Le nanoplastiche sono state rilevate nel sangue umano e perfino nella placenta. Un tema sempre più centrale nel dibattito scientifico internazionale e che è arrivato anche al Parlamento Europeo, dove il professor Antonio Ragusa ha acceso i riflettori sui possibili rischi per la salute pubblica. Secondo gli studi presentati nel corso dell’incontro, le particelle di […]
NON VA IN PORTO UN TENTATIVO DI STROZZARE IL DIBATTITO DEMOCRATICO
26 Nov 2013 21:57
Avevamo lasciato la seduta consiliare di martedì 26 novembre alla sospensione delle ore 14.30.
Dopo un’ora di interruzione, la votazione per l’emendamento 33 che viene respinto: non è servita a nulla, quindi, la pausa chiesta dal capogruppo del M5S per riflettere se mutare atteggiamento di fronte alle opposizioni. Queste, evidentemente, non hanno ricevuto segnali di apertura oppure gli stessi sono stati considerati non meritevoli di attenzione.
Riprende quindi la maratona, si prosegue con l’esame degli emendamenti a firma della triade Mirabella/Tumino/Lo Destro, a cui, con impegno danno manforte con gli interventi i consiglieri Migliore, La Porta, Chiavola e Marino, con occasionali appoggi di Massari e D’Asta.
Il 34, finalizzato alla costituzione di un fondo di rotazione per l’imprenditoria giovanile nel centro storico viene respinto, dal 35 al 52 si ripropone la costituzione del fondo per il microcredito.
Dopo l’emendamento 41, respinto come i precedenti dal 35 al 40, si innesca una polemica conseguente ad un intervento per mozione del consigliere Agosta del Movimento 5 Stelle: questi, legittimamente si chiede e chiede se rientri nel regolamento e nella legge se tutti gli emendamenti che si rifanno, nell’oggetto e nelle motivazioni, ad un primo emendamento respinto, debbano essere ugualmente discussi con regolari interventi dei firmatari e di altri consiglieri.
Chiaro a tutti che il consigliere, a nome della maggioranza, cerca di trovare una via di fuga all’ostruzionismo della minoranza, contestando che, per una stessa finalità, essendo stati presentati 40 emendamenti per prelevare da funzioni diverse di bilancio le somme occorrenti per la variazione, si sia costretti a discutere e a dibattere ugualmente ogni singolo emendamento, ancorché riferibile ad un unico oggetto già respinto.
Chiaramente un tentativo, forse anche in buona fede, di semplificare i lavori, con innegabili effetti sui tempi di seduta, comprensibile ancorché non del tutto legittimo, dal momento che nessuno può impedire, nemmeno sotto l’aspetto della opportunità politica, di considerare inutili e vane discussioni per atti che, in presenza di una maggioranza schiacciante, saranno a priori considerati da respingere.
Sulla richiesta si è innescata una serie di considerazioni e di posizioni del segretario generale e del Presidente del Consiglio, nonché il punto di vista dei consiglieri di minoranza.
Se nessuno può impedire a un consigliere di considerare inutili interventi dall’esito scontato, diversa è la situazione di coloro che devono essere garanti per tutti, maggioranza e opposizione: si è compreso assai chiaramente che il Segretario generale ha espresso un parere che sicuramente atteneva all’opportunità dei comportamenti in aula, ma che, nello stesso tempo non era supportato da alcuna norma di legge o regolamento. Unico appunto plausibile era la redazione delle schede degli emendamenti, tutti redatti in maniera lacunosa, disordinata e affrettata, con calligrafie talvolta indecifrabili, anche per quanto riguarda i pareri, scritti a mano nell’era dei portatili, dei tablet e degli smartphone che, evidentemente, i più, tutti con auricolare appeso, utilizzano solo per giocare. In pratica per ogni emendamento ci si è limitati a scrivere ‘vedi em 22’ (il primo emendamento con l’oggetto di riferimento).
Labile, in quanto non supportata da adeguata normativa di riferimento, la posizione di Segretario e Presidente del Consiglio che veniva inficiata dalla constatazione che, le schede degli emendamenti erano state così accettate e, anzi, integrate con i pareri.
Decise, ma non adeguatamente calorose, le rimostranze dei vari consiglieri di minoranza che rischiavano di vedere compromesso il dibattito d’aula con una forte strozzatura della espressione democratica.
In pratica tutti sono consapevoli che molto del dibattito politico si può considerare semplice ostruzionismo, ma non si comprende come mai una maggioranza così solida non mette mano alla modifica del regolamento consiliare, azione, peraltro, più volte annunciata ma non intrapresa a 5 mesi dall’insediamento.
Inevitabile riferire degli interventi dei due ‘saggi’ del Consiglio, che per la misura e l’acutezza degli interventi, costituiscono un faro nella confusione di non posizioni che sono emerse:
Giorgio Massari ha voluto evidenziare l’incongruenza di una decisone a cui si fa appello dopo aver esaminato ben 20 emendamenti dello stesso tipo, non può essere presa una decisione in funzione della stanchezza, si doveva prendere una decisone in linea con i regolamenti, in anticipo.
Carmelo Ialacqua ha esortato a bandire tentativi di strozzare il dibattito, invitando, invece, a riaversi dal senso di abbandono che pervade l’aula e stimolando i consiglieri delle opposizioni ad evitare di allungare artatamente i tempi per contribuire ad un sereno e proficuo svolgimento dei lavori.
Tutti senza approvazione gli emendamenti Tumino fino al 52, come pure il 53 e il 54 di Mirabella finalizzati ad aiuti per i pescatori di Marina e per interventi di manutenzione nelle scuole.
Si arriva alle ore 20.30 quando si inizia la battaglia per gli emendamenti Migliore, 35 proposte di modifica di cui solo 15 con parere favorevole. Tutte tematiche destinate ai servizi sociali, con particolare riguardo ai capitoli riguardanti i contributi per affitti e agli indigenti in generale.
Il consigliere Stevanato è intervenuto, a nome del M5S, per giudicare gli emendamenti sbagliati e pretestuosi in quanto determinati capitoli sono stati azzerati per razionalizzare il bilancio, in particolare gli affitti sono compresi in capitoli che comprendono esigenze diversi degli indigenti.
Incomprensibile, però, in sede di votazione il voto di astensione di parecchi del movimento, a cominciare dallo stesso Stevanato, nel caso dell’emendamento 55.
Nel frattempo la maggioranza mantiene la presenza in aula, mentre si sfaldano le varie componenti delle opposizioni, la cui presenza si assottiglia a due tre elementi. O è un segnale di resa, con le residue resistenze in aula a presiedere gli ultimi emendamenti, oppure si vanifica tutta l’opposizione condotta in aula fino ad ora. Parimenti sono state sollevate riserve sulla mancata presenza in aula degli assessori competenti e dei dirigenti.
In ogni caso un quadro non edificante per una città che vede l’approvazione dell’atto più importante della vita amministrativa, come più volte ribadito dal Presidente del Consiglio, tra consiglieri che vanno via e tornano, consiglieri che lamentano stanchezza ma si intestardiscono a non rinviare la seduta, altri che propongono di votare per alzata e seduta ma provocano un carosello incontrollabile che costringe il Presidente a tornare ai metodi tradizionali.
Alle ore 23 il consiglio è arrivato all’esame dell’emendamento 68.
© Riproduzione riservata