe più corretto, mi domando, stabilire un tetto massimo di anni entro cui andare a riposo (ad esempio 75, ben oltre la normale età pensionabile) e, in seguito, tornare ad essere normalissimi cittadini senza alcun privilegio aggiuntivo? Si potrebbe, inoltre, pensare di inserire questo vincolo anche per i senatori a vita ed il Presidente della Repubblica.

Sarebbe, ancora, opportuno prevedere un numero massimo di due legislature, limite invalicabile che a cascata dovrebbe riguardare tutte le rappresentanze elettive.

In definitiva, adottando queste modifiche, un senatore o un consigliere di quartiere avrebbe l’opportunità di operare per un massimo di due mandati, dopo di ché si potrà candidare solo in una diversa tipologia di elezione.

Nelle elezioni comunali si potrebbe anche inserire il sistema maggioritario per tutti i tipi di città, cosicché il primo vincerebbe, il secondo andrebbe all’opposizione e dal terzo in poi non sarebbe assegnato nessun seggio. Con questo sistema si ridurrebbe considerevolmente il numero dei candidati e delle liste civetta.

Per ridare al consiglio comunale più efficacia e incidenza nella vita amministrativa, sarebbe auspicabile che il sindaco e metà della giunta faccia parte del consiglio comunale (in caso di sfiducia del sindaco decadrebbe il consiglio) e tutte le nomine venissero ratificate dal consiglio stesso.

Occorrerebbe, altresì, sviluppare meglio le incompatibilità per evitare qualsiasi tipo di doppio incarico, o il passaggio da tecnico a dipendente o ad amministratore, secondo le esigenze momentanee, ed inserire il limite massimo di incarichi anche per i revisori dei conti (non più di due mandati nello stesso ente o in controllate dell’ente).

Poi a tutti i livelli è vergognoso che degli “amministratori” creino vere e proprie voragini nel bilancio dell’ente o società pubblica che gestisce è viene premiato, forse potrebbe essere il caso di pensare ad incentivi e penalizzazioni a secondo anche del risultato economico.

Mi rivolgo, in particolar modo, alla Senatrice Venerina Padua, ed all’Onorevole Giuseppe Lupo,  da sempre attenti a questioni legate all’equità sociale e alla corretta amministrazione, affinché possano sollecitare sull’argomento anche gli altri esponenti del Partito, per votare leggi più vicine a ciò che i cittadini chiedono.

Il cambiamento è possibile e deve esserci e, per far ciò, ritengo indispensabile partire da proposte animate dal buon senso prima ancora che da complicate manovre politiche.

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