A Modica, in via San Giuliano Pulito, il cartello è arrivato prima della carta

A Modica, in via San Giuliano Pulito, il cartello è arrivato prima della carta

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A Modica il cartello arriva prima della carta. Il pannello “a 100 metri”, sotto il divieto d’accesso all’incrocio con via Rocciola Scrofani, è in bella mostra da qualche tempo, ma solo ieri pomeriggio, il 22 ottobre, è stata firmata l’ordinanza numero 499 che lo istituisce. In pratica l’atto è venuto dopo il fatto e dopo le polemiche che il cartello ha suscitato soprattutto perchè proprio nel tratto di strada interessato ci abita l’assessore del Comune di Modica, Roccasalvo. Il punto però adesso non è quale dei due sia arrivato prima. Sono ben altri gli elementi su cui riflettere oltre un metodo decisamente inappropriato e amministrativamente errato. Ma procediamo con ordine.

Punto 1) Le richieste che nessuno ricorda
Nelle premesse l’ordinanza dà una giustificazione precisa. Al Comando sarebbero arrivate «diverse richieste» da parte «dei residenti/abitanti la strada», per trovare misure che tengano insieme sicurezza e vivibilità. Quante richieste? Firmate da chi? Arrivate quando? L’atto non lo dice. Non ci sono numeri di protocollo, date o un numero di firme. E diversi residenti della via dicono di non sapere nulla di queste richieste e di non averne mai fatte. Questo non prova che le richieste non esistano. Ma un’ordinanza che si regge sulla volontà di chi abita in strada dovrebbe almeno mostrarla. Bastano gli estremi delle istanze per togliere ogni dubbio. Se mancano, il dubbio resta.

Punto 2) Cosa cambia davvero
L’ordinanza dice di «mantenere il senso unico» e di lasciare «invariata la disciplina pre-esistente». Ma il pannello cambia le cose. La stessa ordinanza spiega che quel cartello sposta l’inizio del divieto cento metri più avanti. Da via Rocciola Scrofani si può quindi entrare e fare i primi cento metri contromano rispetto al resto della strada. Nei fatti è un tratto a doppio senso, nell’atto non si esplicita mai. Come se ci fosse in chiaro disagio a farlo e ci si trincerasse dietro il burocratese.

Punto 3) Un testo con qualche errore di troppo
C’è poi una frase che abroga «qualsiasi altro provvedimento precedentemente emesso», senza limitarla a questa via. E un’altra che dichiara il Comune «sollevato da responsabilità» per eventuali danni. E’nuna frase senza valore legale: un ente non può esonerarsi da solo dalla responsabilità per i danni causati da strade o segnaletica.

Punto 4) Le citazioni legislative errate Per il divieto d’accesso con pannello cita gli artt. 7 e 157 del Codice della strada e l’art. 42 del Regolamento. L’art. 157 riguarda fermata e sosta, non il divieto d’accesso. Le norme giuste sarebbero quelle del Regolamento su divieti d’accesso e pannelli integrativi (artt. 116 e 83). Una ordinanza che si rispetti non dovrebbe contenere questi strafalcioni

La domanda che resta
Spostare un divieto di cento metri può essere una buona idea. Può servire a chi abita nel tratto finale e oggi deve fare il giro per arrivare a casa. Ma a maggior ragione andava fatto nell’ordine giusto: prima le richieste, poi l’atto, poi il cartello. E andava detto con chiarezza chi lo aveva chiesto. In via San Giuliano Pulito il cartello c’è, e adesso c’è anche l’ordinanza seppur tardiva e dal chiaro carattere “riparatorio”. Manca ancora una risposta: chi ha chiesto questo cambio?

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