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Nel cuore dell’Etna che brucia: la notte della lava vista dai ragusani. FOTO GALLERY
18 Ago 2026 12:11
Tra boati, fuoco e paesaggi lunari, un gruppo di ragusani ha raggiunto la Valle del Bove accompagnato dalle guide vulcanologiche.
RAGUSA – Prima sono arrivati i boati. Sordi, profondi, sempre più vicini. Poi, mentre la luce del giorno lasciava spazio alla notte, è comparso il rosso della lava. Una lingua incandescente che avanzava nel buio, illuminando la montagna e trasformando il paesaggio dell’Etna in uno scenario quasi irreale.
A vivere questo spettacolo da vicino è stato un gruppo di ragusani, che ha raggiunto nei giorni scorsi l’area dell’eruzione accompagnato da guide vulcanologiche e nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza. Tra loro c’era Gianni Guastella, che a Ragusaoggi.it racconta un’esperienza difficile da dimenticare.
«È stata un’emozione unica, non ho mai visto niente di simile», racconta.
Il viaggio nel cuore del vulcano è iniziato a Casa Canne, il rifugio situato sopra Fornazzo, dove il gruppo si è incontrato con una guida vulcanologica di Etna Nord. Da lì è cominciata la camminata verso la Valle del Bove, lungo un percorso di circa un’ora e mezza che attraversa dapprima i boschi dell’Etna e poi conduce progressivamente verso un ambiente sempre più aspro.
La vegetazione lascia spazio alle rocce, alla pietra lavica, a un paesaggio che sembra appartenere a un altro pianeta. E in lontananza, ma sempre più nitidi, arrivano i rumori del vulcano.
«In sottofondo si sentivano i boati degli scoppi del cratere Voragine da dove fuoriusciva la lava. Man mano che ci avvicinavamo i boati erano più forti, più intensi», racconta Guastella.
È il suono dell’Etna in attività a scandire il cammino. Poi arriva il momento in cui la colata appare davanti agli occhi.
All’inizio, con ancora la luce del sole, il fuoco si distingue appena. Si percepisce il bagliore, si intravede il rosso tra le rocce. Ma è quando il sole scompare che l’Etna cambia volto.
Il buio fa emergere la lava in tutta la sua potenza.
«Quando ha fatto buio è diventato uno spettacolo allucinante perché la lava era ben visibile», dice Guastella.
Il rosso acceso della colata rompe l’oscurità, mentre il vulcano continua a farsi sentire con i suoi boati. Un’immagine che resta impressa: la montagna nera, il cielo notturno e quel fiume di fuoco che scorre lentamente davanti agli occhi.
La distanza raggiunta dal gruppo era di pochi metri, ma sempre sotto il controllo delle guide e nei limiti da loro stabiliti. Nessuna improvvisazione, dunque, davanti a un fenomeno naturale tanto spettacolare quanto imprevedibile.
«Eravamo a una distanza di 5-6 metri, comunque in sicurezza perché le guide sapevano fin dove potevamo spingerci», sottolinea Guastella.
Ed è proprio questa vicinanza a rendere ancora più intensa la sensazione. Non soltanto la lava vista da lontano, ma il rumore, il calore, i piccoli scoppi della colata.
«Si poteva sentire lo schioppettino della lava e vedere il rossore della lava e il calore della lava. Era davvero emozionante».
Il gruppo ha immortalato quei momenti con fotografie e video, realizzando anche riprese con il drone. Ma nessuna immagine, racconta Guastella, sembra riuscire a restituire completamente ciò che si prova davanti a quella scena.
Poi, intorno alle 21-21.30, è iniziata la discesa verso le auto. Il fuoco dell’Etna restava alle spalle, ma la sua immagine continuava a illuminare la memoria di quella giornata.
Per i ragusani che hanno raggiunto la Valle del Bove non è stata soltanto un’escursione. È stato l’incontro ravvicinato con una delle forze più antiche della natura: un vulcano che, nel buio della notte, torna a parlare attraverso il fuoco.






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