MAGNOLIA: LETTERA APERTA AL DIRETTORE DI RAGUSA OGGI

Gentile Direttore,  sono uno dì quei pochi cittadini ragusani che hanno creduto e ancora credono, malgrado tutto, nel centro storico di Ragusa superiore.

Ho speso un bel po’ di denari per ristrutturare una abitazione in C.so Italia nel tratto tra via Roma e via Garibaldi, dove ancora esistono alle spalle di questi fabbricati degli splendidi orti ben nascosti e a volte semiabbandonati, con alberi di limoni e altro che danno verde e ossigeno ad un centro storico abbandonato ed inquinato.

Orbene, anche casa mia ha un bel  giardino che ho ristrutturato, abbellito e rinnovato, il tutto rispettando pedissequamente  le autorizzazioni concesse dall’ufficio tecnico centri storici del Comune di Ragusa.

Bene,  tutti a questo punto, potrebbero complimentarsi con me (chiedo scusa per la presunzione) per ciò in cui ho creduto e ho fatto.

Ma sono qui a scrivere perché non tutti vedono le potenzialità del centro storico e non tutti vogliono salvaguardare quel poco verde che ancora esiste e resiste.

Vengo alla mia “grave colpa”  di cui mi sono ”macchiato” e per la quale le sto scrivendo.

Nella sistemazione del giardino, per abbellirlo ancora di più, ho trapiantato una bella magnolia e purtroppo, anche inconsapevolmente, non avendo spazio  di parecchi ettari, non ho calcolato bene i decimetri di distanza legale da un muro di confine dell’abitazione di una mia “affettuosa” vicina.

Bene, la mia bellissima magnolia, con i suoi profumatissimi e leggiadri fiori rischia a breve di essere “condannata a morte” per motivi legali poco validi e per motivi pratici praticamente inesistenti in quanto vedo in giro tanti altri alberi che per usi e costume locali sono piantati vicino ai muri di confine.

Ad aggravare la situazione ci ha pensato anche il Padre Eterno che nel creare le stagioni ha incluso anche l’autunno, quando, forza maggiore, qualche foglia portata via dal vento va a cadere nel cavedio della mia vicina.

Gentile Direttore, sono amareggiato e deluso, deluso anche  di non essere andato come tantissimi Ragusani ad aumentare le costruzioni in cemento armato di c.da Pianetti e Bruscè (forse avrei speso anche  meno).

Io appartengo a quel numeroso gruppo di persone, come tanti ragusani che sono nati in campagna e che allo stesso tempo conoscono bene la città.

Citta che l’hanno vissuta da piccoli nel centro storico, per giocare, andare a scuola, insomma per viverci da persone normali.

Non ritengo moralmente corretto togliere alla città un albero in un luogo dove potrebbe essere opportuno invece incentivare e sostenere gli spazi verdi, pubblici o privati solamente per il capriccio di persone che non hanno ancora capito  che il mondo in cui viviamo siamo tutti noi.

Gentile direttore le chiedo solamente di pubblicare la presente nel suo giornale, sperando almeno di sollevare nella coscienza comune dei suoi lettori qualche perplessità sul fatto che sebbene la legge è legge (dura lex sed lex) si  dovrebbe sempre  trovare il giusto equilibrio tra il diritto di tutti e la difesa di un bene comune: il mondo in cui viviamo.

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