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Schifani fissa il voto a novembre 2027 e rimescola le carte a Ragusa: Cassì verso il bivio, parte la corsa a Palazzo dell’Aquila
22 Ott 2026 21:35
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La Sicilia tornerà alle urne nel novembre 2027. Renato Schifani mette per la prima volta una data sul calendario delle prossime Regionali e, oltre a chiudere almeno per il momento ogni scenario di voto anticipato, finisce inevitabilmente per rimescolare strategie, candidature e alleanze anche in provincia di Ragusa.
Il presidente della Regione lo ha detto a Taormina, durante l’Education & Open Innovation Forum di Confindustria: «In Sicilia si andrà alle urne a novembre 2027».
Schifani ha così ribadito l’intenzione di arrivare alla conclusione della legislatura e ha indicato gli ultimi obiettivi del governo regionale: la prossima legge di stabilità, una nuova manovra tra aprile e maggio 2027, il rendiconto 2025 e gli interventi economici che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovranno accompagnare l’ultimo anno prima delle urne.
Ma la data pronunciata a Taormina non riguarda soltanto Palermo.
A Ragusa, in particolare, il novembre 2027 può diventare il punto attorno al quale ruoterà buona parte della politica dei prossimi mesi.
Cassì e quella scelta da compiere entro la primavera
Il primo nodo porta direttamente a Palazzo dell’Aquila e al futuro politico del sindaco Peppe Cassì.
Da tempo Cassì non nasconde di stare valutando una candidatura all’Assemblea regionale siciliana. Un’ipotesi che, se diventasse concreta, imporrebbe però al primo cittadino di lasciare anticipatamente il Comune.
Su questo punto occorre precisare i tempi. Per i sindaci dei Comuni con più di 20 mila abitanti la normativa regionale prevede, per rimuovere la causa di ineleggibilità all’Ars, la cessazione dalle funzioni almeno 180 giorni prima del compimento del quinquennio dalla precedente elezione regionale.
Le ultime Regionali si sono svolte il 25 settembre 2022. La finestra decisiva per Cassì porta dunque alla fine di marzo 2027, indipendentemente dal fatto che Schifani abbia adesso indicato novembre come mese nel quale i siciliani torneranno materialmente alle urne.
Significa che il sindaco avrà ancora pochi mesi per sciogliere definitivamente la riserva.
Se decidesse di puntare su Palermo, la corsa per il dopo-Cassì smetterebbe rapidamente di essere una discussione teorica.
Giuffrida, Mauro e altri nomi per una partita già cominciata
Un primo nome esiste già ed è quello dell’attuale vicesindaco Gianni Giuffrida.
È stato lo stesso Cassì, nelle scorse settimane, a riconoscere pubblicamente che Giuffrida avrebbe «tutte le carte» per essere un buon candidato sindaco. Non si tratta di un’investitura formale, ma certamente di un’indicazione politica che ha contribuito ad aprire il dibattito sulla successione.
Sul fronte del centrodestra circola anche il nome del consigliere comunale Gaetano Mauro, indicato negli ambienti dell’MPA-Grande Sicilia come possibile candidato. Anche in questo caso non esiste ancora una candidatura ufficializzata.
Anzi, proprio su Mauro nelle ultime ore si è consumato uno scontro politico molto netto: Cassì ha escluso l’ipotesi di poterlo considerare, nelle condizioni attuali, un candidato unitario della coalizione, mentre il commissario provinciale dell’MPA Fabio Mancuso ha respinto quello che considera un veto personale.
È la fotografia di un centrodestra che a Palermo governa insieme ma che a Ragusa, oggi, presenta ancora profonde divisioni.
Il centrosinistra cerca il suo candidato
Dall’altra parte anche il campo progressista ha già iniziato a muoversi.
Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e altre componenti dell’area di centrosinistra stanno lavorando all’ipotesi di costruire una proposta comune e arrivare a un candidato capace di tenere insieme partiti e realtà civiche.
Al momento non esiste un nome ufficiale condiviso.
Nelle discussioni politiche cittadine cominciano inoltre a circolare ipotesi provenienti dal mondo civico, ma anche in questo caso si tratta ancora di interlocuzioni e possibili disponibilità che non hanno assunto la forma di vere candidature.
La certezza è un’altra: se Cassì dovesse scegliere la corsa all’Ars, i tempi della successione subirebbero un’accelerazione improvvisa e tutte le aree politiche sarebbero costrette a scoprire le carte molto prima della naturale scadenza amministrativa del 2028.
Il rimpasto può diventare il primo laboratorio del futuro centrodestra
In questo quadro assume un significato ancora maggiore anche ciò che sta accadendo proprio in questi giorni nella Giunta comunale.
Le dimissioni dell’assessore Giovanni Iacono hanno aperto la strada a un possibile rimpasto dell’esecutivo Cassì. L’ipotesi sulla quale si sta ragionando non riguarderebbe soltanto la sostituzione dell’ex assessore al Bilancio, ma potrebbe portare anche a un ampliamento della squadra.
Tra i nomi circolati c’è quello del consigliere Rocco Bitetti, ex Fratelli d’Italia, il cui eventuale ingresso avrebbe anche una evidente valenza politica qualora maturasse contemporaneamente un riavvicinamento al partito.
È un passaggio che potrebbe essere letto come il tentativo di avvicinare progressivamente l’attuale amministrazione civica — con Cassì ormai dentro Forza Italia — al perimetro tradizionale del centrodestra.
Un primo laboratorio, insomma, per provare a costruire quell’unità della coalizione che alle prossime amministrative appare tutt’altro che scontata.
Resta però il paradosso politico: mentre si cerca di costruire un centrodestra unitario per Palazzo dell’Aquila, pochi mesi prima potrebbero esserci le Regionali, dove Forza Italia, Fratelli d’Italia, MPA, Lega e le altre forze della coalizione saranno impegnate innanzitutto a misurare il proprio consenso attraverso liste e candidati differenti, pur convergendo eventualmente sullo stesso candidato alla presidenza della Regione.
E gli equilibri che usciranno dalle urne regionali potrebbero inevitabilmente pesare anche sulla successiva partita ragusana.
E poi c’è ancora l’incognita: chi sarà candidato presidente?
Schifani oggi ha chiarito quando si voterà. Non ha però definitivamente chiarito un’altra questione: sarà lui il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione nel 2027?
Solo poche settimane fa la questione aveva provocato una vera crisi dentro Forza Italia.
Il commissario regionale del partito, il ragusano Nino Minardo, aveva parlato della necessità di un cambio di passo e di una proposta politica nuova. Parole che erano state interpretate anche come una messa in discussione della ricandidatura automatica di Schifani.
La tensione era salita al punto che il governatore aveva valutato l’ipotesi delle dimissioni anticipate, scenario poi rientrato.
Il confronto si è spostato a Roma, dove Antonio Tajani ha incontrato prima Schifani e successivamente Minardo. Il segretario nazionale ha confermato fiducia al presidente e lo ha invitato a portare avanti l’azione di governo, mentre ha espresso apprezzamento per il percorso di rinnovamento del partito affidato a Minardo.
Le acque si sono quindi calmate, ma la questione della candidatura del 2027 non può considerarsi definitivamente risolta.
Minardo, nei giorni successivi, ha precisato che il cambiamento da lui invocato non significa cancellare i risultati del governo Schifani, ma costruire continuità attraverso nuove energie e una classe dirigente maggiormente rappresentativa dei territori.
Un equilibrio politico molto più sottile rispetto alle tensioni di inizio ottobre, ma che lascia ancora spazio alla discussione sul nome che il centrodestra presenterà agli elettori.
E per la provincia di Ragusa non è un dettaglio.
Minardo è oggi commissario regionale di Forza Italia e la definizione degli equilibri del partito siciliano avrà inevitabilmente riflessi anche sulle candidature nel collegio ragusano, a cominciare dall’eventuale ingresso nella competizione dello stesso Cassì.
Una provincia che entra già nel lungo 2027 elettorale
Il calendario indicato da Schifani si inserisce, inoltre, in un anno che per la provincia di Ragusa sarà già fortemente elettorale.
A Vittoria, Scicli, Pozzallo e Monterosso Almo le manovre per le amministrative del 2027 sono iniziate da tempo, con candidature già annunciate o in fase di costruzione.
Adesso alle elezioni comunali della primavera si aggiunge la certezza politica delle Regionali in autunno.
E nel mezzo potrebbe aprirsi anche la questione Ragusa qualora Cassì decidesse di lasciare Palazzo dell’Aquila per tentare la strada dell’Ars.
È per questo che una frase pronunciata a Taormina da Renato Schifani finisce per produrre conseguenze anche a oltre duecento chilometri di distanza. Novembre 2027 sembra lontano. Politicamente, a Ragusa, è già cominciato.
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