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“Partita con mamma e papà 2026” nel carcere di Ragusa: il gioco che ricuce legami tra detenuti e figli
20 Giu 2026 09:50
Nel cuore della Casa Circondariale di Ragusa il tempo si ferma per lasciare spazio a un’esperienza che va oltre le sbarre e le procedure detentive. Lunedì 22 giugno alle ore 10 andrà in scena la “Partita con mamma e papà 2026”, iniziativa che trasforma il carcere in un luogo di incontro, relazione e ricostruzione affettiva tra genitori detenuti e figli.
L’evento è promosso da Bambinisenzasbarre ETS, nell’ambito della campagna europea “Non un mio crimine ma una mia condanna”, in collaborazione con il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP). Un progetto che mette al centro il diritto dei bambini a mantenere un legame autentico con i propri genitori anche nei contesti più complessi come quello penitenziario.
Il gioco come linguaggio universale dentro il carcere di Ragusa
La “Partita con mamma e papà” non è una semplice attività sportiva, ma un momento strutturato in cui il gioco diventa strumento educativo, emotivo e relazionale. Attraverso il movimento e la condivisione, bambini e genitori possono vivere un tempo diverso da quello del colloquio, fatto di presenza, contatto e spontaneità.
Un’esperienza che, negli anni, ha assunto un valore sempre più centrale nei percorsi di sostegno alla genitorialità in ambito penitenziario, contribuendo a ridurre la distanza emotiva tra i detenuti e i loro figli.
Una rete territoriale per il sostegno alla genitorialità
Dal 2022 il progetto a Ragusa si avvale di una rete territoriale composta da diverse realtà del terzo settore e dello sport: Ci Ridiamo Sù APS con i clown dottori, Officina SocialMeccanica APS, Facciamo Scuola ASD, Crisci Ranni APS e, quest’anno, anche Ragusa Rugby ASD.
Un lavoro sinergico che ha dato vita anche al progetto “Labirinti”, volto a promuovere percorsi educativi, inclusivi e di ascolto emotivo rivolti ai minori coinvolti in situazioni di detenzione parentale.
Il ruolo delle istituzioni e della Casa Circondariale
Fondamentale per la realizzazione dell’iniziativa è la collaborazione della Casa Circondariale di Ragusa, diretta dal dott. Santo Mortillaro, con l’Area Trattamentale guidata dalla dott.ssa Maria Stella e con l’intero corpo della Polizia Penitenziaria, insieme al comandante Claudio Iacobelli.
Coinvolto anche il Comune di Ragusa, con il sindaco Peppe Cassì e gli Assessorati alla Pubblica Istruzione e ai Servizi Sociali, che sostengono il valore educativo e sociale dell’iniziativa.
Le istituzioni: “Il gioco restituisce dignità alle relazioni”
«Eventi come questo hanno un valore educativo e affettivo profondo perché restituiscono ai bambini la possibilità di vivere la relazione con i propri genitori in una dimensione autentica», ha dichiarato l’assessora ai Servizi Sociali Elvira Adamo.
Sulla stessa linea l’assessora alla Pubblica Istruzione Catia Pasta: «Il gioco è uno strumento educativo potente e naturale che diventa anche gesto di comunità e restituzione di dignità alle relazioni».
Dentro il carcere, lo spazio della relazione
Nel contesto penitenziario, iniziative come la “Partita con mamma e papà” assumono un significato che va oltre l’attività simbolica. L’obiettivo è creare momenti di normalità in cui il ruolo genitoriale possa emergere al di là della detenzione, restituendo centralità al legame affettivo.
«Il contatto, lo sguardo e il gioco diventano strumenti semplici ma potentissimi di vicinanza», ha spiegato la dott.ssa Maria Stella, responsabile dell’Area Trattamentale, sottolineando il valore emotivo dell’iniziativa.
Il valore educativo del gioco e dello sport
Per Fabio Ferrito, clown dottore di Ci Ridiamo Sù, «il gioco permette di stare insieme senza filtri, riscoprendo la semplicità della relazione e restituendo normalità a ciò che normalmente è sospeso».
Anche Facciamo Scuola ASD evidenzia la centralità dei minori: «Attraverso il movimento i bambini ritrovano uno spazio di libertà emotiva e relazione autentica», spiega la referente Giulia Treccosta.
Per Crisci Ranni APS, il gioco rappresenta «uno spazio affettivo reale dove la genitorialità può essere vissuta anche dentro un contesto complesso come quello detentivo».
Infine, Ragusa Rugby ASD sottolinea il valore simbolico dello sport: «Correre, passarsi la palla e guardarsi negli occhi significa riconoscersi come famiglia, anche dentro il carcere», afferma il referente Luca Tavernese.
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