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MASSIMO DENARO REGISTA RAGUSANO TRA GLI OSPITI DEL COSTAIBLEA


Reduce dal Costaiblea Film Festival, il giovane ragusano Massimo Denaro, classe 1987, regista emergente ci racconta la sua vita dietro la macchina da presa.  A Ragusa ha frequentato il liceo Scientifico Enrico Fermi ed i suoi ex compagni della sezione G lo ricorderanno sicuramente.

Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia a L’Aquila, in un corso di reportage, non la classica regia quindi.  Massimo Denaro fa il filmmaking, ovvero segue un po’ tutte le fasi della lavorazione, dalla scrittura alla  post produzione , al suono.  Al Costaiblea, invitato dal direttore artistico  Vito Zagarrio ,   Denaro ha presentato il film “ZAC – I Fiori del MALE “ , nato dal suo diploma al Centro Sperimentale ,  uno dei 13 film selezionati per rappresentare la 72a Mostra del Cinema di Venezia a Seoul. Dopo Venezia il film è stato sinora proiettato alla Casa del Cinema di Roma, a Enna, al 33° Sulmonacinema e adesso a Ragusa nell’ambito del 19° CostaibleaFilmFestival. Un lavoro sulla figura di Pino Zac, un altro siciliano, che è stato regista, attore e, sopratutto, uno dei più grandi maestri della satira d’Europa. Dagli anni ‘60 in poi tutta la Francia lo conosce per essere la penna di punta del Canard Enchaîné. In Italia coi suoi cartoni animati vince a Venezia e va agli Oscar;  nel ‘78 dalla sua lezione ha avvio Il Male e il rinascimento della satira italiana del dopoguerra. Artista geniale ma troppo scomodo, sempre contro il potere, muore prematuramente nell’85. 

“Ho fatto le riprese nell’ultima residenza di Pino Zac- racconta Massimo Denaro- un castello abbandonato, a Fontecchio, a pochi chilometri da L’Aquila. E’ il luogo, la dimora,  dove Pino Zac  fu trovato senza vita nel 1985. Un castello, vero “universo zacchiano”, in abbandono. Nel palazzo è tutto sospeso dal 1985: ogni cosa al suo posto, pennelli, colori, tavoli, libri, quadri, vestiti, letti, medicine. Tutto come fosse in attesa del ritorno del padrone di casa, uscito di fretta a comprare il giornale.    Nelle interviste ho coinvolto gli  autori satirici dell’esperienza de “Il Male”quali Valter Zarroli, Vauro, Riccardo Mannelli, Vincino, Jacopo Fo, Vincenzo Sparagna, Drahomira Biligova.”

Il giovane regista ragusano  in questo film ci fa rivivere una delle esperienze più avvincenti e vitali della satira italiana con la redazione de Il Male di cui Pino Zac è stato non solo il direttore e fondatore, ma la guida, il talent scout, capace di inaugurare una nuova stagione satirica che arriva sino a oggi.

Cosa c’è nel cassetto di Massimo Denaro? Un film legato al nostro territorio?

“ Su Ragusa molte cose si sono fatte. C’è un’altra bellissima figura che pochi conoscono, un regista, Enzo Battaglia a cui in città è stata intitolata anche una via.  Battaglia è stato uno dei più talentuosi allievi del Centro Sperimentale de L’Aquila, ai tempi di Bellocchio e della Cavani.  Poi  non si capisce perché è scomparso improvvisamente. E’ pieno di racconti il nostro territorio, è molto produttivo ma  comunque non si riesce a capire come  un documentario piuttosto che un film necessitano di determinati mezzi  senza dei quali è più difficile operare . Ma al di là di questo la volontà di raccontare c’è sempre”

 Aspettando il prossimo documentario di Massimo Denaro, per i lettori e per chi avesse la curiosità di vedere questo lavoro , qui pubblichiamo la sinossi di Zac- I fiori del Male:

Febbraio ‘78. Dopo alcuni mesi di fatiche, brindisi e denunce, il giornale satirico Il Sale chiude improvvisamente. In trattoria a Campo de’ Fiori, Pino Zac annuncia: “l‘editore mi vuole fare fuori, ma voi dovete restare”. Tutta la redazione non ha dubbi: “il giornale ce lo facciamo noi”.
Nasce Il Male, l’unico giornale a ribaltare l’operazione santificatrice della figura di Aldo Moro operata dai media ufficiali. Pino Zac non è solo il direttore venuto dal Canard Enchaîné, è la guida, il talent scout che inaugura una nuova stagione di satira italiana che arriva sino ad oggi.
Disegnatore nato a Trapani, regista de Il Cavaliere Inesistente tratto da Italo Calvino, tra un aereo e un altro Pino Zac si rifugia quando può in Abruzzo, sua vera terra adottiva.
Febbraio 2014. Nella casa-studio a Fontecchio tutto è rimasto come nel 1985, quando Zac scompare colpito da infarto a 55 anni, sepolto sotto un silenzioso manto di polvere. Perfetta metafora della sua arte colpevolmente dimenticata.