LA LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI HA PORTATO PIU’ DANNI CHE BENEFICI
09 Ott 2012 09:36
Il decreto legge n.1 del 24 gennaio 2012, poi convertito in Legge a marzo, ha consentito agli esercizi commerciali di restare aperti 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Il cosiddetto decreto “Cresci Italia” che ha dato il via alle liberalizzazioni in molti settori, tra i quali quello del commercio, avrebbe dovuto, secondo il Premier Monti, produrre nuovi posti di lavoro, ma la manodopera in negozi e ipermercati non è affatto aumentata. Nella provincia iblea, così come nel resto d’Italia(lo dimostrano le proteste di domenica scorsa in molte città italiane), a quasi un anno dall’emanazione del decreto ed in previsione della “task-force” lavorativa natalizia, si iniziano a tirare le somme.
Alcuni centri commerciali affermano che aprire ogni giorno dell’anno sia conveniente, altri commercianti (i più “piccoli”) dicono che non riescono a stare al passo con la GDO, rischiando la chiusura dell’esercizio, ed i dipendenti all’unisono sono nettamente contrari alla liberalizzazione degli orari di apertura.
Alcuni lamentano di non avere il giorno di riposo compensativo infrasettimanale, altri sono costretti a lavorare tutte le domeniche (mentre il CCNL lo vieta), alcuni dei quali senza ricevere nemmeno il pagamento del lavoro straordinario festivo. Ai problemi di natura economica vanno a sommarsi quelli di tipo sociale. Appare chiaro che il distacco dai familiari nella giornata festiva abbia conseguenze disastrose nella famiglia e nella società.
Ho chiesto, in data odierna, al Prefetto di Ragusa, ai Vescovi delle Diocesi di Ragusa e Noto, al Direttore dell’Ispettorato del Lavoro ed alla Segreteria Nazionale della Fesica Confsal di convocare un tavolo di confronto atto a redigere un consuntivo di quanto causato dal Decreto “Cresci Italia” nel mondo del commercio ibleo e nazionale. Si ritiene urgente comprendere come i “commessi” debbano affrontare il lunghissimo periodo natalizio che e’ gia’ partito domenica scorsa e finirà il 27 gennaio 2013, ovvero 16 settimane, pari a 112 giorni consecutivi di lavoro.
Il Segretario Nazionale della Fesica Confsal, Bruno Mariani, ha già concesso la disponibilità della Segreteria Nazionale per qualsiasi iniziativa da attuare a favore della tutela dei diritti dei “commessi” di tutta Italia.