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LOTTERIA NAZIONALE DEL MERITO
11 Set 2011 05:48
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Si continua a celebrare come ogni anno il rito del Numero Chiuso alle Facoltà universitarie del Paese con esami che vengono indicati come selezioni di merito attraverso la somministrazione di una batteria di tests di cultura generale ed altre prove di accertamento di una motivata scelta di orientamento professionale.
L’ intenzione era stata quella di disciplinare l’ateneo di massa e la disoccupazione intellettuale sbarrando ai non meritevoli,anche se privi di mezzi, il prosieguo degli studi che va garantito invece in termini ottimali e funzionali ad una ristretta elite di capaci. A monte si voleva reagire al processo di dequalificazione dell’Università di massa iniziato con la liberalizzazione indiscriminata dell’accesso agli studi universitari come conseguenza della rivoluzione del “68”.
Alla prova dei fatti si è sbagliata la diagnosi per troppa fretta e la terapia per superficialità di importazione di metodi di meritocrazia anglosassone inseguendo nell’Ateneo pubblico il mito del “privato è bello e perfetto” mentre nel pubblico tutto va a catafascio.
Quando la smetteremo di fare riforme”improvvisate” per slittamenti ideologici e stereotipi culturali senza una base condivisa di ricerche socioculturali mirate e finalizzate allo scopo che vogliamo perseguire? Alla prova dei fatti anche il numero chiuso e lo sbarramento non ha cambiato nulla nella qualità degli ingressi né nella speditezza dei percorsi e nella produzione intellettuale di risultato in termini significativi e numericamente apprezzabili. Stiamo procedendo con l’aspirina a curare febbri da cavallo e continuiamo a sfornare, con questa macchina del vuoto che è l’Università ,laureati di seconda serie al primo livello e al secondo livello e non certo per demerito degli alunni e dei docenti ma dello strano e inconcludente sistema di sbarramento e di processo.
Quando ritorneremo alla vera meritocrazia della qualità modificando percorsi di accesso e di progresso di rigore durante il corso degli studi selezionando con la fissazione di un numero necessario di esami in un anno secondo l’indirizzo e una votazione fra le due sessioni non inferiore alla media di 27/30. In questo modo senza ingiuste discriminazioni di accesso e di progresso potremmo assicurare una situazione ridotta al cuore della qualità e identità di studi e di sbocco professionale appetibile e competitivo sul mercato.
L’Invenzione del cosiddetto numero chiuso non è servita finora a granchè se non a giustificare una incapacità di governo e di organizzazione funzionale dell’Università Pubblica, nella ristrettezza delle risorse e nel blocco dei concorsi e del turn-over. I problemi sono tanti ma la leva di tutto è da ricercare nella poco nota tesi di Skinner secondo il quale, da buon neo comportamentista americano e profondo conoscitore della realtà del suo Paese, era solito dire che “sbagliando si impara….a sbagliare”.A che serve insistere sul vuoto? E’Settembre….andiamo. E’ tempo di migrare… Ora sono i neo diplomati, le nostre leve, i nostri giovani ad andare “ dove li porta il cuore”, la speranza e la possibilità. Essi vanno a “tentare” in più università, per le facoltà più impegnative come Medicina, Ingegneria, Economia etc”la lotteria nazionale del merito” sperando nella dea bendata o piena di occhi spalancati come è accaduto in diversi posti nel recente passato. Non è da dire che non si preparino adeguatamente, dopo lo sfinimento degli Esami di Stato, a superare batterie di tests in costosi corsi di preparazione e di abilitazione presso privati che a suon di migliaia di euro assicurano sull’onda del ”deja vu” un livello apprezzabile di esercitazione per poter superare la prova dei test di ammissione e l’agognata iscrizione al corso di laurea desiderato nella Università dove sarà possibile approdare. Mentre la politica governativa lascia l’Università , la Scuola e la Ricerca a costi poveracci perché , sbagliando, si ritengono nell’immediato economicamente
non produttive né in termini di lavoro ne’ in quelli del capitale materiale.
Come si vede ci sono ragioni sufficienti per illustrare il non senso di una piatta ripetizione di una inutile liturgia settembrina, costosa a vario titolo e frustrante. Ma c’è una ragione superiore quella di restituire ai giovani diplomati le chances previste dalla saggezza della nostra Carta Costituzionale per quanto riguarda il merito , la qualità e i concorsi pubblici negli articoli 3,33,34 etc…
La “liberalizzazione del numero chiuso” ormai si impone. Non è una strada conducente e producente in termini di bene comune. D’altronde basta una conoscenza scientifica delle prove cosiddette oggettive per sostenere che i tests vanno non solo validati ma non sono di per sé capace di accertare capacità personali e livelli di superiore preparazione. Inoltre chiediamoci se è serio accertare la cultura,già verificata nell’Esame di Stato e nel corso di anni di studio. Negli sbarramenti come è noto sono sempre “i capaci e meritevoli ma privi di mezzi a non avere le chiavi per entrare e proseguire. Qualcuno dirà:”Così è la vita”. Però così la pratica fa a pugni con i valori, la lettera ed il dettato costituzionale. Il presupposto imperante è sempre quello di pensare che ormai tutta la Scuola fa acqua da tutte le parti. Tutto è diverso e tutto suona uguale.
Forse bisogna inventare, più che l’ovvio, l’inedito secondo la buona tradizione italica utilizzando il nostro meglio e non importando acriticamente modelli e stimoli fuori di una ragionevole sperimentazione che è arrivata, a mio parere, al suo giro di boa. Ad esempio non suoni esagerato criticare la palude nella quale come a Vermicino stanno sprofondando, a tentoni, le speranze del Paese e dei nostri giovani nell’occhio di una crisi economica e finanziaria di lungo periodo e di pericolosa recessione che colpisce le parti deboli dell’Europa e del Mondo e le più esposte parti sociali. In queste condizioni vogliamo tagliare non solo le risorse sino all’osso per raggiungere il pareggio del bilancio dello Stato ma anche le speranze di riscatto e di promozione sociale e territoriale attraverso l’uso della nostra intelligenza e creatività che è sempre cresciuta attraverso la Scuola Pubblica (statale e non statale!) e la convergenza della Fede e della Ragione. Oggi mentre si stanno smantellando gli Atenei di provincia, nati per gemmazione più o meno clientelare degli Atenei ipertrofici metropolitani, con la ragione che è un lusso che non si può oltre sostenere con la finanza pubblica in difficoltà specie negli Enti locali del Meridione. In Sicilia con una popolazione di oltre 5 milioni di abitanti siamo fermi ai tre Mega Atenei di Palermo, Catania e Messina. Gli altri tentativi di Università più o meno privati, rischiano di subire la mannaia della ghigliottina senza tentare nemmeno una struttura dipartimentale “comprensiva” come allocazione di corsi di laurea con colleges, autonoma e riconosciuta in una riforma seria di un percorso universitario dove la cultura e la ricerca possono svolgere la funzione attesa e in certi casi sperimentata di un vero volano dello sviluppo dell’area geografica di rispetto e di vocazione.
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