NON C’E’ TRE SENZA DUE

 L’obiettività dei fatti e degli avvenimenti che ogni giorno diramano i mezzi di informazione con relativi commenti ci inducono ad alcune riflessioni che non nascono da idee politiche e culturali di parte, quanto piuttosto da fatti o dati obiettivi che hanno una loro incidenza, affatto passeggera, sulla condizione politica e sociale che stiamo attraversando e che è per la maggior parte dei cittadini pesante e poco vivibile ed innocua e non incidente per un’altra ristretta e privilegiata parte.

Il nostro prodotto interno lordo non cresce da tredici trimestri e alla sua mancanza suppliamo con l’aumento del debito pubblico per il quale si versano ogni anno non meno di 80 miliardi di euro solo per interessi. Non sono i burocrati europei a dettarci le regole da rispettare quanto, piuttosto, l’osservanza di patti che nel tempo i governi hanno sottoscritto impegnandosi di rispettarli.

Queste regole, però, non rispecchiano più i cambiamenti economici che nel frattempo si sono verificati senza che ci sia stato un loro ragionevole adeguamento. Ci troviamo, quindi e come rilevato in altre occasioni, a dover – tanto per esemplificare – a percorrere una strada su un animale da soma nel mentre ed accanto altri viaggiano su macchine veloci e potenti.

Jobs act e patto del Nazareno sono finalizzati al raggiungimento di condizioni politiche ed economiche che ci possono non fare vistosamente crescere il nostro pil, quanto, piuttosto evitare che il debito pubblico aumenti a dismisura fino al punto di travolgerci.

Ne consegue il rilievo di quanto sia impegnativo, difficoltoso e complesso il ruolo che il governo deve svolgere in questa fase di assestamento e in tale quadro andrebbero giudicati, accettati o respinti in ragione delle posizioni politiche di ogni cittadino quanto propongono o respingono i sindacati e quanto rappresentano i partiti politici.

Ogni osservazione da qualunque parte possa prevenire deve essere vista e giudicata per come inseribile in questo quadro e non come singolarmente autonoma..

Qualsiasi manovra politica che vorrebbe intraprendere un nuovo governo destinata ad imprimere un diverso assetto almeno in parte svincolato dall’osservanza rigida e condizionante degli attuali parametri europei deve poter discendere, per l’appunto, da una formazione politica autonoma e non condizionata da minori interessi politici di parte. L’attuale assetto non appare idoneo a tale scopo. Il sospetto che Renzi volesse poter indire nuove elezioni per poter contare su una maggioranza più salda ed omogenea è stato nei fatti bloccato. Il patto del Nazareno, a quanto pare, prevede la riforma del Titolo V per la quale occorre a farla breve non meno di un anno e dopo la definitiva approvazione della legge elettorale. Su possibili interventi di natura economica e finanziaria non pare che ci sia un accordo in tal senso.

Lo stesso Renzi per molti non appare quello che si  riteneva potesse essere. Era alquanto difficile prevedere per un politico proclamatosi di sinistra questo scontro con i sindacati che non prevede, almeno nell’immediato, un componimento idoneo  a superare le divergenze, tant’è che si prevede a breve uno sciopero generale e molti se non moltissimi sono i sindacalizzati e i loro aderenti che nelle elezioni europee dello scorso maggio diedero tanta fiducia al Pd che fu votato da oltre 11 milioni di elettori.

La crisi che stiamo vivendo non appare in questo contesto alquanto passeggera. I suoi effetti negativi sono in progressione temporale aumentati con rapidità quantunque il nostro spread sia quasi un terzo inferiore di quello del 2011.

La ricetta per curare questo paese ammalato non può passare solo attraverso la cura degli effetti della malattia. Bisognerebbe curare il male dall’origine da cui proviene e non è proprio da sapere chi possa essere in grado di farlo. Speriamo molto e tanto di sbagliarci perché in gioco non ci siamo solo noi ma anche la prossima generazione, sempre che alla prossima non si aggiunga quella ancora successiva.

 

                                                                              Politicus   

 

 

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