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Modica, cento metri di doppio senso sotto casa dell’assessore: 18 domande al Comune
24 Ott 2026 10:11
Prima sono arrivati i cartelli e le strisce a terra, poi, solo dopo che la notizia era finita sui giornali, l’ordinanza. La vicenda di via San Giuliano Pulito, a Modica, dove il senso unico è diventato doppio senso di marcia per circa cento metri, proprio nel tratto che porta all’abitazione di un assessore, approda ora in Consiglio comunale con un’interrogazione da diciotto domande.
La ricostruzione dei consiglieri parte dal sopralluogo del comandante della Polizia locale, che avrebbe ritenuto possibile il doppio senso solo in quel breve tratto. La segnaletica sarebbe stata installata senza alcun avviso ai residenti, in una strada dove in passato si sono già verificati incidenti, anche gravi. L’ordinanza, secondo l’opposizione, è comparsa soltanto il giorno dopo la pubblicazione della notizia e indica come unica motivazione la richiesta dei residenti.
Proprio su quella richiesta si concentrano le domande: se esiste, chiedono i consiglieri, deve essere stata protocollata, con una data, un numero e i nomi di chi l’ha firmata. Per questo è già stata presentata una richiesta di accesso agli atti, mentre l’interrogazione è indirizzata alla sindaca, all’assessore alla Polizia locale, al comandante della Polizia locale e al dirigente degli Affari generali.
«Se fosse tutto in regola, ne sarebbe bastata una»
A firmare l’interrogazione sono i consiglieri comunali Neva Guccione, Cristina Cecere e Giovanni Spadaro. È Guccione a sottolineare il peso del numero: diciotto domande per cento metri di strada. E a porre la questione politica: ad agosto i nuovi assessori erano stati presentati come il rilancio dell’azione amministrativa e una svolta su trasparenza e legalità, mentre ora, in un Comune in dissesto finanziario, si discute di una strada sistemata sotto casa di un componente della giunta.
La consigliera concede una via d’uscita: se la richiesta dei residenti c’è ed è tutto regolare, basteranno poche righe per dimostrarlo. Altrimenti, avverte, l’unico atto necessario non sarebbe un’altra ordinanza, ma le dimissioni.

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