L’ESAME E’ VICINO

 Il Presidente Napolitano ha annunciato come imminente la sua volontà di dimettersi, senza precisare nel dettaglio la motivazione che lo induce ad assumere tale iniziativa. Ci si può sforzare a indovinare la reale motivazione, non senza escludere anche quella riguardante l’età che, peraltro, porta anche bene.

Quando finì il suo settennato e si doveva eleggere il suo successore, non è stato il Presidente a chiedere ai partiti la sua rielezione. Accadde proprio il contrario. Fu pregato da tutti partiti di essere rieletto e Napolitano dimostrando un reale e concreto senso di responsabilità decise di accettare.

Ora che ci si prepara a scegliere il suo successore, i nomi dei possibili e probabili candidati sono tanti e diversi, ma l’esperienza insegna che se non c’è uno su cui possano convergere le volontà dei partiti che contribuiscono e che sono determinanti per l’elezione, buttare dei nomi tanto per fare notizia non serve proprio a niente.

Dal quarto scrutinio in poi, secondo la carta costituzionale, si richiede la maggioranza assoluta e nessun partito da solo la detiene e nessuno, peraltro, è da ritenere compatto nelle sue decisioni.

Il futuro Presidente dovrà avere e occorre che gli siano riconosciute qualità, capacità e senso di equilibrio in cui possono riconoscersi i suoli elettori. Piacere indiscutibilmente a tutti si ritiene proprio che sia impossibile. I maggiori partiti devono anzitutto trovare nel loro interno una comune volontà che allo stato non sembra proprio che possa esserci.

Il soggetto da votare dovrà essere compatibile non solo con le aspirazioni del pd m anche con quelle di Forza Italia e sempre che il partito di Grillo possa riconoscere nel candidato quella caratteristica di estraneità alla politica che per davvero è alquanto improbabile che possa esserci.

Da sempre il Capo dello Stato è stato un politico  cui sono stati riconosciuti doti di saggezza e di equilibrio idonei per essere votato e il suo ruolo è stato meno appariscente allorquando l’assetto governativo in carica ha dimostrato di possedere caratteristiche valide di operatività legislativa.

Certo, anche un candidato estraneo alla vita politica per aver speso la sua attività in altri campi può essere dotato di quella saggezza, temperanza ed alto senso delle istituzioni che si richiedono a chi per sette anni deve rappresentare per noi e nel mondo intero il capo di uno stato. Ma ciò è alquanto improbabile che possa accadere e c’è chi intravede in questa proposta partitica un’ulteriore conferma di chi vuole costantemente tenersi  fuori ed evitare qualsiasi accordo sia pur alla luce del sole.

Allo stato attuale non pare proprio che il governo possa  identificarsi pienamente con la maggioranza che lo sostiene, tanto è vero che è stato costretto a chiedere il voto di fiducia sugli ultimi importanti provvedimenti perché una minoranza di parlamentari del pd, a prescindere se a torto o a ragione, non ha mancato di esprimere valutazioni non in aderenza con il suo stesso partito. D’altra parte, ricorrere alla decretazione d’urgenza senza che ve siano i prescritti estremi della necessità e dell’urgenza significa proprio che si è in presenza di una maggioranza non proprio compatta e affidabile. Quando questo è successo in passato, il Colle è intervenuto per fare rispettare il dettato costituzionale con ciò dando senso al ruolo di garante che la Costituzione gli attribuisce.

Il recente voto  su quello che è definito Jobs Act e che riguarda il mondo del lavoro non ha trovato consenso sindacale, tant’è che si è pure proclamato uno sciopero nazionale. Ed anche l’alleato di governo Ncd non si è detto del tutto soddisfatto.

Il nuovo Presidente a qualunque formazione politica o di appartenenza o di culturale adesione per il suo curriculum personale dovrà confrontarsi con la realtà economica e politica che stiamo attraversando. Il Governo si è impegnato per il dettame europeo a non superare un certo indice di spesa rispetto al prodotto interno lordo, ad apportare delle significative riforme strutturali dell’apparato pubblico e ad incentivare tutte le iniziative che possano fare diminuire l’indice della povertà e della disoccupazione e il compito del nuovo Presidente dovrà essere quello di vigilare a che le decisioni governative e parlamentari siano conformi e aderenti alle regole costituzionali stante la netta distinzione esistente fra i due ruoli.

Non si era mai verificato nel passato che un Presidente della Repubblica fosse eletto per la seconda volta e se ciò si è verificato non nella forma ma nella sostanza ciò ha voluto chiaramente significare che in Napolitano si riconoscevano quelle doti di saggezza e temperanza di cui deve essere dotato un capo di stato. Prova ne è che nessuno ha chiesto le sue dimissioni o si è dichiarato pentito di avergli chiesto di essere rieletto. E, per quanto è dato di apprendere, nessuno ha direttamente o attraverso dichiarazioni sia pure generiche ha inteso inviare un celato invito al Presidente di dimettersi. Per regola generale chi occupa una poltrona di qualsiasi tipo cerca fin quanto può di mantenerla e in questa regola di certo non si può fare rientrare Napolitano che ha svolto il suo ruolo con dignità e vivo senso dello Stato e dichiarando di volersi dimettere ha colto tutti di sorpresa.

 

                                                                             Politicus   

    

   

 

 

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it