Le nanoplastiche sono state rilevate nel sangue umano e perfino nella placenta. Un tema sempre più centrale nel dibattito scientifico internazionale e che è arrivato anche al Parlamento Europeo, dove il professor Antonio Ragusa ha acceso i riflettori sui possibili rischi per la salute pubblica. Secondo gli studi presentati nel corso dell’incontro, le particelle di […]
NEANCHE SE CANTI TI PASSA
11 Ott 2014 11:23
Di questi tempi altro non si fa a livello nazionale tramite stampa e trasmissioni televisive degli annunci di Renzi da parte di membri anche autorevoli del suo partito, delle infruttuose segnalazioni politiche per l’elezioni dei componenti della Consulta, dei programmi di riforme strutturali statali e del vincoli europei cui dobbiamo sottostare per precedenti accordi e in particolare modo per evitare sforamenti finanziari che l’Europa non intende avallare.
Che Renzi abbia buttato un gran masso in uno stagno non appare dubbio. Pochi potevano immaginare o prevedere che un capo di governo espressione di un partito di sinistra per la prima volta mettesse in dubbio le politiche sindacali e nel contempo non si dimostrasse proprio contrario ai programmi confindustriali mettendo addirittura in discussione il famoso art. 18 dello Statuto dei lavoratori pur dopo le sostanziali riforme apportate allo stesso dal governo Monti col voto favorevole dei partiti che lo sostenevano.
Ma c’è un altro aspetto di questo complesso problema che spesse volte viene accennato ma in poche occasioni approfondito fino al punto di essere comprensibile al comune elettore che non ha letto il Trattato di Maastricht sottoscritto oltre 20 anni addietro.
L’Europa pretende il rispetto degli accordi che sono essenzialmente di natura economica e non tengono in buona parte conto che il nostro continente con otre mezzo miliardo di persone è profondamente cambiato perché sono emerse in un mondo globalizzato delle economie nazionali all’epoca non forse prevedibili nei cambiamenti che avrebbero contribuito a creare.
Le decisioni economiche a livello europeo sono assunte da organismi non elettivi e il parlamento formato da 28 stati membri molto poco può incidere sui parametri sottoposto al suo esame.
La struttura europea ha, quindi, un connotato prevalentemente economico con irrilevante connotazione dello stesso ad esigenze politiche che tante volte sono costrette a non prevedere che due più due fanno quattro.
Pretendono, come nel caso nostrano, delle effettive trasformazioni strutturali statali che servono, per l’aspetto che maggiormente interessa l’Europa, a rendere certi gli investimenti finanziari e a consentire i consumi di cui necessitano la maggior parte dei consumatori.
Da un punto di vista casalingo non appare dubbio che le riforme per alleggerire la spesa pubblica tante volte fine a se stessa siano nella fase di crisi che attraversiamo da oltre un quinquennio a questa parte siano del tutto necessarie e urgenti e il Renzi che ha ben ha appreso e che intende portare avanti questo programma pare del tutto intenzionato a porvi mano e portarlo a compimento.
Per tale motivo si è posto per alcune parti in contrasto con il sindacato ritenuto dai precedenti vertici del suo partito neanche immaginabili posizioni del genere.
Ha posto con la richiesta di una legge delega al governo la minoranza parlamentare del suo partito nelle condizioni o di assentire o di votare contro. I dissidenti hanno dovuto votare a favore per un doppio motivo. Il primo li avrebbe costretti ad un atteggiamento contrario alla decisone politica del loro partito e con tutte le conseguenze che in caso contrario si sarebbero verificate. Il secondo aspetto dello stesso motivo avrebbe di certo ingenerato un maggior consenso a favore di Renzi che sarebbe stato visto da molti cittadini elettori come un salvatore patriottico riecheggiante un odierno Masaniello.
Il nostro Paese per molti versi non intende rinunciare a privilegi o ad elevate condizioni di vita sociale nati allorquando il nostro pil viaggiava anno dopo anno oltre il 5 per cento annuale.
Ma le condizioni di base in buona parte proiettabili anche in futuro immediato sono notevolmente cambiate perchè cambiate sono le basi da cui sono si sono originate.
Un tempo si esemplificava tale concetto dicendo che se una persona poteva a scelta indossare una delle camice che possedeva ciò poteva succedere se in qualche altra parte del pianeta qualcuno doveva camminare a dorso nudo. Ora non è più così. Nelle economie dei paesi emergenti a dorso nudo non cammina più nessuno. In generale, oltre ad un paio di camice si cammina con un cellulare all’orecchio e un sito in internet.
Per cambiare oramai cantare non serve a niente e quindi se hai un malessere spirituale o economico, la melodia canora non ti fa passare il malessere. Il mondo è cambiato e ne dobbiamo prenderne atto prima che tale evidenza qualcuno non ce la sbatti in faccia.
Politicus
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