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LA CROCIATA DI CROCETTA
15 Set 2013 11:29
Siamo ad un anno da quando fu innalzato il tendone del circo elettorale che dedicò la ‘prima’ alla Sicilia. Gli echi non sono ancora sfumati, complici le elezioni nazionali e quelle amministrative che hanno interessato la nostra città. Se per le seconde l’indecisione degli italiani ha portato al governo delle larghe intese, ancora condizionato dalle sorti di Berlusconi, rendendo impossibile un giudizio sugli esiti, è ancora troppo presto per giudicare il lavoro della seconda giunta grillina d’Italia, dei capoluoghi di provincia, ancora alle prese con assegnazione di deleghe assessoriali e ricerca di consulenti per la stesura di un bilancio che può costituire la vetrina dell’attuazione delle linee programmatiche sventolate in campagna elettorale.
Per quanto riguarda il Governo regionale, invece, sarebbe già tempo di poter tracciare un bilancio, anche perché ci troviamo in prossimità di una svolta che tale può essere considerata in relazione ai proclami di rinnovamento del Presidente Crocetta: entro la fine del mese assisteremo all’ingresso in Giunta di elementi direttamente scelti e indicati dai partiti, secondo prassi tradizionale della vecchia politica, senza la quale, pare, i Governi non possono andare avanti. Tutto come una volta, insomma.
Ma cosa è accaduto in questo anno ? Hanno fatto bene i siciliani ad affidarsi a Crocetta ? La risposta non è semplice, e lo si può desumere anche dalle considerazioni ondivaghe della stampa nazionale, e anche internazionale, che parlano ora di un rivoluzionario che sta mettendo sottosopra la Sicilia, ora di un consumato attore che stupisce con dichiarazioni ad effetto ma che sostanzialmente cambia e rinnova per lasciare tutto com’era.
Un’analisi dell’era Crocetta può benissimo prendere spunto dall’esame dei più importati interventi giornalistici sul presidente della Regione Siciliana.
Lanciato nell’olimpo mediatico dall’Arena di Giletti, sulla RAI, per Crocetta non era stato difficile imporsi come paladino del nuovo, del rinnovamento in nome della legalità e della trasparenza, dopo le macerie politiche e giudiziarie lasciate dai predecessori. Una serie di apparizioni che trascinavano un consenso sempre più vasto e diffuso presso ampi strati della popolazione, di fronte al quale anche i cosiddetti ‘poteri forti’ si inchinavano in una processione in onore del rivoluzionario che, partendo dalla Sicilia, sulla scia di una politica condivisa, avrebbe potuto costituire rimedio dei mali di tutto il Paese.
C’era la netta sensazione, dalle prime azioni e dai primi atti di governo, che qualcosa stava per cambiare.
Suggello di questa aria di rinnovamento, l’apertura dell’edizione on line del Washington Post che, a firma di Anthony Faiola, ha dedicato ampio spazio al presidente della Regione e alla sua crociata antimafia.
Dopo nove mesi di governo Crocetta, secondo l’autorevole foglio americano, sta conducendo la sua crociata contro il malaffare e la mafia dei colletti bianchi tenendo sotto tiro il clientelismo, il degrado e la corruzione. Ha cancellato i contratti di stato avvelenati, piazzando un giudice anti-mafia a capo di uno dei maggiori dipartimenti pubblici, spinge per una legge che aiuti a testimoniare contro i crimini di mafia, ha anche aperto dei canali di comunicazione con la Procura nazionale a Palermo, il che avrebbe portato all’apertura di 20 indagini.
Il giornale americano chiude l’articolo riportando le dichiarazioni di un procuratore aggiunto di Palermo che dice: “Ci dà un costante flusso di informazioni, chiedendo ai suoi assessori di collaborare con noi, non so dire ancora dove andrà a finire tutto ciò, ma posso dire che non si è mai visto prima qualcosa di simile da parte di un Presidente della Regione”
E in effetti le prime mosse di Crocetta fanno intravedere metodi mai visti, abbatte i fortini del malaffare della Formazione, mette sottosopra i dipartimenti, scova intrallazzi nel turismo e nei beni culturali, blocca gare milionarie nel settore della Sanità, dove ci accorge che si traccheggia non con le TAC o le strumentazioni costose ma con i pannoloni per incontinenti, per cui si mettono su appalti milionari.
Mette mano ad una riforma epocale che elimina le province, entra a gamba tesa in settori come quelli dei rifiuti, dell’acqua, delle aree industriali, della spesa dei fondi europei.
Un’onda di ammirata approvazione, che perdona anche i colpi i teatro delle nomine di Zichichi e Battiato, molto presto riviste anche alla luce dell’assoluto immobilismo che caratterizzò le poche settimane di attività degli eccellenti. Immobilismo generalizzato ad altri settori, a cui si contrappone, per ora, un composto silenzio dell’opinione pubblica e una, appena accennata, reazione delle forze politiche per tutta una serie di cambiamenti e improcrastinabili provvedimenti che stentano a definirsi.
Sventrato il fronte della formazione, si stila un Piano professionale che non fa che sostanzialmente ricalcare, per corsi e soggetti destinatari, – con uno sconto di qualche milione, – il vituperato Avviso 20.
La Sanità attende, da tempo ormai immemorabile, la nomina dei manager, il problema dei precari è stato solo rimandato, le province sono state eliminate, quel che resta è in gravi difficoltà con i bilanci, non si conosce il destino delle competenze su scuole e viabilità, ma non si conosce nemmeno il futuro della riforma affidato esclusivamente agli umori dell’Assemblea parlamentare siciliana, l’unica che potrà avallare il progetto di riforma o ricondurre alle elezioni provinciali tanto agognate da diversi strati della politica.
Di grandi progetti per il turismo non se ne parla, la cultura è messa in un angolo, operazioni tampone come quella dei cantieri di lavoro, una volta episodi marginali dell’attività di un governo, assurgono al ruolo di protagonisti dell’azione odierna.
Di nuovo, è venuta fuori la politica itinerante, l’azione di governo porta a porta, che ha toccato la nostra città e il nostro territorio (sarebbe improprio parlare di provincia): parate della Giunta, riunioni nei palazzi comunali con le amministrazioni locali, grandi promesse, assoluta disponibilità per risoluzione dei problemi ed erogazione di fondi, deliberati e da deliberare. A tirare le somme sarebbero milioni e milioni, tanti, in verità, ancora aspettano.
Uno dei più stretti collaboratori di Crocetta e strenuo difensore della sua azione di Governo, l’esponente del Megafono Antonio Malafarina, presidente dell’intergruppo “Lista Crocetta-Democratici riformisti” all’Ars, ne tutela le scelte dicendo che: “Le critiche su Crocetta sono legittime ma dimenticano le difficoltà di governo di una regione che 12 mesi fa stava per esser commissariata per dissesto. E si dimentica anche che lo spreco di denaro pubblico deriva da corruzione, malaffare e indolenza che da 30 e più anni hanno gestito le risorse della Sicilia nella complicità con mafia e mafiosi. Crocetta, come tutti gli esseri umani, avrà anche qualche incertezza ma pochi lo aiutano, Errori e ritardi ci saranno ma non è un supereroe, non è Batman e non è neanche Merlino. Però ha denunciato corrotti, ha salvato precari e formatori, ha sbloccato cantieri, recuperato fondi europei e provato ad avviare riforme. Anche quelle che riducono posti ai politici e vietano affari. E soprattutto non è solo”.
In effetti si nota che permane un’atmosfera di diffusa fiducia in quello che potrà fare, almeno permaneva fino alla notizia che ritorneranno sulla scena i ‘politici’ al posto dei tecnici che caratterizzavano la composizione della Giunta Regionale.
A loro decretare e suggellare l’efficienza di Crocetta, il rinnovamento, oppure determinare, in anticipo, la fine dell’era rivoluzionaria.
Cesare Pluchino
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