LETTERA DI PEPPE CALABRESE E CRISTINA FARRUGGIO SU MARINA DI RAGUSA

Passeggiando per le strade di Marina di Ragusa, in special modo percorrendo il “nuovo” lungomare pedonale, che il nostro “caro” (visto anche quanto è costata l’opera) Sindaco Nello Dipasquale ha fatto ingrandire e ricoprire di basole, capita molto spesso di sentire cosa ne pensa la gente su quest’opera, con l’ammirazione di chi lo vede superficialmente e il disappunto di chi poi lo osserva più attentamente. È fuor di dubbio che questo lungomare non sia così ben fatto come l’Amministrazione vuol far credere. Tralasciamo in questa sede le valutazioni sull’opportunità di realizzare questa opera, per altro finanziata indebitando il Comune, in questo periodo, in cui sicuramente le priorità sarebbero state altre. Vogliamo invece far notare come, nel 2010 sia assurdo progettare e realizzare un opera del genere senza prevedere una pista ciclabile e che dal giorno dell’inaugurazione e via via di più, guardando con un po’ di attenzione le basole è facile notare che una buona parte di esse sono  rotte, senza considerare il fatto che TUTTI i tombini sono sfondati e spesso pericolosi per i cittadini, il tutto a meno di un mese dall’inaugurazione in pompa magna dello stesso. Sempre poi riguardo a questo “nuovo” lungomare vecchio, da qualche giorno abbiamo visto spuntare delle tabelle (a nostro avviso posizionate anche male) che vietano il transito nel suddetto lungomare alle biciclette a partire dalle ore 18. Questo divieto secondo noi risulta essere inopportuno e fuori luogo, soprattutto in una zona dove buona parte della gente ritiene piacevole passeggiare in sella ad una bici; infatti la particolarità della nostra zona è che specialmente negli orari del tardo pomeriggio e della sera, moltissime persone delle zone vicine (specialmente dai villaggi Casuzze, Santa Barbara, Gesuiti, Punta Secca, Caucana, Playa Grande ecc.) vengono a Marina, e non volendo usare l’auto o il motorino e visto che ancora c’è il sole, si preferisce l’utilizzo della bicicletta, in molti casi per rilassarsi dopo una giornata estiva di lavoro o di studio o per fare giocare felicemente i bambini con le loro piccole bici fuori dal traffico veicolare. Ora invece i vigili urbani dirottano tutte le persone in bicicletta su via Benedetto Brin. Finché si tratta di ciclisti amatoriali o di giovani prestanti, transeat. Ma quando anche i bambini e le loro biciclettine con le rotelle, ed i loro genitori sono costretti a districarsi nella selva di macchine e motorini, riteniamo che forse sarebbe il caso di rivedere questo divieto. Considerato che in quelle città dove mancano piste ciclabili i cittadini in bicicletta possono e devono usufruire della zona pedonale, perché l’Amministrazione Comunale di Ragusa costringe centinaia di persone ogni giorno a passare in mezzo alle macchine e alle moto con la bicicletta, bambini compresi? Che senso ha usare più di 15 vigili urbani (che tra l’altro devono sorbirsi le lamentele della gente al posto del Sindaco) per impedire alle “pericolose” biciclette di usare il lungomare, quando magari potrebbero essere utilizzati per compiti più utili? Le scelte compiute da questi amministratori verso il bene di quale Ragusa vengono fatte? Le soluzioni alternative sono almeno due: una potrebbe essere quella che aveva adottato l’amministrazione di centro sinistra, e cioè quella di destinare una parte del lungomare, delimitandola con una linea, all’utilizzo delle bici, una sorta di pista ciclabile virtuale dentro il lungomare, oppure si potrebbe più facilmente, se proprio si vuole fare un divieto, farlo scattare dalle 21 in poi, orario in cui tramontando il sole, si rientra dalla spiaggia e iniziano le “passeggiate serali”, in modo da tutelare così le esigenze di TUTTI. Rimane il fatto che tra un lungomare progettato senza prevedere piste ciclabili, tra divieti di tutti i tipi (sosta, accesso, somministrazioni, musica) Marina di Ragusa rischia seriamente di diventare privilegio di pochi fortunati che possono arrivare a piedi sul posto. Il PD ritiene che tutto ciò potrebbe causare gravi danni alla crescita economica e sociale della frazione marinara

 

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