Migranti dalla Libia a Pozzallo: fermati due presunti scafisti egiziani

Due presunti scafisti egiziani sono stati fermati dalla Polizia. Un’operazione congiunta della Squadra Mobile della Questura di Ragusa e della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Pozzallo ha portato al fermo di due cittadini egiziani, ritenuti responsabili della conduzione di un’imbarcazione partita dalle coste libiche e diretta verso l’Italia con a bordo circa sessanta migranti.

Il natante, una barca in vetroresina lunga circa dieci metri, è stato intercettato al largo del Canale di Sicilia dalle unità della Capitaneria di Porto, che sono intervenute per mettere in sicurezza i migranti e coordinare le operazioni di soccorso. Tutti gli occupanti sono stati successivamente trasferiti al porto di Pozzallo, dove hanno ricevuto assistenza e sono state avviate le procedure di identificazione.

Le indagini e l’identificazione dei presunti conducenti

Le attività investigative immediatamente successive allo sbarco hanno consentito agli inquirenti di ricostruire le fasi della traversata. Gli agenti della Polizia e i militari della Guardia di Finanza hanno raccolto testimonianze tra i migranti, supportate da ulteriori riscontri di natura fotografica e operativa, che hanno permesso di individuare due soggetti di nazionalità egiziana come presunti responsabili della conduzione dell’imbarcazione durante la navigazione dalla Libia verso le coste italiane.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, i due uomini avrebbero avuto un ruolo attivo nella gestione del viaggio in mare, circostanza che ha rafforzato il quadro indiziario a loro carico.

Il fermo e le accuse della Procura di Ragusa

Alla luce degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica di Ragusa ha disposto il fermo dei due sospettati con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I due cittadini egiziani sono stati trasferiti presso la Casa Circondariale competente e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli ulteriori sviluppi investigativi.

Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e per verificare l’esistenza di eventuali reti organizzate dietro la traversata, in un contesto più ampio legato ai flussi migratori che continuano a interessare la rotta del Mediterraneo centrale.

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