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Le formelle di Caltagirone, “arte minore” caduta in disuso. Si presenta il libro di Giuseppe e Beatrice Di Falco
01 Ago 2026 14:37
“Cultura e società nelle formelle di Caltagirone”. Questo il titolo del libro che sarà presentato domenica 2 agosto, alle 21, al Museo Enologos, sulla strada provinciale 4 Comiso – Mazzarrone, nei pressi dell’abitato di Pedalino. L’incontro è organizzato dall’Associazione Antea e dal Museo Enologos.
Il libro, opera di Giuseppe e Beatrice Di Falco, presenta le foto della splendida collezione dei due autori e racconta la storia e l’origine delle caratteristiche “formelle”, realizzate in ceramica di Caltagirone e in uso soprattutto nella Sicilia orientale fino alla prima metà del XX secolo e, in alcuni casi, anche in periodo successivo.
Erano utilizzate per la preparazione di docli casainghi, soprattutto per la arcinota marmellata di mele cotogne, ma le decorazioini finissime e il gusto in alcuni casi quasi barocco “raccontano la vita in Sicilia tra il Settecento e il Novecento attraverso scene di religione, lavoro e famiglia e svelano svela la storia sociale del territorio.
Opere di artigianato, definite, in qualche modo, “arte minore”, esse sono cadute in disuso nel secolo scorso, con l’arrivo di arnesi da cucina realizzati industrialmente. “Questo libro – si legge nella presentazione – le presenta sotto una luce diversa, illustrando le splendide immagini che esse racchiudono e che gli Autori hanno collezionato in oltre 46 anni di appassionate ricerche. Oltre 1000 immagini ci presentano scene di vita reale, dalla religione al lavoro, dalla famiglia alla politica, con incursioni nelle arti decorative e nelle modalità talora clandestine di utilizzo delle scritte in tempi in cui non c’era il cellulare. Sfogliare il libro dà così la sensazione di aver trovato un vecchio album dimenticato di foto del ’700/’800 che con freschezza ci accompagna a fare una passeggiata in una fiorente città siciliana, palpitante di vita, entrando nelle case popolari e nei salotti di nobili e prelati, nelle numerose botteghe dei ceramisti e partecipando nelle vie e nelle piazze alla vita di tutti i giorni”.
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